Alto Adige, 869 mamme si sono dimesse nel primo anno di vita del figlio. "Numeri che rappresentano un problema strutturale"
Hofer: "Finché la maternità comporta svantaggi professionali, siamo lontani dalla vera parità"

BOLZANO. Nel 2025, in Alto Adige, 869 donne si sono dimesse dal lavoro entro il primo anno di vita del proprio figlio.
Non è una stima, non è una percezione, è un dato certificato dall'Osservatorio del mercato del lavoro, e da solo basta a spiegare meglio di qualsiasi discorso istituzionale cosa significhi, in provincia, conciliare la maternità con una carriera.
La Consigliera di parità Brigitte Hofer ha scelto di partire proprio da questo numero, invece che dalle buone intenzioni, per raccontare lo stato reale delle pari opportunità nel mondo del lavoro.
"Da molti anni parliamo di parità e pari opportunità. Ciò che conta, però, è capire se donne e uomini abbiano concretamente le stesse possibilità nella loro quotidianità lavorativa e personale - dice Hofer. "Finché la maternità, le responsabilità familiari o di cura comportano svantaggi professionali, siamo ancora lontani da una reale parità di opportunità".
Dietro alle 869 dimissioni, precisa la Consigliera, ci sono ovviamente situazioni diverse, scelte personali, equilibri familiari che nessun numero può riassumere da solo.
Ma un dato così alto, ripetuto anno dopo anno, smette di essere una somma di vicende individuali e diventa una questione strutturale.
"Se ogni anno centinaia di donne escono dal mercato del lavoro poco dopo la nascita di un figlio, è evidente che non si possa lasciare la questione della conciliazione unicamente alle singole famiglie", sottolinea Hofer, che sposta il baricentro del problema da chi resta a casa a chi dovrebbe organizzare il sistema attorno a lei.
"Non si tratta soltanto di chiedersi come le donne possano organizzare meglio famiglia e lavoro. Dobbiamo anche chiederci se il mondo del lavoro, i servizi per l'infanzia e i servizi sociali siano organizzati in modo da rendere realmente conciliabili il lavoro retribuito e il lavoro di cura".
Di quanto sia concreto questo problema, e non solo una questione di principio, la Consigliera ha avuto conferma pochi giorni fa, con l'inizio del nuovo anno della scuola dell'infanzia.
Il 7 settembre in Alto Adige è iniziata la scuola e nelle scuole dell'infanzia in lingua tedesca il servizio terminava già alle 12.30, senza l'orario prolungato che viene attivato solo in un secondo momento. E per molte scuole senza indicazioni precise su quello che sarà il “secondo momento”.
Hofer ha quindi raccontato di aver ricevuto, nei giorni successivi, numerose segnalazioni da parte di genitori alle prese con l'ennesimo rompicapo organizzativo.
"Proprio in questi giorni emerge concretamente cosa significhi una simile organizzazione per le famiglie – spiega la consigliera - Dopo circa dodici settimane di vacanze estive o di servizi estivi, per molti genitori ricomincia la ricerca di una soluzione: chi può andare a prendere il bambino o la bambina? Chi può uscire prima dal lavoro? Chi prende ancora un giorno di ferie o deve trovare un'altra forma di assistenza?".
Ed è a quel punto, ha aggiunto Hofer, che il lavoro organizzativo e di cura continua a ricadere in larga misura sulle donne, spesso costrette a ridurre l'orario, prendere ferie o inventarsi soluzioni alternative quando il servizio di assistenza non copre l'intera giornata.
Un episodio, forse, ma che dimostra con esattezza come nascano, un anno dopo l'altro, numeri come quello delle 869 dimissioni.
C'è poi un capitolo che Hofer definisce particolarmente delicato, quello delle donne con contratti a tempo determinato. Le tutele durante gravidanza e maternità esistono, sulla carta, ma al momento del rientro può capitare che il posto sia già stato affidato ad altri, o che il contratto in scadenza non venga semplicemente rinnovato. Provare che il mancato rinnovo sia legato alla maternità è quasi impossibile, e la conseguenza per la lavoratrice è comunque la stessa, un percorso professionale interrotto. "La maternità non deve trasformarsi in un rischio professionale", dice Hofer.
Al problema della maternità si aggiunge quello, sempre più diffuso, del lavoro di cura in senso più ampio.
Sempre più persone appartengono a quella che viene chiamata generazione sandwich, schiacciata tra i figli da crescere e i genitori anziani da assistere, e anche in questo caso il peso ricade in misura maggiore sulle donne. "Il lavoro di cura richiede tempo e risorse. La conciliazione non può essere considerata un problema organizzativo privato delle famiglie e tanto meno un compito implicitamente affidato alle donne - afferma Hofer, aggiungendo che servirebbe -. una rete ben sviluppata di servizi per l'infanzia, di assistenza e di cura e di riconoscimento anche come contributi sociali".
C'è infine il lato economico della vicenda, quello che forse dovrebbe far riflettere anche chi delle pari opportunità si occupa poco. In molti settori si lamenta carenza di personale, eppure la società continua a permettersi il lusso di rinunciare a competenze e forza lavoro femminile per un problema di conciliazione mai davvero risolto.
"Non possiamo parlare di mancanza di personale e contemporaneamente accettare condizioni che portano le donne a ridurre o ad abbandonare la propria attività lavorativa - osserva Hofer. "Le pari opportunità non sono quindi soltanto una questione di giustizia, ma anche una necessità sociale ed economica".
Un ruolo, secondo la Consigliera, spetta anche alle imprese, chiamate a garantire pari opportunità di accesso al lavoro e di crescita professionale, modelli di lavoro flessibili, retribuzioni trasparenti ed eque, e una cultura aziendale capace di tenere conto delle diverse fasi della vita.
"Dobbiamo passare dal principio delle pari opportunità alla loro concreta realizzazione - conclude Hofer -. La parità formale da sola non basta. Ciò che conta è che le condizioni esistenti consentano realmente a donne e uomini di cogliere le stesse opportunità professionali".
Su questi temi si concentrerà anche il convegno "Parità nel mondo del lavoro, certificazione e trasparenza retributiva: opportunità per le imprese", in programma il 1° ottobre dalle 14 alle 16 alla Camera di commercio di Bolzano, con al centro la certificazione della parità di genere, la trasparenza retributiva e alcune testimonianze dirette dal mondo delle imprese.


















