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Trento
04 maggio | 06:00

Accoglienza, emergenza senza fine: “Il sistema è al collasso”. Oltre 240 persone senza un posto letto: “Così rischiano di finire ai margini e in contesti di degrado”

Nei giorni scorsi sono stati chiusi i dormitori invernali e in poche ore le graduatorie di chi chiede un posto letto hanno registrato numeri che da tempo non si vedevano. Una situazione che va a 'premere' sull'accoglienza di bassa soglia. Per i senza dimora sono 140 le persone in attesa, un numero che supera i 100 richiedenti protezione internazionale che si sono registrati per un posto letto. A questi numeri si aggiungono 9 donne

Foto archivio
Foto archivio

TRENTO. “Il sistema è già sotto pressione e ora si trova ad assorbire un nuovo flusso di persone. La situazione rischia davvero di finire fuori controllo”. La chiusura dei dormitori invernali preoccupa le associazioni che si occupano di accoglienza e che si trovano ad affrontare un'emergenza che giorno dopo giorno diventa sempre più grave.

 

A Trento la fine dell’inverno coincide, come ogni anno, con la chiusura dei dormitori stagionali. Ed ecco allora che il 30 maggio i posti in più e le strutture attivate per mesi per affrontare il freddo sono state chiuse.

 

Negli scorsi mesi quei letti erano diventati l’ultima risposta per un numero sempre più ampio di persone. Senzatetto ma anche richiedenti asilo e migranti usciti o esclusi dai percorsi istituzionali. Richiedenti protezione internazionale che attendono da mesi una risposta. Una zona grigia che si allarga e che ora rischia di travolgere il sistema di accoglienza di bassa soglia, dalle mense ai dormitori permanenti.

 

Ogni anno si ripete lo stesso schema, si parte con le aperture invernali, si registra la saturazione delle strutture, e si arriva alla chiusura. I posti letto spariscono da un giorno all'altro ma le persone no. E in tutto questo, ancora una volta, la Provincia è assente. Nessun intervento è stato pensato per evitare che tutto questo accadesse anche quest'anno.

 

Per quanto riguarda l'accoglienza dei senzatetto, giovedì sono stati chiusi i 24 posti di Casa Baldè, il 18 posti in più della Bonomelli, i 20 posti in più di Casa San Giovanni e gli 8 posti in più del Portico a Rovereto. Accanto a questi, ad essere chiusi il 30 aprile sono stati anche i 24 posti delle Bellesini che ospitavano i richiedenti protezione internazionale e i 20 posti del dormitorio di via della Saluga che ospitava donne. Fino all'ultimo si era sperato che quest'ultimo spazio dell'accoglienza femminile potesse proseguire ma niente da fare.

 

La conseguenza di queste chiusure si è subito vista sullo sportello dell'accoglienza che raccoglie le richieste di chi cerca un posto letto. In poche ore le graduatorie si sono allungate inesorabilmente con numeri che da tempo non si vedevano. Per l'accoglienza dei senza dimora sono 140 le persone in attesa, un numero che supera i 100 richiedenti protezione internazionale che si sono registrati per un posto letto. A questi numeri si aggiungono 9 donne. Nonostante le tante richieste arrivate dalle associazioni, infatti, la Provincia non ha provveduto ad aumentare i posti letto per l'accoglienza femminile.

 

Molti richiedenti protezione internazionale, esclusi dal percorso a loro riservato perché mancano posti, si riversano sul sistema di bassa soglia che così si ritrova improvvisamente sotto pressione, chiamato a gestire un ulteriore afflusso.

 

Sono quasi 250 persone, ma il numero reale è con ogni probabilità più alto, senza un posto dove dormire, costrette a passare la notte in strada, sui marciapiedi o sotto i ponti. Persone esposte al rischio di finire ai margini, intercettate dalla microcriminalità o trascinate in contesti di degrado. Un circolo vizioso che nasce da un sistema di accoglienza depotenziato, oggi incapace di rispondere in modo adeguato a bisogni che non sono più emergenziali, ma strutturali.

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