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Bolzano
16 ottobre | 23:09

“Violenza sulle donne, 838 hanno chiesto aiuto ai centri in Alto Adige nel 2025. Spetta a tutti noi prestare attenzione”

Le autorità altoatesine hanno fornito una serie di dati legati alla violenza sulle donne, lanciando un appello: “Bisogna prendere sul serio i segnali di allarme, sostenere le vittime e non voltarsi dall'altra parte. La società deve opporsi al fenomeno compattamente”

“Violenza sulle donne, 838 hanno chiesto aiuto ai centri in Alto Adige nel 2025
di Redazione

BOLZANO. “Dietro ogni cifra c'è il destino di una donna, spesso anche di bambini. La violenza contro le donne è una realtà sociale e riguarda tutti noi”. Sono queste le parole del presidente della provincia di Bolzano, nonché assessore alle pari opportunità, Arno Kompatscher, nel toccare il tema della violenza di genere in Alto Adige, dove le autorità hanno fornito una serie di dati relativi al 2025.

 

Stando infatti ai numeri di Astat, i dati mostrano come la violenza contro le donne in Provincia di Bolzano continui a essere "molto diffusa” e lo scorso anno “838 donne hanno chiesto aiuto ai centri di consulenza altoatesini, quasi lo stesso numero dell'anno precedente”.

 

L'89% ha subito violenza psicologica, il 63% violenza fisica; nell'86% dei casi gli autori erano partner attuali o ex partner. “Poiché la violenza si verifica per lo più nell'ambito personale – ribadisce Kompatscher – dobbiamo prestare attenzione, prendere sul serio le persone colpite e opporci con fermezza e in modo unito a questo fenomeno”.

 

“La violenza contro le donne – continua la Provincia di Bolzano – spesso assume diverse forme contemporaneamente, tra cui la violenza psicologica, fisica ed economica. Il numero costantemente elevato di persone che chiedono aiuto dimostra che i servizi di assistenza sono conosciuti e utilizzati. Nel 2025 i centri di consulenza e ascolto hanno fornito quasi 10.000 interventi di sostegno, oltre il 22 per cento in più rispetto all’anno precedente”.

 

“La violenza – sottolinea la vicepresidente e assessora provinciale alla Coesione sociale Rosmarie Pamer – è un problema sociale che dobbiamo contrastare con determinazione. La prevenzione è fondamentale tanto quanto il sostegno alle vittime. Con il piano triennale approvato all’inizio dell’anno abbiamo compiuto passi importanti in entrambi i settori”. La rete provinciale composta da centri di consulenza e ascolto, case rifugio, servizi sociali e sanitari, forze dell'ordine e altre istituzioni riveste un ruolo centrale in questo contesto. Oltre 10mila contatti e segnalazioni testimoniano la stretta collaborazione a favore della protezione e dell'autodeterminazione.

 

“La violenza – aggiunge la presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne, Ulrike Oberhammer – spesso inizia già con il controllo, l’umiliazione, l’intimidazione o la dipendenza economica. Ancora oggi, spesso non si crede alle vittime o addirittura si attribuisce loro una corresponsabilità. Ma la responsabilità ricade esclusivamente sull’autore del reato. Per questo è fondamentale riconoscere tempestivamente i segnali di allarme, proteggere e sostenere donne e bambini e lavorare attivamente con gli autori delle violenze. Chiudere gli occhi non è un’opzione”.

 

Il percorso per uscire dalla violenza rimane però spesso difficile: “Più di un quarto delle donne che nel 2025 hanno lasciato una struttura di accoglienza - precisa la Provincia – è tornato a vivere con l’autore della violenza nella precedente abitazione”. “Questo dimostra – sottolinea Nadia Mazzardis, vicepresidente della Commissione pari opportunità – quanto sia importante che le donne possano costruirsi una vita economicamente autonoma dai propri compagni, per facilitare l’uscita da relazioni tossiche. Il presupposto fondamentale è che il lavoro di cura non retribuito non continui a ricadere principalmente sulle donne, che si fanno carico della cura dei bambini, degli anziani e dei familiari bisognosi di assistenza. Dobbiamo farlo offrendo servizi di cura con orari flessibili. Ulteriore impegno va orientato a sostenerle nel costruire una vita autonoma e sicura dopo aver subito violenza”.

 

“La violenza – conclude Kompatscher – non è una questione privata. Spetta a tutti noi prestare attenzione, credere alle vittime e sostenerle”.

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