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Trento
31 marzo | 10:56

Inchiesta ‘Sciabolata’, chiuse le indagini sul caso Grand Hotel Imperial: accuse di corruzione e bando ‘su misura’, nei guai ex vertici di Patrimonio del Trentino

Nei giorni scorsi è arrivato l'avviso di conclusione delle indagini all'ex presidente di Patrimonio del Trentino Andrea Villotti, al direttore Michele Maistri, a Rocco Bolner responsabile dell'area legale del braccio operativo patrimoniale della provincia e al commercialista Andrea Pilati

TRENTO. Sono state chiuse le indagini relative ad un filone dell'inchiesta “Sciabolata” che si sono concentrate sul caso dell'aggiudicazione del Grand Hotel Imperial di Levico Terme.

 

Nei giorni scorsi, infatti, l'avviso di conclusione è arrivato all'ex presidente di Patrimonio del Trentino Andrea Villotti, all'allora direttore Michele Maistri, a Rocco Bolner responsabile dell'area legale del braccio operativo patrimoniale della provincia e al commercialista Andrea Pilati.

 

L'inchiesta “Sciabolata”
L'inchiesta "Sciabolata" ha scosso e travolto parte dell'imprenditoria trentina con misure restrittive della libertà personale nei confronti di 37 persone (quando le indagini sono state rese pubbliche sono state 18 le persone finite in carcere, 2 agli arresti domiciliari, 13 divieti di dimora e 3 obblighi di dimora nella provincia di Trento, 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), per reati contro la pubblica amministrazione, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. E con il sequestro di beni e denaro che si aggirava sui 12 milioni di euro.

 

In questa operazione è risultata coinvolta, in particolare, la famiglia di imprenditori Agostini, titolari e punto di riferimento di diversi locali, ristoranti e hotel del territorio. In questo contesto nei guai anche l'ex presidente di Patrimonio del Trentino.

 

Il filone sul Grand Hotel Imperial di Levico Terme
La Procura di Trento ha chiuso le indagini su uno dei filoni in cui era stata divisa l'inchiesta. Parliamo di quello dell'aggiudicazione, poi sfumata, del Grand Hotel Imperial di Levico Terme. L'accusa per tutti è di turbativa, per l'ex presidente c'è an che l'accusa di corruzione.

 

Secondo le accuse, il bando per la vendita del Grand Hotel Imperial di Levico Terme, di proprietà della Patrimonio del Trentino, era già stato confezionato "su misura" mesi prima che la società tedesca che lo aveva in affitto risolvesse il contratto in essere che era stato stipulato a gennaio 2016.

 

L'allora presidente della Patrimonio del Trentino Andrea Villotti e il commercialista Andrea Pilati sarebbero stati al lavoro per far sì che la struttura venisse rilevata proprio dalla famiglia Agostini.

L'accusa della Procura è circostanziata e Villotti è stato definito "un funzionario pubblico stabilmente asservito al potere corruttivo degli Agostini” che, da quanto emerge, avrebbe fatto di tutto per favorire gli Agostini, con un'incredibile serie di comportamenti illegali. (QUI L'ARTICOLO)

 

Andrea Villotti non avrebbe fatto tutto questo per una semplice amicizia ma l'ex dirigente della Patrimonio avrebbe goduto di benefici e vantaggi, quali entrate gratuite (illimitate) alla Spa dell'Hi Hotel, pranzi e cene al ristorante Green Tower, una borsa modello 24 ore di Louis Vuitton del valore di 2.600 euro e delle scarpe di lusso da 1.000 euro.

Da qui la corruzione in quanto Villotti avrebbe ricevuto queste regalie in veste di presidente di una società pubblica. Fino al 29 ottobre scorso era rimasto agli arresti domiciliari e successivamente con l'obbligo di firma fino al 2 dicembre.

 

Assieme a Villotti ad essere indagati anche l'ex direttore generale di Patrimonio del Trentino, Michele Maistri e il responsabile dell'area legale Rocco Bolner perché avrebbero “alterato la regolarità del procedimento amministrativo” riguardante la vendita dell'hotel di Levico.

 

L'avviso di conclusione delle indagini, una anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, offre ora la possibilità ai quattro indagati di accedere agli atti e presentare eventuali memorie o chiedere di essere sottoposti a un nuovo interrogatorio.

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