Benno e la nuova vita nel carcere di Padova: potrà lavorare e studiare. Fino ad ora nessun segno di pentimento e nessuna scusa
Il 34enne, condannato all'ergastolo, ha anche il permesso di incontrare le zie, nell'ambito di un percorso di giustizia riparativa

PADOVA. Non mostra nessun segno di pentimento. Ma ha chiesto di partecipare a un percorso di giustizia riparativa, che gli permetterà di iniziare con il lavoro e con lo studio. Oltre a poter incontrare alcuni parenti in carcere.
Benno Neumair inizierà una nuova vita. Sempre dietro le sbarre, si intende. Ma non sarà più il carcere di Montorio (Verona), bensì quello di Padova, dove è stato trasferito di recente.
Benno, condannato a due ergastoli per l'omicidio dei suoi genitori, Laura Perselli e Peter Neumair, è dunque detenuto nella casa circondariale Due Palazzi dove, verosimilmente, potrà essere impegnato in laboratori, nell'officina, o perché no, dove potrebbe trovare un “posto” nel Cup dell'azienda sanitaria.
Insomma, prova a ricominciare dalla cella, come già aveva fatto prima a Bolzano e poi a Verona dove, dopo 12 mesi di isolamento diurno, aveva ottenuto il permesso per insegnare gli scacchi. (ne avevamo parlato in QUESTO ARTICOLO)
Chi lo ha incontrato in carcere a Bolzano, parla di un ragazzo che si è adattato in fretta alla vita dietro le sbarre. “Sembra che ci si trovi quasi bene – si vociferava dalle parti di via Dante a Bolzano.
Poi vi fu il trasferimento a Montorio, e la situazione non cambiò. Anzi, acquisì, secondo le narrazioni di chi lo ha visto e seguito, ancora più sicurezza in sé.
Secondo i legali della sorella Madè, non vi è mai stato un pentimento. Mai.
Proprio nell’ambito del suo percorso di giustizia riparativa incontra circa una volta al mese due zie che hanno accettato riallacciare i rapporti ma non ha nessun contatto con sua sorella, che si è sempre rifiutata di incontrarlo. E lui non ha insistito.
Secondo gli avvocati, Neumair non solo non ha mai dimostrato di essere pentito, ma non ha nemmeno provato a scusarsi, a riconoscere le proprie responsabilità.
E forse, ipotizzano alcuni, il trasferimento nel carcere di Padova, potrebbe servire anche a questo: ad affrontare anche un percorso psicologico che lo possa portare ad avere consapevolezza di quanto fatto.
Perché fino ad ora, non è avvenuto.
Benno Neumair uccise sua madre e suo padre il 4 gennaio del 2021, nella loro casa di via Castel Roncolo 22, a Bolzano. Prima li strangolò, poi caricò i corpi in auto e li gettò nel fiume Adige. Dopo qualche ora venne denunciata la scomparsa dei due e iniziò quella che fu la grande messa in scena di Benno (alla quale credettero in pochi, pochissimi).
La prima a non credere al fratello e ad avere da subito sospettato di lui, fu la sorella Madè, che lanciò l'allarme e collaborò con le forze dell'ordine evidenziando anche quelle che erano le incongruenze mastodontiche contenute nelle dichiarazioni del fratello.
Non bastarono i depistaggi messi in atto da Benno, a confondere le forze dell'ordine, e il 30enne venne ufficialmente fermato il 28 gennaio. Il 6 febbraio il corpo di sua madre Laura venne trovato nel fiume, il 27 aprile riemerse anche il cadavere del padre Peter, a Trento.
Fu dopo il rinvenimento del cadavere di Laura Perselli che Benno confessò.
Il processo a suo carico iniziò il 4 marzo del 2022 e nel corso delle udienze si videro due versioni del giovane Neumair: la prima, quella del bravo ragazzo, in ordine, con la barba fatta, gli occhiali, il maglioncino e la camicia.
E poi la seconda, quella di un Benno sprezzante, arrogante, con la barba lunga, lo sguardo stanco e arrabbiato. Arrabbiato con tutti, con coloro che lo accusano, con coloro che gli pongono domande intorno all'omicidio.
Con chi in aula ha il compito di chiedergli “Come ha strangolato i suoi genitori?”.
“Le ho già detto che io alle domande sulle violenze non rispondo!”, disse in aula. “Ma lei, con questo atteggiamento, dove crede di andare?”, chiese addirittura il giudice.
Anche il quel caso il modo non cambiò: occhi al cielo in segno di insofferenza, e quella frase ripetuta in loop con il tono di chi è veramente scocciato: “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”, “mi avvalgo”, "le ho detto che mi avvalgo!".
La condanna fu all'ergastolo per omicidio pluriaggravato e distruzione di cadaveri. Venne riconosciuta la presenza di disturbi di personalità di tipo narcisistico, antisociale e istrionico, ma venne anche stabilito che lui fosse perfettamente in grado di intendere e volere.












