All'ex convento dei Cappuccini ecco le Cucine Popolari, non una mensa ma un ristorante per ''creare relazioni''. "La formula? Mangia ciò che vuoi, dona ciò che puoi"
Negli spazi che un tempo erano legati all'attività di padre Fabrizio Forti, il frate che qui preparava pasti e pacchi alimentari destinati alle persone più fragili, ai poveri e ai migranti senza casa, ora ha preso vita una nuova iniziativa. Cucine Popolari apre le sue porte il sabato a pranzo. Gabriele Moser: "Qui sedersi a tavola significa prima di tutto condividere un momento e costruire relazioni"

TRENTO. C'è un luogo, a Trento, dove la solidarietà ha una storia lunga. È quello dell'ex convento dei Cappuccini che dal 2023, dopo la decisione dei religiosi di lasciare la città, è diventato il cuore pulsante dell'accoglienza Trentina.
Qui nel corso degli anni hanno trovato spazio diverse associazioni, dal Centro Astalli con Casa Shalom, il dormitorio con 35 posti per i richiedenti protezione internazionale, alla Scuola Penny Wirton di Trento con l'importante lavoro portato avanti per insegnare l'italiano in maniera gratuita ai migranti.
Ed è proprio tra queste vecchie mura del vecchio convento in via della Cervara che risalgono alla metà del 1800, che ha preso forma negli scorsi mesi un nuovo progetto, quello delle Cucine Popolari ridando vita all'ex mensa dei Cappuccini.
Stiamo parlando proprio degli spazi che un tempo erano legati all'attività di padre Fabrizio Forti, il frate che qui preparava pasti e pacchi alimentari destinati alle persone più fragili, ai poveri e ai migranti senza casa. Oggi, proprio in quegli ambienti, quella tradizione di attenzione alle persone trova una nuova forma.
“Abbiamo aperto per la prima volta il 20 giugno portando a Trento un'esperienza che avevamo conosciuto a Cesena durante un viaggio e che ci è subito piaciuta” ci spiega Gabriele Moser, uno dei promotori del progetto attorno al quale stanno lavorando una cinquantina di volontari.
Un'iniziativa che da un lato recupera la vocazione solidale di questi vecchi spazi, ma con una formula nuova: non una mensa, bensì un ristorante sociale aperto a tutti, dove sedersi a tavola significa prima di tutto condividere un momento e costruire relazioni. Non si prenotano i posti e soprattutto nessuno mangia da solo perché ci si siede accanto a chi capita e in questo modo nascono conversazioni e relazioni anche intergenerazionali.

“Un ristorante sociale aperto a tutti – ci racconta Gabriele – e non una mensa perché l'obiettivo non è solo la bassa soglia, la prima accoglienza, ma in generale quello di puntare sulle relazioni che si possono raggiungere attraverso il cibo di qualità e la cura dei dettagli”.
Non ci sono tavoli riservati a due persone: alle Cucine Popolari dell'ex Convento dei Cappuccini, dominano le grandi tavolate, attorno alle quali si ritrovano persone di ogni estrazione sociale e provenienza, unite dalla condivisione dello stesso pasto. A sedersi fianco a fianco sono persone in difficoltà economica, pensionati, studenti e liberi professionisti. Un intreccio di storie e generazioni diverse, in cui le distanze sociali si accorciano davanti a un piatto caldo. “Alla fine chi può contribuisce economicamente attraverso un'offerta libera” continua Gabriele Moser riprendendo il motto: "Mangia ciò che vuoi, dona ciò che puoi".
Non ci sono posate e piatti di carta. C'è una forte attenzione a tutti i particolari e all'ambiente che viene ricreato per renderlo più accogliente possibile. “Le tovaglie sono state realizzate da noi, vengono usati piatti di porcellana e i bicchieri sono di vetro. Tutte le tavole sono poi decorate con un vaso di fiori” spiega Gabriele.
Al momento le Cucine Popolari di Trento preparano il pranzo del sabato dalle 12.30 alle 14.30 e si sostengono attraverso il lavoro di volontari. La dispensa viene riempita grazie alle donazioni del Banco Alimentare del Trentino Alto Adige e di Trentino Solidale per i prodotti più freschi. Il prossimo anno ci sarà anche un importante progetto in collaborazione con Poli.
A sostenere l'iniziativa, però, è anche un sistema di autofinanziamento. Una parte dell'acquisto del cibo viene, infatti, coperto attraverso le quote associative, versate all’associazione che porta lo stesso nome dell’iniziativa. Un modello di gestione condivisa che permette di garantire continuità al servizio. “Offriamo un menù interamente vegetariano – precisa Gabriele Moser – ed è una chiara scelta di rispetto ambientale da un lato e di semplicità per non dovre creare troppe alternative”. L'intero menù viene realizzato, fra l'altro, grazie alle cucine che sono state donate dal comando della Guardia di Finanza dell'Alto Adige.
La cucina di padre Fabrizio Forti e gli spazi che un tempo accoglievano famiglie in difficoltà o senzatetto emarginati, torna così a vivere diventando uno spazio di solidarietà, di incontro, di dialogo e relazione. Si raccoglie così idealmente quel testimone reinterpretando. Non soltanto distribuendo cibo a chi ne ha bisogno, ma soprattutto facendo in modo che persone diverse possano incontrarsi e conoscersi attorno a una tavola.













