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FVG
02 novembre | 11:11

Migranti morti tra le fiamme, l'ufficio rifugiati Ics: "Ammazzati dal sistema". Il sindaco: "Non capiscono che bisogna portarli via tutti, non abbiamo gli spazi"

Ancora ignota l'identità delle due vittime, che potrebbero essere persone arrivate da poco in città. Il presidente di Ics accusa: "Decine di posti nei centri di accoglienza restano vuoti". Il sindaco dopo l'incontro con Piantedosi: "Non basta trasferire 60 migranti a settimana, bisogna portarli via tutti"

Migranti morti tra le fiamme, l'ufficio rifugiati Ics: "Ammazzati dal sistema"

TRIESTE. “Non abbiamo ancora certezze su chi potessero essere le due vittime dell'incendio di questa notte, e l'ipotesi iniziale che si trattasse di una coppia è dubbia perché le coppie di persone di cui abbiamo contezza non risultano coinvolte. Pensiamo tuttavia, in attesa di conferme, che potesse trattarsi di due persone appena arrivate a Trieste. Siamo di fronte a una tragedia costruita, queste persone sono morte ammazzate dal sistema”.

 

Questo l'amaro commento che Gianfranco Schiavone, presidente dell'ufficio di accoglienza per i rifugiati “Ics” di Trieste, ha rilasciato a Il Dolomiti nella mattina di oggi, 2 novembre, a seguito della morte di due persone rimaste intrappolate da un incendio scoppiato in uno degli stabili del Porto Vecchio. Il fuoco era stato verosimilmente acceso all'interno degli edifici fatiscenti per riscaldarsi dal freddo e dalla Bora che in questi giorni attanaglia la città. Schiavone ha quindi definito come questo drammatico episodio sia l'ennesimo risultato di un sistema che prevede di “lasciare volutamente le persone per strada”, ignorando i diritti dei quali dispongono.

 

“E' un sistema che funziona di fatto attraverso l'abbandono di queste persone – sostiene Schiavone -. Ai migranti viene lasciato un foglietto su carta intestata dalla Questura ma con riportata una data di un appuntamento che rimanda a circa tre mesi dopo. In questo documento non è specificata la natura di questo appuntamento e soprattutto non viene riportato il fatto che queste persone sono dei richiedenti asilo. In questo modo la legge sull'accoglienza viene abilmente aggirata, perché nel riconoscimento dello status di richiedente asilo essa prevede accoglienza immediata anche nelle more della procedura. Al contrario Questura e Prefettura 'fingono' che non si tratti di richiedenti asilo lasciando le persone all'addiaccio per mesi. Il risultato è che decine di posti nei centri di accoglienza rimangono vuoti, nel solo Ics abbiamo circa 70 posti vuoti”.

 

A stretto giro è arrivata anche la replica del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, già a colloquio la settimana scorsa col ministro dell'interno Matteo Piantedosi, al quale ha presentato i ragguagli sulla drammatica situazione del Porto Vecchio. “Non appena ho visto che si accendevano fuochi in Porto Vecchio mi sono precipitato dal ministro Piantedosi lo scorso venerdì – esordisce a Il Dolomiti Dipiazza -, perché la gravità della situazione era chiara. Ho riferito al ministro che non basta più trasferire 60 migranti a settimana, ma che bisogna portarli via tutti. Fortunatamente ha capito e mi ha risposto che entro fine mese saranno trasferiti tutti. Si rende conto che Trieste è una città di confine, e non è possibile affrontare la situazione in modo analogo ad altre parti dell'Italia. A Lampedusa se facevano posto per cinquecento persone ne arrivavano in mille, se lo facevano per mille arrivavano in duemila e così via. Lo stesso accadrebbe da noi ed è una cosa che non posso permettere che avvenga”.

 

Nel frattempo l'emergenza è ancora in corso nonostante lo spegnimento delle fiamme e le bonifiche dei vigili del fuoco. Sul posto continua l'attività anche delle forze dell'ordine e altre persone sono state notate aggirarsi all'interno dell'ex magazzino già compromesso dall'incendio la scorsa notte, ed è possibile che siano bloccate all'interno dai crolli dei soffitti che ci sono stati.

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