Contenuto sponsorizzato
| 01 giugno | 20:46

A 120 metri di profondità con una gamba bloccata. "E' stato allestito un punto medico nella grotta, riattivata la circolazione dell'arto e poi l'abbiamo portato fuori"

L'intervento è iniziato attorno alle 18 di domenica 31 maggio e si è concluso alle 5.40 del mattino del primo giugno con la partecipazione di 53 tecnici provenienti dal Centro della Penisola, ma anche dalla Lombardia, dal Trentino, dall'Alto Adige e dal Veneto. Il giovane speleologo, un ragazzo ligure di 20 anni, era precipitato a 120 metri di profondità e la gamba destra era bloccata da alcuni massi. "In una grotta non c'è mai niente di ordinario e, per fortuna, lui è riuscito a collaborare"

GARESSIO. Un intervento iniziato nel tardo pomeriggio di ieri, domenica 31 maggio e conclusosi alle 5.40 del mattino di oggi, lunedì 1 giugno, con l'impiego di 53 tecnici arrivati praticamente da mezza Italia (dal Centro della Penisola, ma anche dalla Lombardia, dal Trentino, dall'Alto Adige e dal Veneto) che ha inviato un disostruttore e un infermiere), con la macchina dei soccorsi "che ha girato alla perfezione, come un orologio svizzero".

 

E' stata un'operazione straordinaria e dall'altissimo coefficiente di difficoltà quella portata a termine in tempi record dal Soccorso Alpino, con la collaborazione di vigili del fuoco, carabinieri e l'elisoccorso di Azienda Zero della Regione Piemonte, per salvare uno speleologo di 20 anni rimasto intrappolato a 120 metri di profondità nella Grotta dei Cinghiali Volanti, in provincia di Cuneo.

"Quando si opera in grotta - racconta il presidente del Cnsas Piemontese Luca Giaj Arcota - di ordinario non c'è niente e, dunque, già di per sé le operazioni sono estremamente complicate. In questo caso le difficoltà erano acuite dalle caratteristiche ambientali e dal percorso, che in diversi punti è strettissimo. La macchina sei soccorsi è stata impeccabile, ogni meccanismo ha "girato" alla perfezione e poi, va detto, la fortuna ci ha assistito. Se avessimo dovuto estrarre il ferito con la barella, forse non sarebbero bastati quattro giorni per completare la procedura e, tramite micro cariche esplosive, i disostruttori avrebbero dovuto allargare diversi punti per consentire il passaggio".

 

Lo speleologo ferito, che faceva parte di una comitiva (sono stati i compagni di discesa ad allertare i soccorsi) formata da persone con grande esperienza, dopo essere precipitato per diversi metri, è rimasto bloccato con gli arti inferiori sotto alcuni pesantissimi massi. Gli amici che si trovavano con lui hanno provato subito a liberarlo, senza però riuscirvi e allora hanno lanciato l'allarme.

 

"A quel punto i tecnici si sono calati - prosegue Giaj Arcota - lo hanno raggiunto a 120 metri di profondità e, utilizzando dei cuscinetti pneumatici, che vengono impiegati in questo tipo d'interventi in grotta, sono riusciti a liberare la gamba destra. A quel punto lo hanno portato in un punto più "largo", dove avevano approntato un piccolo campo sanitario con tanto di tenda termica. I sanitari lo hanno stabilizzato, sono riusciti ad riattivare la circolazione nell'arto e, visto che l'altra gamba era in salute, in accordo con l'infortunato, è stato deciso di procedere con un'uscita assistita. L'arto infortunato è stato immobilizzato e, utilizzando una serie di manovre specifiche e sfruttando l'aiuto che il ferito poteva dare utilizzando la gamba sana, si è riusciti a farlo uscire dalla grotta, il cui ingresso - come si vede dalle immagini - è veramente strettissimo, così come tanti altri passaggi".

 

La mobilitazione è stata, è proprio il caso di dirlo, "totale", con tecnici arrivati dal Centro Italia, dalla Lombardia, dalla Liguria e dal Trentino.

 

"Il coordinamento è stato ottimo - conclude il presidente del Soccorso Alpino Piemontese -, anche con l'elisoccorso, che ha continuato - per tutto il tempo - a trasportare in quota il personale e il materiale necessario. I vigili del fuoco e i carabinieri si sono messi completamente a disposizione: è stato un perfetto esempio di collaborazione fattiva tra i vari enti di soccorso. La dinamica? Da quello che mi è stato riferito si è trattata di una fatalità e non di un errore: l'imprevisto, quando si parla di escursione in montagna, sci alpinismo o di discesa in una grotta, è sempre dietro l'angolo. I tecnici sono arrivati anche da altre regioni perché lo scenario avrebbe potuto essere ben diverso e, dunque, servivano gli specialisti. Quando serve il Soccorso Alpino accorre, anche da altre regioni".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 01 giugno | 19:59
Un'amore infinito per la musica, una moglie straordinaria che lo ha spinto (fisicamente) ad inseguire i suoi desideri e un pizzico di follia. "Una [...]
Montagna
| 01 giugno | 19:20
Ornella Conedera affida a una lettera, inviata a Radio Più, tutto il dolore e lo sdegno per la rimozione della targa posta sulla cima del San [...]
Società
| 01 giugno | 20:20
Ciclismo, tennis e verdetti taglienti nel nuovo appuntamento con la rubrica di "Sarò Franco" su Il Dolomiti. Franco Bragagna e Davide Cassani sono [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato