In centinaia in piazza per i due migranti morti nell'incendio: "Quando arriviamo qui pensiamo che il peggio sia passato ma ogni anno alcuni di noi muoiono"
La manifestazione ha visto centinaia di persone scese spontaneamente in piazza nell'unico orario in cui le forze dell'ordine consentono assembramento e assistenza ai richiedenti asilo

TRIESTE. Una piazza della Libertà gremita ha accolto nella serata del 2 novembre non solo tanti richiedenti asilo di Trieste, ma anche centinaia di cittadini e sostenitori che sono accorsi alla manifestazione per esprimere cordoglio e solidarietà nei confronti dei due migranti rinvenuti senza via poche ore prima all'interno del Magazzino 18 del Porto Vecchio (Qui articolo).
Al centro della piazza, a fianco dei volontari dell'associazione di volontariato Linea d'Ombra, un giovane rifugiato di nome Omar, un ragazzo afgano di appena 21 anni, si è fatto portavoce delle sofferenze alle quali sono sottoposti ogni giorno centinaia di persone migranti, costretti a bivaccare all'addiaccio e rischiando una fine drammatica.
Il giovane, nel suo discorso alla folla, ha denunciato una situazione ritenuta ormai insostenibile, puntando il dito contro le autorità cittadine e le forze dell'ordine.
Il ragazzo ha poi sostenuto come la situazione per i rifugiati si sia particolarmente aggravata con le recenti e stringenti restrizioni predisposte da Questura e Prefettura riguardo la possibilità di somministrare loro pasti e coperte.
“Prima della Barcolana tutti potevano stare assieme in questa piazza e scambiarsi aiuti umanitari, ora non più. Questi due ragazzi sono morti perché non hanno ricevuto da mangiare e delle coperte. Dopo quanto accaduto non capiamo perché, specie noi ragazzi così giovani, dobbiamo morire in questo modo. Quando moriamo durante la rotta balcanica è terribile, ma se non altro per la gran parte siamo consapevoli dei rischi e facciamo una scelta. Ma quando arriviamo in un paese democratico come l'Italia pensiamo che ormai il peggio sia passato. E invece ogni anno quando arriva il freddo vedo morire delle persone e continuo a chiedermi come sia possibile. Sono giovane – ha concluso -, e mi sento italiano perché sono in Italia, quelli come me dovrebbero essere il futuro di questo paese. Non sono un 'maranza', sono solo un rifugiato”.
Le parole di Omar, erano state precedute da quelle di Gian Andrea Franchi, fondatore di Linea d'Ombra.
“Siamo qui da tanti anni e attorno a noi si è formata una comunità – ha esordito Franchi -, che ci da una mano con i beni necessari ad aiutare queste persone. Una comunità che si è unita per il senso di accogliere i profughi della rotta balcanica che rifiutano la violenza dei confini e che reclamano il diritto di libertà di movimento, che è diritto di vita”. Il presidio spontaneo, avvenuto dalle 18.30 alle 20, ha ricalcato la nuova finestra temporale quotidiana concessa dalle forze dell'ordine per l'assistenza ai richiedenti asilo, e si è stretto nel dolore per i due giovani morti nella notte tra domenica 1 e lunedì 2 novembre, lui di nazionalità marocchina e lei italiana, a causa di un incendio divampato nell'hangar del Porto Vecchio dove avevano trovato riparo, e dopo che avevano acceso un fuoco che potesse scaldarli dalle rigide temperature notturne (Qui articolo).













