Blindata la piazza dove si accolgono i migranti, stretta sugli aiuti. Linea d'Ombra: ''Noi lì per curare i feriti e sfamare gli affamati". Il Sap: "Ripristinare la legalità"
L'inasprimento riguarda le associazioni di volontariato come “Linea d'Ombra” che da sette anni assiste e offre le prime cure ai migranti che arrivano a Trieste. La presidente: “Perché in quella piazza non possono sostare i migranti che voi chiamate clandestini? Avete fatto il deserto e lo chiamate decoro”

TRIESTE. Nei giorni scorsi la Questura di Trieste ha emesso un'ordinanza che ha disposto nuove restrizioni riguardo l'assistenza ai migranti in piazza della Libertà, nella zona della stazione ferroviaria cittadina, dove da anni trovano spazio i volontari dell'associazione “Linea d'Ombra”, che si prendono cura di queste persone, fornendo loro viveri, supporto e materiali.
L'inasprimento ha introdotto il divieto di distribuire pasti e prodotti di prima necessità ai migranti durante i fine settimana, limitando tale attività a sole due ore, dalle 18 alle 20, durante i giorni feriali.
Per questo l'intervento perentorio della Polizia volto a “blindare” la piazza, giunto a seguito di criticità legate ad episodi di violenza, ha suscitato nell'opinione pubblica reazioni contrastanti, dove non sono mancate attestazioni di solidarietà verso l'operato dei volontari, che a loro volta percepiscono la prescrizione della Questura come una prevaricazione dei diritti umani.
Il provvedimento, si legge nell'ordinanza, si applica per “prevenire ogni eventuale turbativa dell'ordine e della sicurezza pubblica al fine di garantire il regolare svolgimento delle attività di socialità, intrattenimento, svago, di libera circolazione e delle iniziative economiche che interessano capillarmente questo centro cittadino.
“Curiamo i feriti, rivestiamo gli ignudi, diamo da mangiare agli affamati – riporta in un post Lorena Fornasir, presidente di Linea d'Ombra -. Non é vangelo. É solo realtà. Siamo gli unici in strada ad accogliere, assistere, testimoniare le vite di ragazzi migranti che, a sera, giungono dai monti. Siamo sotto prescrizione oraria, è la prima volta in 7 anni. Davvero in quella che voi chiamate piazza Libertà, non possono sostare i migranti, che non sono clandestini ma che avete abbandonato in strada? Davvero Trieste rimane zitta zitta, tranne rare eccezioni, di fronte a un quadro così cupo? Avete fatto il deserto e lo chiamate decoro. Non spegnerete i nostri sogni, il desiderio di giustizia, il diritto alla cura”.
Nella giornata di oggi, 19 ottobre, è giunta la replica a Il Dolomiti da parte di Lorenzo Tamaro, segretario regionale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), che ha spiegato le ragioni concrete alla base dell'intervento perpetuato dalle forze dell'ordine.
“Credo che piazza della Libertà debba essere di tutti i cittadini e non arbitrariamente occupata – ha dichiarato Tamaro -, quindi credo che ripristinare la legalità sia stato opportuno. Giova ricordare che andare in una piazza a cucinare e somministrare del cibo senza nessun tipo di norma igienica, per giunta facendo attività politica, senza un preavviso neanche minimo alla Questura credo che sia problematico anche per la sicurezza, ma anche disagevole per tutti gli esercizi commerciali e di ristoro che ci sono nella zona. Lo Stato è un insieme di regole da rispettare, senza dimenticare che l'insieme di centinaia di persone lì assembrate ha prodotto anche degli episodi critici per la sicurezza che certamente hanno richiesto l'intervento nonché un presidio fisso da parte della Polizia”.
Sullo stesso registro si sono inserite anche le dichiarazioni diffuse attraverso i propri canali del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, il quale ha difeso le disposizioni adottate dalle autorità, individuate dal governatore come necessarie a ripristinare la sicurezza e la fruibilità della zona. “Piazza Libertà deve tornare a essere uno spazio di tutti i cittadini – ha dichiarato Fedriga -. Un luogo da vivere in sicurezza, nel rispetto delle regole. Negli ultimi mesi si sono verificati due accoltellamenti, episodi di spaccio e aggressioni, fino alle minacce contro gli operatori delle associazioni impegnate nella distribuzione dei pasti, che hanno portato alla sospensione temporanea dell'attività. A questo si aggiungono manifestazioni quotidiane svolte senza autorizzazione. Trovo inaccettabile – conclude il governatore - che alcune realtà associative trasformino la solidarietà in uno strumento di scontro politico, contestando regole necessarie per la tutela di tutti”.
Una situazione dunque ancora in evoluzione, anche perché nelle ultime ore è stata inviata al prefetto e alla questora di Trieste una richiesta di revisione di tali disposizioni da parte di organizzazioni e liste civiche, tra i quali alcuni esponenti della Lista Russo “Punto Franco”, che ribadisce come l'assistenza a persone che versano in condizioni di fragilità non può essere gestita in relazione ai locali, alle attività commerciali e alla movida cittadina.













