"Poliziotto picchiato dai manifestanti, queste non sono violenze, è terrorismo", il Sap: "Nessuna meraviglia per quanto accaduto, era tutto organizzato e preordinato"
L'attacco di Lorenzo Tamaro, segretario regionale del sindacato autonomo di polizia del Friuli Venezia Giulia: "A Torino i manifestanti avevano solo un intento, aggredire le forze dell’ordine che quotidianamente scendono in campo per il bene della brava gente e a difesa delle regole democratiche"

UDINE. "Non siamo carne da macello, abbiamo il dovere di difendere lo Stato, cosa che facciamo quotidianamente, ma abbiamo il diritto di tornare a casa vivi. Piena solidarietà ai colleghi feriti, ma questa volta non bastano più le sole parole e la pacca sulla spalla".
Le parole cariche di rabbia e amarezza sono di Lorenzo Tamaro, segretario regionale del sindacato autonomo di polizia del Friuli Venezia Giulia. Che ha voluto intervenire con parole dure e chiare dopo gli eventi di Torino in cui un agente di polizia veneto è rimasto vittima di un violento pestaggio da parte di alcuni manifestanti che lo hanno aggredito con calci e pugni: "E' andato in scena l’ennesimo attacco alle forze dell’ordine, un comportamento che nulla a che fare con la democrazia e con il diritto a manifestare - riprende Tamaro -. Gli antagonisti spalleggiati dai centri sociali, venuti anche dall’estero proprio per mettere in atto una giornata di violenze e devastazione, non avevano alcun ideale da portare avanti".
"Nessuna meraviglia per quanto accaduto - prosegue -, era tutto organizzato e preordinato. C’era solo un intento, aggredire le forze dell’ordine che quotidianamente scendono in campo per il bene della brava gente e a difesa delle regole democratiche. È stata una vera e propria 'associazione a delinquere' armata di mazze, di martelli, bombe carta e mille altri oggetti e armi contundenti utilizzati per fare male e poter magari uccidere chi ha cercato di mantenere l’ordine pubblico in una città ostaggio dei professionisti del disordine, dei criminali".
"Criminali che a Torino, come di recente a Udine e in molte altre città d’Italia assumono sempre più le sembianze di terroristi, perché è stata una giornata di terrore, perché sono state utilizzate delle vere proprie armi, perché il rischio che qualche poliziotto potesse rimanere ucciso è stato assai alto. Non sono più tollerabili giornate come questa e non ci possono essere soggetti politici che possano giustificare, sminuire la gravita di tali violenze: chi lo fa è un fiancheggiatore, un complice di questi delinquenti. Non ci può essere alcuna ambiguità. Dopo quanto accaduto ognuno faccia la sua parte, la giustizia in primis, attribuendo le dovute imputazioni ai gravissimi reati commessi che poi siano seguiti da condanne e pene chiare e nette, perché così non si può più andare avanti".












