Belluno, al via gli Stati generali: tre tavoli di lavoro per risolvere governance, spopolamento e carenza di servizi. Ma i dati sono allarmanti, soprattutto nel Feltrino
Al via “l’antefatto” per prepararsi agli Stati generali della provincia di Belluno, che si terranno in primavera: un incontro tra gli amministratori del territorio per cercare soluzioni concrete ai problemi che lo contraddistinguono. E mentre si decide di istituire, da qui a maggio, tre tavoli di lavoro, i dati presentati da Cgia Mestre non lasciano ben sperare

BELLUNO. Al via “l’antefatto” per prepararsi agli Stati generali della provincia di Belluno, che si terranno in primavera: un incontro tra gli amministratori del territorio per cercare soluzioni concrete ai problemi che lo contraddistinguono. “Il futuro si costruisce come il medico con il paziente: analizza la situazione, emette la diagnosi, crea la terapia e poi la segue, passo dopo passo. Noi siamo chiamati a questo: il paziente è il territorio, oggi pronto ad accogliere le Olimpiadi ma poi chiamato ad allungare l’effetto dei Giochi nel futuro”. Così Roberto Padrin, presidente della Provincia, introduce la Conferenza degli enti locali bellunesi, svoltasi nella mattinata di venerdì 23 gennaio a Villa Patt. Padrin ammette che per costruire questo futuro “c’è bisogno di tutte le componenti istituzionali, politiche, amministrative, sociali e produttive”, e che quello che serve è una "rivoluzione culturale, di pensiero, di impostazione”. In altre parole, “dobbiamo capire cosa vogliamo fare della governance del territorio”.
Per questo, da qui a maggio saranno costituiti tre tavoli tematici: sviluppo, governance e servizi. Dovranno riunirsi almeno tre volte, incontrare gli stakeholder e ascoltare tutte le componenti coinvolte, per redigere proposte operative concrete per il futuro del territorio - anche in collaborazione con l’Associazione artigiani e piccole imprese Mestre Cgia. Quali le necessità da affrontare? Ormai sono note: spopolamento, criticità del vivere in montagna, servizi sempre più carenti, in primis mobilità e residenzialità, ma anche le crisi industriali e le grandi questioni della destinazione d’uso dei Fondi dei comuni di confine e del rinnovo delle concessioni idroelettriche.
A confermare il quadro è la stessa Cgia di Mestre, che presenta alcuni dati. Se da un lato la provincia vanta una piena occupazione e una crescita economica del Pil e del reddito, dall’altro la situazione demografica e le proiezioni per il futuro devono porre interrogativi importanti agli enti che governano, a tutti i livelli.
Il Pil bellunese ha infatti superato gli 8 miliardi di euro, ma se alle recessioni del 2009 e del 2012 è seguita una ripresa maggiore rispetto al resto dell’Italia, dopo la crisi pandemica (che ha portato un calo di -18 punti percentuale della curva di crescita) la ripresa è stata più modesta e la crescita pari quasi a zero. Nel lungo periodo (2007-2024), il territorio vanta quindi una crescita del +4,9%, migliore rispetto al dato regionale e nazionale, che però si è arenata nel post-Covid: dal 2019 c’è un gap di Pil (-1,4%) in controtendenza con altri territori.
Inoltre, se rimane alto il Pil per abitante (sfiora i 40 mila euro), il lato demografico appare invece preoccupante non solo in termini di residenti, ma anche di demografia d’impresa. Belluno è infatti la provincia con la minore concentrazione di imprese tra i territori a confronto: dal 2019 sono cresciute Trento (+0,7%), Bolzano (+4,2%) e la Valle d’Aosta (1,5%), mentre calano Verbania, Sondrio e Belluno - quest’ultima a -5,2%. Qui ci sono appena 6,5 imprese ogni 100 abitanti: significa che c’è bassa propensione a fare impresa (a fine 2024 il numero di imprese attive era sceso sotto le 13 mila unità).
Ma il dato forse (purtroppo) più interessante è geografico. Le variazioni nel numero di imprese, infatti, appare sproporzionato sul territorio. Dal 2019 al 2024, l’Agordino ha perso il 4,3% delle imprese attive (57), il Bellunese l’8,1% (495), il Cadore il 5,8% (174) mentre il Feltrino ben l’11,6% (408): un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, quando a soffrire era soprattutto la parte alta. Lo squilibrio tuttavia è forte anche rispetto agli abitanti: l’Agordino, infatti, con il 9% della popolazione contribuisce al valore aggiunto delle imprese per il 20% del totale provinciale (oltre il doppio della popolazione - 865 milioni di euro), Cadore e Bellunese sono in linea con i residenti (il Cadore ha il 16% degli abitanti e un valore aggiunto del 13% e Belluno ha il 47% della popolazione e il 50% del valore aggiunto), mentre l’area feltrina conta il 27% della popolazione ma solo il 18% del valore aggiunto delle imprese. “Ulteriore conferma - notano - che bisogna puntare un faro sul Feltrino, perché qui ci sono fenomeni che nel tempo segnano una regressione”.
Un altro spunto da cui partire, sperando che questi tavoli non rimangano ennesimi incontri istituzionali privi di provvedimenti concreti.











