A 120 metri di profondità con una gamba bloccata. "E' stato allestito un punto medico nella grotta, riattivata la circolazione dell'arto e poi l'abbiamo portato fuori"
L'intervento è iniziato attorno alle 18 di domenica 31 maggio e si è concluso alle 5.40 del mattino del primo giugno con la partecipazione di 53 tecnici provenienti dal Centro della Penisola, ma anche dalla Lombardia, dal Trentino, dall'Alto Adige e dal Veneto. Il giovane speleologo, un ragazzo ligure di 20 anni, era precipitato a 120 metri di profondità e la gamba destra era bloccata da alcuni massi. "In una grotta non c'è mai niente di ordinario e, per fortuna, lui è riuscito a collaborare"

GARESSIO. Un intervento iniziato nel tardo pomeriggio di ieri, domenica 31 maggio e conclusosi alle 5.40 del mattino di oggi, lunedì 1 giugno, con l'impiego di 53 tecnici arrivati praticamente da mezza Italia (dal Centro della Penisola, ma anche dalla Lombardia, dal Trentino, dall'Alto Adige e dal Veneto) che ha inviato un disostruttore e un infermiere), con la macchina dei soccorsi "che ha girato alla perfezione, come un orologio svizzero".
E' stata un'operazione straordinaria e dall'altissimo coefficiente di difficoltà quella portata a termine in tempi record dal Soccorso Alpino, con la collaborazione di vigili del fuoco, carabinieri e l'elisoccorso di Azienda Zero della Regione Piemonte, per salvare uno speleologo di 20 anni rimasto intrappolato a 120 metri di profondità nella Grotta dei Cinghiali Volanti, in provincia di Cuneo.
"Quando si opera in grotta - racconta il presidente del Cnsas Piemontese Luca Giaj Arcota - di ordinario non c'è niente e, dunque, già di per sé le operazioni sono estremamente complicate. In questo caso le difficoltà erano acuite dalle caratteristiche ambientali e dal percorso, che in diversi punti è strettissimo. La macchina sei soccorsi è stata impeccabile, ogni meccanismo ha "girato" alla perfezione e poi, va detto, la fortuna ci ha assistito. Se avessimo dovuto estrarre il ferito con la barella, forse non sarebbero bastati quattro giorni per completare la procedura e, tramite micro cariche esplosive, i disostruttori avrebbero dovuto allargare diversi punti per consentire il passaggio".
Lo speleologo ferito, che faceva parte di una comitiva (sono stati i compagni di discesa ad allertare i soccorsi) formata da persone con grande esperienza, dopo essere precipitato per diversi metri, è rimasto bloccato con gli arti inferiori sotto alcuni pesantissimi massi. Gli amici che si trovavano con lui hanno provato subito a liberarlo, senza però riuscirvi e allora hanno lanciato l'allarme.
"A quel punto i tecnici si sono calati - prosegue Giaj Arcota - lo hanno raggiunto a 120 metri di profondità e, utilizzando dei cuscinetti pneumatici, che vengono impiegati in questo tipo d'interventi in grotta, sono riusciti a liberare la gamba destra. A quel punto lo hanno portato in un punto più "largo", dove avevano approntato un piccolo campo sanitario con tanto di tenda termica. I sanitari lo hanno stabilizzato, sono riusciti ad riattivare la circolazione nell'arto e, visto che l'altra gamba era in salute, in accordo con l'infortunato, è stato deciso di procedere con un'uscita assistita. L'arto infortunato è stato immobilizzato e, utilizzando una serie di manovre specifiche e sfruttando l'aiuto che il ferito poteva dare utilizzando la gamba sana, si è riusciti a farlo uscire dalla grotta, il cui ingresso - come si vede dalle immagini - è veramente strettissimo, così come tanti altri passaggi".
La mobilitazione è stata, è proprio il caso di dirlo, "totale", con tecnici arrivati dal Centro Italia, dalla Lombardia, dalla Liguria e dal Trentino.
"Il coordinamento è stato ottimo - conclude il presidente del Soccorso Alpino Piemontese -, anche con l'elisoccorso, che ha continuato - per tutto il tempo - a trasportare in quota il personale e il materiale necessario. I vigili del fuoco e i carabinieri si sono messi completamente a disposizione: è stato un perfetto esempio di collaborazione fattiva tra i vari enti di soccorso. La dinamica? Da quello che mi è stato riferito si è trattata di una fatalità e non di un errore: l'imprevisto, quando si parla di escursione in montagna, sci alpinismo o di discesa in una grotta, è sempre dietro l'angolo. I tecnici sono arrivati anche da altre regioni perché lo scenario avrebbe potuto essere ben diverso e, dunque, servivano gli specialisti. Quando serve il Soccorso Alpino accorre, anche da altre regioni".












