"Il palo troppo vicino, sei in aria e non puoi far nulla", Paolo De Chiesa analizza l'incidente di Lindsey Vonn: "La storia di Cortina è iniziata a Crans Montana"
Da trent'anni opinionista Rai e una delle voci tecniche più apprezzate del panorama giornalistico italiano, Paolo De Chiesa, analizza il terribile incidente di Lindsey Vonn sull'Olympia di Tofane

CORTINA D'AMPEZZO. "In quel caso è ineluttabile: non puoi difenderti e devi subire l'impatto tremendo". Paolo De Chiesa, da trent'anni opinionista Rai e una delle voci tecniche più apprezzate del panorama giornalistico italiano, spiega il terribile incidente di Lindsey Vonn sull'Olympia di Tofane (Qui articolo). "A me personalmente rimane la tristezza e il dolore per l'epilogo della storia di questa atleta che ha avuto tanto, tanto, coraggio".
La storia di Lindsey Vonn "inizia da lontano e smette a 34 anni", dice De Chiesa. "L'ultima gara a Cortina il 30 gennaio 2019 sulla pista tanto amata: 12 vittorie, 6 in discesa e 6 in superG. La seconda vita le sta stretta, dopo 6 anni decide di tornare e fa cose strabilianti, arriva anche sul podio nelle ultime competizioni in America. Quest'anno va oltre l'immaginabile perché su 7 gare fa 6 podi con due vittorie e un quarto posto a St. Moritz come peggior risultato".
Poi arriva Crans Montana. "Un calendario insensato perché a tre giorni dalle prove della discesa delle Olimpiadi a Bormio e Cortina si sarebbe dovuto prevedere una gara di gigante e slalom. Decide di partire: giornata uggiosa, luce piatta, neve un po' infida. Gara regolare. Cadono due davanti a lei che ha il numero sei, lunga interruzione, poi parte a spron battuto, e sul salto, un passaggio delicato dopo la partenza, si sbilancia, atterra sbilenca, il ginocchio sinistro che va in iperflessione e contemporaneamente ha una lieve torsione: situazione ideale per rompersi il crociato, dicono gli ortopedici".
E qui, prosegue De Chiesa, comincia la storia di Cortina. "Iniziano a insinuarsi dei dubbi tra le atlete sue avversarie, molti ortopedici intervengono con pareri contrastanti, ma non si è mai visto nessuno e nessuna presentarsi due giorni dopo la rottura di un crociato in palestra a sollevare in squat dei pesi, tantomeno cinque giorni dopo presentarsi sull'Olympia delle Tofane per le prove, sciando benissimo, andando via dal traguardo senza zoppicare minimamente con un tutore su questa gamba sinistra senza crociato. La gamba destra è conciata per fatti suoi perché, come si sa, Lindsey Vonn ha una protesi parziale in quel ginocchio".
Con un tutore "il ginocchio senza crociato non può comunque essere stabile come un ginocchio sano e il ginocchio ha un'importanza fondamentale nella guida degli sci perché opera in un range di pochi millimetri nella correzione di una traiettoria, nell'impostazione della traiettoria stessa e così via".
E' comunque al cancelletto di partenza. "Pochi secondo dopo il via, in quella diagonale e in quella compressione, chiude troppo la curva, guarda caso sulla gamba sinistra, quella del crociato rotto. Per carità si può sbagliare la traiettoria, stringendola troppo come è successo a Federica Brignone l'anno scorso anche con le ginocchia sane, però siamo nel campo delle ipotesi. Fatto sta che si trova questo palo in faccia".
Gli sci sono a posto e non inforca, "sono a debita distanza, però il corpo è molto sul palo, avanza le braccia per ripararsi dall'impatto e sposta il braccio destro aprendolo per spostarsi proprio dalla traiettoria perché il palo finirebbe sul viso. Fa la manovra con un centesimo di anticipo e il braccio destro va a inforcare la porta. Purtroppo in quel punto siamo per aria, un salto in diagonale, gli sci non hanno un ancoraggio e non sono vincolati al terreno, quindi quella forza in gioco, in questo caso rotatoria, va in rotazione completamente e non puoi far niente, non puoi difenderti, non puoi appoggiarti da nessuna parte. E' ineluttabile: devi subire l'impatto tremendo che è arrivato puntualmente. Ci saranno considerazioni e opinioni del senno del poi. A me personalmente rimane, la tristezza e il dolore per l'epilogo per la storia di questa atleta che ha avuto tanto tanto coraggio", conclude De Chiesa.











