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Bolzano
30 settembre | 09:06

Muore a tre anni travolta da un furgone sotto gli occhi della madre. I testimoni: "Abbiamo sentito un colpo e poi le urla disperate". Il padre: "Quel mezzo non doveva essere sul marciapiede, voglio giustizia"

La piccola Jamila è deceduta all'ospedale di Bolzano. L'uomo alla guida del furgone, un 43enne, è indagato per omicidio stradale

Muore a tre anni travolta da un furgone sotto gli occhi della madre

BOLZANO. Si chiamava Jamila, aveva solo tre anni, ed era arrivata a Bolzano un anno fa, dal Bangladesh.

 

Stava uscendo dal WaltherPark in compagnia della mamma, per prendere l'autobus per Vilpiano e raggiungere così il papà, Jakir Hossain, che lì ha un'attività di ristorazione.

 

E poi è accaduto quello che tutti i testimoni hanno raccontato: si è allontanata un secondo dallo sguardo della madre e un furgone, che su quel marciapiede non ci doveva stare, l'ha centrata.

 

L'incubo di ogni genitore. Chi era presente racconta il aver sentito un tonfo, sordo, e poi l'urlo disperata della mamma.

 

Poi il caos, l'arrivo delle ambulanze, dei vigili del fuoco, delle forze dell'ordine. I tentativi di rianimazione fatti lì sul posto e poi il trasporto in ospedale.

 

Ma le condizioni della piccola erano disperate e Jamila è deceduta al San Maurizio di Bolzano.

 

Chi era alla guida di quel furgone, un uomo di origine albanese di 43 anni di Bolzano, è ora indagato per omicidio stradale.

 

Per chi effettuata consegne al WaltherPark quella di passare in quell'ampia zona pedonale che si trova all'ingresso del centro commerciale, davanti alla stazione, è un'abitudine. Ma è vietato.

 

Esiste un piano apposito per le consegne, al piano -1 del WaltherPark. Ma per comodità molti entrano dal piazzale.

 

E per questo ora la famiglia della bambina vuole giustizia.

 

“Quel furgone non doveva essere lì – tuonano i presenti e i testimoni, alcuni anche amici della famiglia – quel marciapiede è pedonale, è vietato ai mezzi e non c'è nemmeno la segnaletica”.

 

Anche papà Jakir vuole giustizia. Per lui, per la sua famiglia. Per la piccola. E anche la mamma 39enne che ha assistito alla scena e che in questo momento vive il più grande dei dolori. Ma oggi, affida solo un pensiero alla piccola Jamila. Per combattere per la verità, ci sarà tempo.

 

“Il dolore di perdere un figlio è qualcosa che nessuno può facilmente dimenticare - dice il padre – il dolore di perdere il proprio figlio in quella terra straniera dove ci eravamo trasferiti per dargli felicità, è indescrivibile. Prego che Allah le conceda a il Giardino del Paradiso”.

 

 

 

 

 

 

 

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