Una razza texana per gli allevatori in tutto il Paese (e trentini in particolare), tra efficienza e sostenibilità. Avyta: "Con Beefmaster puntiamo a una nuova filiera"
Avyta, nuova società nel mondo dell'agroalimentare, a Fieragricola a Verona ha presentato il progetto Beefmaster, legato alla diffusione dell'omonima razza bovina e sostenuto anche dal Gruppo Seac: "Sono animali particolarmente efficienti dal punto di vista alimentare, ingrassano con un consumo di alimenti ridotto rispetto ad altre razze"

TRENTO. Un progetto che punta a unire alta qualità ed efficienza alimentare, riscoprendo le radici di una tradizione che mira ad unire il benessere personale e la rigenerazione del pianeta. È questa la filosofia che muove Avyta, nuova società nel mondo dell'agroalimentare, che a Fieragricola a Verona ha presentato negli scorsi giorni il proprio progetto Beefmaster, legato alla diffusione dell'omonima razza bovina nel contesto italiano. Ma procediamo con ordine.
Alla base di Avyta innanzitutto, racconta a il Dolomiti Roberta Mello Rella, responsabile del progetto, c'è l'idea di una filiera agroalimentare fondata su criteri rigorosi di selezione, controllo e coerenza produttiva, orientata a valorizzare il legame tra produzione agricola e qualità dell'alimentazione. “In questo contesto – dice Mello Rella – si inserisce il progetto Beefmaster, che presentiamo a Fieragricola per raccontare una razza bovina da carne che nasce con una visione precisa: produrre animali efficienti, adattabili e redditizi anche in condizioni ambientali difficili”.
La razza Beefmaster è nata nel 1931 negli Stati Uniti, quando Tom Lasater, operando nel Texas meridionale, avviò un progetto di selezione volto a creare bovini capaci di garantire elevate performance produttive con costi di gestione contenuti. “In poche parole – dice la responsabile del progetto – parliamo di animali con una serie di caratteristiche peculiari che ne guidano lo sviluppo sin dalle origini: fertilità, docilità, peso, conformazione, rusticità e produzione di latte”.

Un insieme di caratteristiche, aggiunge Albino Vitola, di Avyta: “Che permettono da una parte agli allevatori di migliorare in efficienza e sostenibilità, garantendo dall'altra la crescita di capi molto efficienti da un punto di vista alimentare, che ingrassano quindi con un consumo di alimenti ridotto rispetto ad altre razze”. Si tratta di uno degli aspetti che maggiormente caratterizza il Beefmaster, i cui animali mostrano una crescita rapida, con incrementi medi giornalieri elevati a fronte di un consumo di alimento inferiore per ogni chilogrammo di peso prodotto. In termini pratici, parliamo quindi di un vantaggio che si traduce in minori costi di alimentazione e in una carne apprezzata dal mercato per resa e qualità.
Aspetto non secondario è però anche il vantaggio sul fronte della sostenibilità nel settore. Tema che ha spinto anche un attore trentino, Gruppo Seac, a puntare sul progetto Beefmaster, con una partecipazione economica che fin dagli albori dell'iniziativa si è inserita proprio nell'idea di attenzione ambientale e alla sostenibilità del gruppo trentino.
Attualmente Avyta può contare su circa 130 capi – tutti molto giovani – nel Milanese, dove negli ultimi anni sono stati eseguiti gli impianti degli embrioni importati dagli Stati Uniti: ora l'obiettivo è trovare nuovi allevatori che vogliano inserire nella loro filiera questa razza, potenzialmente adatta a tutti i contesti geografici e climatici italiani. Compreso ovviamente quello trentino, dove per i responsabili di Avyta gli allevatori locali potrebbero trovare diversi vantaggi dall'introduzione dei capi.
“Nel contesto italiano – dice infatti Mello Rella – il Beefmaster si dimostra particolarmente adatto ai sistemi di allevamento estensivo e semi-estensivo, grazie alla sua capacità di adattarsi a differenti condizioni climatiche e ambientali. L'elevata fertilità, la docilità e l'efficienza alimentare consentono di ottenere più vitelli svezzati, una riduzione dei costi di gestione e una maggiore sostenibilità economica dell'azienda zootecnica”. Il tutto con un vantaggio potenziale anche per gli allevatori da latte, in particolare per la facilità al parto e per il peso relativo dei vitelli alla nascita, che non recano danni alla mammella.
Oltre al progetto Beefmaster però, Avyta punta come anticipato a rappresentare un intero progetto di filiera agroalimentare, con l'idea di “ritornare alle origini” e fondando i propri valori “sull'eredità culturale dell'agricoltura e dell'allevamento tradizionale, nel rispetto del naturale equilibrio dell'ecosistema”, continua la responsabile: “Ogni scelta produttiva, dalla selezione delle materie prime alle fasi di lavorazione, è guidata da criteri di qualità, etica e responsabilità ambientale, con l'obiettivo di offrire alimenti sani e naturali, capaci di generare valore per l'uomo, la terra e la collettività”. Elemento centrale del modello è proprio il ruolo di Avyta come garante della filiera, con l'obiettivo di accogliere nuove aziende agricole nel rispetto dei criteri di selezione e dei valori del progetto.
“In tutta Italia e in particolare in Trentino – conclude Mello Rella – ci sono una miriade di piccole aziende che non riescono a raggiungere i grandi mercati e la grande distribuzione. Come Avyta, per noi è importante intercettare proprio queste realtà, in grado molto spesso di fornire prodotti particolari e di altissima qualità, e di aiutarle nel raggiungere le tavole degli italiani. Essendo anche distributori, siamo in grado di accorciare la filiera e migliorare l'efficienza a livello economico: in altre parole, possiamo garantire dei prodotti finali di alta qualità a un prezzo competitivo, pur riconoscendo un alto grado di soddisfazione economica ai produttori stessi”.












