L'80% dei vecchi vestiti finisce in discarica e la differenziata non decolla: l'allarme lanciato da Ecotessili alla vigilia dei saldi
Il consumo di abbigliamento in Italia è salito a 19 chili all'anno a persona. Il consorzio lancia un appello alla responsabilità fin dal momento dell'acquisto: "La sostenibilità comincia nei negozi, non davanti al cassonetto"

BOLZANO. Il conto alla rovescia per i saldi estivi è ormai agli sgoccioli e l'appuntamento si conferma attesissimo in tutta la penisola, coinvolgendo oltre sei famiglie italiane su dieci. Se per il 90% dei consumatori i ribassi di stagione rappresentano l'occasione perfetta per rinnovare il guardaroba a prezzi accessibili, lo shopping selvaggio rischia di alimentare una produzione e una gestione dei rifiuti tessili ormai fuori controllo.
I dati dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) scattano una fotografia nitida della situazione: il consumo medio pro capite in Italia ha registrato un'impennata, passando da 17 a 19 chilogrammi annui nel giro di soli tre anni, tra il 2019 e il 2022.
A fronte di un carrello della spesa sempre più pesante, il sistema di gestione del fine vita dei prodotti non riesce a tenere il passo. Le rilevazioni ufficiali dell'Ispra evidenziano una forte criticità: ben l'80% dei prodotti tessili non viene conferito nei contenitori della raccolta differenziata. Questo significa che la stragrande maggioranza di magliette, pantaloni e calzature viene gettata nell'indifferenziato, venendo esclusa da qualsiasi percorso di riciclo o riutilizzo e finendo direttamente nei termovalorizzatori o in discarica.
Secondo Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecotessili, il consorzio nato nel 2021 all'interno del Sistema Ecolight proprio per la gestione di questi materiali, il problema va affrontato alla radice. L'attenzione generale si concentra spesso sulle tecniche di produzione green o sui processi di riciclo, ma una gestione davvero sostenibile non inizia quando un capo viene buttato, bensì nel momento in cui viene acquistato alla cassa. Le decisioni quotidiane dei cittadini durante il periodo degli sconti possono invertire la tendenza, preferendo la qualità alla quantità e scegliendo articoli destinati a durare nel tempo.
In attesa che il sistema della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) entri pienamente a regime, attivando filiere strutturate e obbligatorie per il recupero su scala nazionale, la prevenzione rimane l'arma più efficace per ridurre la montagna di scarti. Per questo motivo, Ecotessili ha diffuso un piccolo vademecum in quattro punti per orientare i consumatori verso uno shopping più consapevole ed evitare gli acquisti impulsivi dettati solo dal prezzo stracciato.
Il primo passo è interrogarsi sulla reale necessità di un capo, comprando solo ciò che serve davvero e che si prevede di sfruttare a lungo. Diventa poi fondamentale controllare la qualità manifatturiera, verificando la tenuta dei tessuti e le finiture prima di passare alla cassa. Un aiuto importante arriva dalla lettura dell'etichetta: i capi realizzati in multimateriale, cioè con fibre miste, sono difficilissimi o del tutto impossibili da riciclare rispetto a quelli monomaterici. Infine, il consorzio suggerisce di preferire indumenti che possano essere facilmente riparati, modificati o riadattati in futuro. Quando poi il vestito diventa inutilizzabile, la raccolta differenziata locale, eseguita seguendo le regole del proprio Comune, resta l'azione decisiva per reinserire le fibre nel ciclo dell'economia circolare.












