Fugatti pizzaiolo per un giorno: "Meglio se continuo a fare il presidente". A Trento apre la pizzeria 'Tavolo 27' con il coinvolgimento dei detenuti, il lavoro diventa riscatto
Nel locale, una squadra di professionisti della ristorazione lavora al fianco delle persone inserite nei percorsi di reinserimento - in regime di semilibertà, articolo 21- tirocinio o misura alternativa, accompagnate ogni giorno da un tutor aziendale. La proposta si articola in due momenti. A pranzo, per i lavoratori della zona industriale e per chi è di passaggio a Trento Nord, con formule semplici e accessibili. Alla sera, il ristorante e la pizzeria propongono un menu più ampio per famiglie, gruppi e cene aziendali

TRENTO. Un luogo nel quale persone provenienti da percorsi di esecuzione penale possono formarsi, lavorare insieme a professionisti della ristorazione e costruire nuove opportunità per il proprio futuro. Si chiama “Tavolo 27”, dall’articolo 27 della Costituzione che sancisce il senso di umanità e la finalità rieducativa della pena, il nuovo ristorante-pizzeria che aprirà a breve i battenti a Spini di Gardolo. Lo spazio è quello realizzato dalla Provincia autonoma di Trento accanto alla Casa circondariale di Trento, nell’ambito del Distretto dell’economia solidale che vede assieme istituzioni, Terzo settore, imprese, associazioni di categoria e territorio.
Si tratta di un esercizio commerciale aperto alla cittadinanza, ai lavoratori della zona industriale, ai cicloturisti della vicina ciclovia dell’Adige (itinerario Eurovelo 7) e alle famiglie, ma soprattutto un luogo nel quale persone provenienti da percorsi di esecuzione penale possono formarsi, lavorare insieme a professionisti della ristorazione e costruire nuove opportunità per il proprio futuro.
Nel locale, una squadra di professionisti della ristorazione lavora al fianco delle persone inserite nei percorsi di reinserimento - in regime di semilibertà, articolo 21- tirocinio o misura alternativa, accompagnate ogni giorno da un tutor aziendale. A regime potranno collaborare contemporaneamente 6-8 persone.
Ad essere coinvolti in primo luogo sono i detenuti impegnati nei corsi di formazione intramurari dell’Istituto Alberghiero di Levico Terme, selezionati in collaborazione con la direzione della casa circondariale: potranno tradursi in tirocini di inclusione sociale, in tirocini di formazione e orientamento o in assunzioni dirette. Al termine del percorso, Spinipizza Impresa Sociale potrà rilasciare un’attestazione delle competenze acquisite. La produzione agricola all’interno delle mura del carcere, già operativa, fornisce materie prime alla cucina; i laboratori esterni di trasformazione le valorizzano e trasformano, portandole fino ai piatti che i clienti trovano in tavola.

Altre realtà del terzo settore contribuiscono con lavorazioni, materiali ed elementi destinati al locale e al suo allestimento. Il locale diventa quindi una “vetrina”, un modo per mostrare la filiera e il valore di quanto si produce. “Dal seme al piatto”, dal dentro al fuori, è l’immagine semplice che racconta questa connessione e il cammino che compiono le persone.
La proposta si articola in due momenti. A pranzo, per i lavoratori della zona industriale e per chi è di passaggio a Trento Nord, con formule semplici e accessibili. Alla sera, il ristorante e la pizzeria propongono un menu più ampio per famiglie, gruppi e cene aziendali; alcune serate della settimana saranno dedicate a iniziative a tema sociale e culturale, come presentazioni di libri, incontri, collaborazioni con realtà del territorio. Il locale sarà quindi aperto dal lunedì al sabato all’ora di pranzo e dal giovedì al sabato per aperitivo e cena.
“Un ponte tra chi ha avuto meno fortuna e chi deve garantire le opportunità di ripartenza”. Ha usato queste parole l'ex procuratore ed oggi difensore civico Sandro Raimondi all'inaugurazione dei nuovi spazi di “Tavolo 27”, realizzati dalla Provincia autonoma di Trento e gestiti da Spinipizza nell’ambito del progetto del Distretto dell’economia solidale per il reinserimento sociale delle persone in esecuzione penale.
Era stato proprio Raimondi, negli scorsi anni, ad avere questa importante intuizione, come ricordato il governatore Maurizio Fugatti. “L’iniziativa di Tavolo 27 e dell’impresa sociale Spinipizza rappresentano un passo avanti che il Trentino compie sul fronte del reinserimento. Grazie all’idea iniziale dell’allora procuratore capo della Repubblica di Trento, Sandro Raimondi, oggi difensore civico, condivisa dalla Provincia e da tutte le realtà coinvolte, il progetto punta a offrire una concreta opportunità di reinserimento lavorativo a coloro che comunque dovranno scontare la propria pena, nel rispetto dei doveri connessi alla giustizia. Un progetto innovativo e pilota per altri territori, realizzato grazie a un’unità d’intenti. Auspico quindi che la comunità risponda e, allo stesso tempo, auguro buon lavoro a tutti coloro che opereranno qui, costruendo un tassello del proprio percorso di reinserimento professionale e sociale”.
Sui social il governato ha sottolineato come il lavoro non sia soltanto un’occupazione: “è una possibilità concreta per ripartire e costruire il proprio futuro”. E ancora: “Ho provato a fare anche io il pizzaiolo…diciamo che per ora è meglio se continuo a fare il presidente”.

Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, ha evidenziato il valore rieducativo del progetto e il suo obiettivo di inserirsi positivamente nella comunità, ricordando inoltre il prossimo svelamento della targa dedicata a padre Fabrizio Forti, già cappellano del carcere.
La commissaria del governo Isabella Fusiello ha sottolineato il valore dell’iniziativa come strumento di promozione del lavoro e quindi di dignità e riscatto sociale. “È un’opportunità per valorizzare la persona che nella propria vita ha sbagliato, nel rispetto dei principi dell’articolo 27 della Costituzione. Un’occasione anche per ridurre la recidiva e garantire maggiore sicurezza a tutta la comunità”. Mentre il garante dei diritti dei detenuti, Giovanni Maria Pavarin, ha ringraziato quanti hanno raccolto la sfida del progetto. “Vedere concretizzarsi il diritto al lavoro in ambito carcerario è un evento sicuramente positivo. La rieducazione è uno dei perni del trattamento penitenziario. Il lavoro non è solo strumento di risocializzazione di chi ha sbagliato, ma può anche servire come occasione di ‘rieducazione della società civile’. Venendo qui i cittadini vedranno al lavoro persone che spesso i mass media ci indicano come pericolose o cattive. Sarà a mio avviso un’occasione per ricredersi”.
Lorenza Omarchi, in rappresentanza del Tribunale di sorveglianza, ha evidenziato infine come iniziative di questo tipo distinguano il territorio. “È un bellissimo contenitore da riempire e animare, anche con la presenza delle persone detenute, che hanno la responsabilità di dimostrare la volontà di cambiare. Il lavoro è un vero motore di cambiamento e un’occasione per dimostrare che questa volontà è concreta”.













