Colto da malore in un magazzino, morto migrante 43enne. Il centro rifugiati: "È stato lasciato al suo destino"
Il migrante era stato ritrovato da alcuni connazionali che hanno poi subito lanciato l'allarme, poi il peggioramento delle condizioni e la morte. Il presidente dell'ufficio rifugiati Ics Gianfranco Schiavone: "Questa persona avrebbe avuto diritto ad essere sistemata in accoglienza e ricevere un'assistenza sanitaria che non ha potuto avere"

TRIESTE. È morto il migrante nepalese di 43 anni che era stato trovato privo di conoscenza sabato scorso nei magazzini del Porto Vecchio a Trieste.
Le sue condizioni, giudicate estremamente gravi fin dai primi momenti - in cui l'uomo era stato ricoverato all'ospedale di Cattinara per un arresto cardiaco causato da embolia polmonare passiva, ed era stato alimentato tramite respirazione artificiale - sono ulteriormente peggiorate e ieri pomeriggio ne era stata constatata la morte cerebrale.
Questa mattina è arrivato il duro commento del presidente dell'ufficio rifugiati Ics Gianfranco Schiavone che, raggiunto da Il Dolomiti, ha dichiarato: “Questa persona avrebbe avuto diritto ad essere sistemata in accoglienza e ricevere un'assistenza sanitaria che non ha potuto avere, era stato visto da un ambulatorio medico di volontari che fa quel che può. E' stato lasciato al suo destino. Credo che questo episodio faccia parte della strategia della deterrenza da parte delle autorità volta a scoraggiare l'immigrazione, l'obbiettivo è la deterrenza”.
L'emergenza umanitaria che va in scena in Porto Vecchio a Trieste assume così proporzioni sempre più drammatiche, trattandosi infatti del secondo migrante che perde la vita da poco più di un mese ad oggi nella sola Trieste dopo il caso di Hichem Billal Magoura, trovato riverso a terra senza vita lo scorso 3 dicembre, sempre all'interno dei magazzini abbandonati dell'ex scalo asburgico.
Nei giorni scorsi il confronto sulla gestione del fenomeno migratorio si è acceso nei toni, con l'Ics da un lato, che mantiene la linea della dura critica nei confronti del lavoro della polizia sul territorio, e il sindacato di polizia dall'altro, che ha invece replicato con fermezza e sottolineato l'impegno profuso dalle forze dell'ordine.
Una posizione, quella dell'Ics, criticata anche dall'assessore regionale alla sicurezza e all'immigrazione Pierpaolo Roberti, definendo le critiche “sciacallaggio politico”.
Proprio oggi l'assessore Roberti ha inoltre annunciato, attraverso una nota diffusa nei canali ufficiali della regione, l'arrivo di ulteriori 124 tra agenti e ispettori impegnati nella Polizia di frontiera sul territorio regionale, in seguito alla ricezione del il Piano nazionale degli incrementi del personale della Polizia di Stato relativo al periodo gennaio-marzo 2026.
Resta così aperta, tra polemiche istituzionali, carenze strutturali e interventi annunciati, una ferita che a Trieste inizia a misurarsi non solo sui numeri dei flussi ma anche sulle vite di chi continua a vivere fuori dal sistema e paga il prezzo più alto di una gestione ancora irrisolta.












