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Belluno
10 febbraio | 17:28

Hydro, i vertici spostano la produzione a Ornago. La furia dei sindacati: “Finisce la tregua: dopo il vertice a Roma decideremo coi lavoratori la mobilitazione”

Dopo il secondo incendio che ha interrotto l’attività allo stabilimento feltrino di Hydro e in vista dell'incontro al Ministero di domani, i sindacati intervengono nuovamente per denunciare il trasferimento delle matrici produttive presso lo stabilimento di Ornago a Milano annunciato dall’azienda

FELTRE. “La nostra posizione è chiara: allo stato attuale, a partire dal 12 febbraio decadono gli impegni di tregua, visto che Hydro non ha fornito alcuna garanzia concreta per il futuro dei lavoratori e delle lavoratrici, disattendendo ogni impegno preso nelle sedi istituzionali”. È netto il giudizio dei sindacati verso l’azienda norvegese, che a poche ore dal secondo tavolo con il governo sposta la produzione nel sito milanese.

 

Si terrà infatti domani, 11 febbraio, l’incontro al Ministero delle imprese e del made in Italy tra le parti interessate. Già ieri, Fim-Cisl e Fiom di Belluno, unitariamente dalle Rsu aziendali, erano intervenute per denunciare la situazione seguita agli incendi avvenuti nel sito, con la possibilità di ricorrere per 10 settimane alla cassa integrazione (qui l’articolo).

 

“Lo scenario che ci troviamo a fronteggiare - aggiungono ora Stefano Bona (Fiom Belluno) e Mauro Zuglian (Fim-Cisl) - è radicalmente mutato rispetto agli accordi. A seguito della comunicazione del 29 novembre con cui l’azienda dichiarava la volontà di chiudere lo stabilimento, era stato intrapreso un percorso istituzionale condiviso con Regione e Ministero. Hydro si era impegnata a non avviare procedure unilaterali fino all’incontro dell'11 febbraio, a nominare un advisor per la reindustrializzazione, a mantenere gli impianti in efficienza e a garantire la continuità produttiva, senza trasferire nulla al di fuori del perimetro aziendale se non il prodotto finito”.

 

Su questo i sindacati hanno ribadito più volte la loro posizione, ma la situazione sembra essere mutata. “Ci presentiamo al Ministero con uno stabilimento non operativo - sottolineano - con la produzione interrotta e i lavoratori in cassa integrazione. Fatto ancor più grave, apprendiamo che l’azienda ha deciso in maniera unilaterale di trasferire le matrici produttive presso lo stabilimento di Ornago. Questo smaschera la vera strategia di Hydro verso gli interlocutori: agli investitori ha garantito risparmi futuri e aumento dei margini attraverso la chiusura dei siti, ai clienti ha assicurato la continuità delle forniture spostando le commesse altrove, mentre nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori gli impegni sono disattesi”.

 

Sembra dunque già avviato il destino dello stabilimento feltrino, per il quale la richiesta emersa durante il primo incontro a Roma era di mantenere invece la piena produttività così da non disincentivare eventuali investitori che vogliano subentrare. “Il trasferimento delle matrici e il fermo prolungato degli impianti - proseguono Bona e Zuglian - non sono dettagli tecnici, ma atti che pregiudicano il futuro del sito. Questo svuotamento di fatto rende la discussione sulle procedure di legge una mera formalità burocratica, privando il territorio e le maestranze di qualsiasi potere contrattuale”.

 

“La richiesta di cassa integrazione fino a fine febbraio - proseguono ancora - appare come l'anticamera di un punto di non ritorno che non intendiamo avallare. Non rimarremo dunque inermi di fronte a questo atteggiamento predatorio, pertanto convochiamo l’assemblea dei lavoratori per il 13 febbraio e, alla luce dell'esito dell'incontro ministeriale, decideremo con i lavoratori e le lavoratrici delle iniziative di mobilitazione necessarie”.

 

E responsabilità è chiesta anche dalla sindaca Viviana Fusaro, che in vista del vertice al Ministero ribadisce la necessità di scelte “certe e coerenti”. “Servono - afferma - un piano immediato per la messa in sicurezza e la ripresa delle linee produttive, con tempi certi e verificabili, e un progetto chiaro per la cessione. È il momento di pensare a una strategia industriale che metta al centro competenze, innovazione e lavoro stabile: gli incendi non devono rallentare l’iter che stiamo portando avanti da mesi per garantire un futuro allo stabilimento”.

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