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| 03 marzo | 11:30

“Qui in Lessinia cene marocchine (da tutto esaurito) e sogni per il futuro”. La pizzeria sociale che sfida lo spopolamento in quota: ecco “I Roersi”

La realtà aperta ad Arzerè, frazione di Bosco Chiesanuova in Lessinia, è diventata ben presto un punto di riferimento per molti giovani con fragilità o disabilità, offrendo un'opportunità di formazione e crescita lavorativa anche per diversi giovani migranti arrivati in Italia da soli

VERONA. Una “pizzeria sociale” nel cuore della Lessinia, un'occasione per persone con fragilità o disabilità per formarsi, un approdo per chi – da solo – è arrivato in Italia in cerca di opportunità. Sullo sfondo, la sfida per evitare lo spopolamento di alcune delle moltissime frazioni montane che, sempre di più, rischiano oggi di “sparire”, portando con loro un patrimonio sociale e culturale di valore inestimabile.

 

Sono molte le direttrici che compongono il progetto che ha portato alla nascita della pizzeria I Roersi, nella frazione di Arzerè a Bosco Chiesanuova, nel cuore dell'Altopiano della Lessinia. Un locale socialeappunto, nel quale gli sforzi di diverse cooperative e associazioni da ormai quasi un anno – l'apertura ufficiale si è tenuta nel giugno 2025 – si uniscono con successo, tra impasti ricercati e cene etniche che regolarmente segnano il tutto esaurito. Ma procediamo con ordine.

 

L'idea per l'apertura de I Roersi, dice a il Dolomiti Michele Valbusa – presidente della cooperativa La Tata, che gestisce il progetto – è nata l'anno scorso, grazie ad un bando finanziato da Cariverona per elaborare iniziative che mirassero a evitare lo spopolamento delle frazioni nell'area di Bosco Chiesanuova.

 

“Insieme a diverse altre realtà – dice Valbusa – abbiamo proposto un progetto ('Fr-azioni') che prevedeva tre azioni su altrettante località di Bosco”. Le iniziative andavano dalla mappatura dei servizi nella frazione di Valdiporro all'acquisto e ristrutturazione di palazzine a Lughezzano – con l'obiettivo di permettere a una decina di famiglie di stabilirsi lì – fino, appunto, alla pizzeria sociale ad Arzerè.

 

“Avevamo individuato una pizzeria chiusa da diversi anni e abbiamo deciso di riaprirla – continua Valbusa –. È stata presa in gestione da noi come cooperativa La Tata per l'organizzazione degli aspetti legati alla pizzeria, mentre altre realtà sociali si sono messe in gioco per organizzare la parte comunicativa o per dare il via a una serie di corsi di formazione per pizzaioli. Tutti i partecipanti all'iniziativa hanno messo sul tavolo le loro competenze per portare avanti il progetto”.

 

E così nel giugno dello scorso anno si è arrivati all'apertura del locale, che da allora sta riscuotendo un buon successo anche in termini di pubblico, rappresentando al contempo un punto di riferimento nella zona sia per persone con fragilità o disabilità che per migranti minori e non accompagnati. All'interno, raccontano i responsabili dell'iniziativa, l'obiettivo è fornire agli avventori “una pizza fatta con il cuore, con ingredienti del territorio e storie che arrivano da lontano per intrecciarsi con la nostra terra. Uno spazio dove il sapore della tradizione incontra l'energia del cambiamento”.

 

Un cambiamento che, come detto, ha visto l'impegno di molte realtà: il progetto Fr-azioni è nato infatti con la collaborazione tra il Comune di Bosco Chiesanuova e la cooperativa sociale La Tata Onlus, la Comunità educativa La Cordata, le associazioni Equilibrio Precario, Fuoriscala con Salmon Magazine e Terra della Selce, oltre allo Sci Club Bosco Lessinia e all'associazione Terra dei Popoli.

 

“Tra i partner del progetto – dice il presidente de La Tata – c'è anche la cooperativa Prassi e Ricerca, che da anni gestisce la Casa di comunità e accoglienza per minori stranieri non accompagnati nel Comune di Bosco Chiesanuova. Ad affiancare il responsabile pizzaiolo de I Roersi, Hamza Tai, un giovane arrivato in Italia attraverso la rotta balcanica e formato come pizzaiolo grazie a Giorgio Brasola dell'associazione Equilibrio Precario, ci sono oggi tre ragazzi migranti, arrivati in Italia da soli, che lavorano dopo aver seguito lo specifico corso di formazione”.

 

Nel lungo periodo, l'obiettivo è proprio quello di garantire ai giovani accolti dalla Casa di comunità di Bosco una formazione e un luogo dove fare esperienza, facendo della “pizzeria sociale” un primo step per facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro.

 

Nel locale poi – continua Valbusa – impieghiamo per le attività propedeutiche all'apertura, dalla sistemazione dei tavoli all'accensione del forno per le pizze e della stufa, una persona con fragilità, mentre in sala abbiamo attivato diversi tirocini lavorativi per arrivare all'assunzione di 3-4 persone con disabilità per effettuare il servizio ai tavoli: anche in questo caso l'obiettivo è fornire una formazione, per favorire un eventuale inserimento futuro in altri contesti lavorativi. Conosciamo questi ragazzi fin dalla scuola dell'infanzia, li seguiamo da anni e conosciamo bene le loro abilità e le loro potenzialità. Sappiamo che possono mettersi in gioco e raggiungere un buon livello di preparazione”.

 

Tra le tante persone che gravitano attorno a I Roersi c'è infine anche Mounia Azar, una cuoca originaria del Marocco, dove gestiva un ristorante. “Si occupa di varie attività – dice Valbusa – e ha una grande passione e un grande talento per la cucina. Dal Marocco ha portato la sua abilità dietro ai fornelli fin qua, fino ai monti della Lessinia, e negli ultimi mesi abbiamo iniziato a organizzare delle cene tradizionali marocchine, curate direttamente da lei". Un'iniziativa che sta riscuotendo un successo straordinario.

 

Dai tajine di pollo al cous cous, dalla harira speziata alla seffa profumata di cannella e mandorle, i menù preparati da Mounia hanno infatti fatto segnare nelle ultime settimane il tutto esaurito. Su prenotazione (e in base alla disponibilità) è poi possibile anche gustare il pane arabo della pizzeria, preparato e cotto nel forno a legna proprio da Mounia: “Un pane – dicono da I Roersi – che nasce dal dialogo tra tradizioni diverse, che porta con sé storie, gesti antichi e il calore della condivisione. Un piccolo rito che profuma di casa, dovunque sia casa”.

 

“Abbiamo altre 'cene marocchine' in programma per marzo – conclude Valbusa – e per i mesi di maggior presenza, luglio e agosto, torneremo ad aprire sei giorni su sette (attualmente i Roersi sono aperti dal giovedì alla domenica). In generale, vedere un progetto come questo crescere e riscuotere un successo del genere è una grande soddisfazione”.

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