Niente entrate personali e zero autonomia: la realtà silenziosa delle migliaia di donne senza reddito
Solo in Alto Adige sono 3.700 le donne over 67 che non percepiscono alcun reddito personale

BOLZANO. Dietro la facciata del benessere e dei bilanci provinciali sempre rigorosamente in attivo, l'Alto Adige nasconde una realtà silenziosa, fatta di solitudine economica, dipendenza e fragilità.
In una terra dove il caro vita ha ormai raggiunto livelli ingestibili, i dati dell'Astat scattano una fotografia che non si può ignorare: a Bolzano e dintorni ci sono circa 3.700 donne sopra i 67 anni che non percepiscono un solo euro di reddito personale.
Zero. Meno di niente.
Non si tratta necessariamente di povertà assoluta da statistica. L'Inps e l'anagrafe dicono infatti che la maggior parte di loro, circa 2.600, quasi tutte sposate, vive in famiglie che superano i 13.000 euro annui di entrate. Ma il punto vero è proprio questo: non sono povere per lo Stato, lo sono nell'autonomia. Vivono all'ombra del portafoglio di qualcun altro. Una condizione che con l'andare degli anni si trasforma in una gabbia invisibile, dove persino decidere di fare la spesa o comprare un regalo ai nipoti diventa una concessione da chiedere.
Alto Adige dunque come specchio amplificato di una nazione intera che viaggia a due velocità, dove il Sud e le Isole pagano il prezzo più alto.
Uno studio realizzato dall’Istituto Piepoli per Directa Sim su un campione di mille italiane mette a nudo una fragilità strutturale: il 34% delle donne non possiede un conto corrente personale, affidandosi a quelli cointestati, un limite che pesa come un macigno soprattutto sulle ragazze del Sud. Inoltre, il 32% non riesce mai a mettere da parte un soldo e il 30% non saprebbe come affrontare una spesa imprevista con risorse proprie. Questa mancanza di confidenza con il denaro si traduce in una paralisi decisionale: il 46% non gestisce i propri risparmi in autonomia e ben il 65% non può spendere 1.000 euro senza chiedere il permesso al partner o ai parenti. Non sorprende, allora, che il 62% non abbia mai fatto un investimento e il 71% ammetta di non avere alcuna competenza finanziaria.
Il dato più doloroso tocca le relazioni: il 48% delle intervistate ha dovuto rinunciare a scelte economiche personali per volere dei familiari, e una donna su quattro resta legata a una relazione tossica solo perché paralizzata dalla paura della precarietà. È un paradosso amaro, se si pensa che il 96% considera l'autonomia un fattore essenziale, anche se il 60% confessa di non viverla affatto.
Tornando tra le vette altoatesine, il vuoto economico delle over 67 è il conto salatissimo di una vita spesa a prendersi cura degli altri. Una scelta d'amore e sacrificio che il sistema spesso dimentica di tutelare. In Alto Adige i "buchi contributivi" pesano sul futuro, figli di anni passati a casa per crescere i figli o per assistere genitori anziani. Quando il lavoro di cura non viene riconosciuto, il prezzo si paga cinquant'anni dopo.
Qualcosa sul fronte degli aiuti istituzionali si muove. Lo scorso anno l’Agenzia per lo sviluppo sociale ed economico ha stanziato cifre importanti: 2,33 milioni di euro a 871 beneficiari per coprire i contributi di chi assiste i familiari non autosufficienti, e ben 9,17 milioni di euro a 4.381 persone per i periodi dedicati ai figli. Aiuti concreti che passano attraverso i patronati sul territorio.
Ma i bonus non bastano se non cambia la cultura.
L'assessora provinciale alla coesione sociale, Rosmarie Pamer, ha proposto alla giunta regionale un aumento delle prestazioni per il prossimo futuro, puntando sulla copertura previdenziale dei periodi di assistenza. Al tempo stesso, ha lanciato un appello accorato: muoversi in anticipo, sfruttare i fondi di pensione integrativa e riscattate gli anni vuoti. Perché l'indipendenza finanziaria non è un lusso, ma l'unico scudo reale per difendere la dignità e la libertà quando gli anni avanzano.












