Animali imbalsamati per 20 mila euro, polemica sugli acquisti del Museo Etnografico. Kezich: "Una cosa insana", replica Gerosa: "Ottimo investimento"
Gli acquisti fatti dal Museo Etnografico Trentino fanno discutere. In particolare due collezioni: una privata di 630 giocattoli in legno per una cifra 60 mila euro a cui si aggiungono 40 mila euro per l'allestimento e un collezione sempre privata di 600 animali tassidermizzati per un costo di 26 mila euro tra i quali spuntano però animali che nulla hanno a che fare con il mondo alpino come un’oca egiziana e una delle Hawaii. Il consigliere provinciale Filippo Degasperi ha presentato un'interrogazione con la quale solleva la questione dell'utilizzo delle risorse pubbliche

TRENTO. Dai 630 giocattoli in legno pagati 60 mila euro ai 600 animali imbalsamati che sono costati circa 26 mila euro. Stiamo parlando di alcune delle ultime collezioni acquistate dal Museo Etnografico Trentino e che stanno creando non poche perplessità.
Quello che un tempo era chiamato Museo degli usi e costumi della gente trentina (Oggi Mets) è dotato di un importante percorso espositivo che illustra, come viene spiegato sul sito, il sistema di sussistenza agro silvo pastorale delle valli del Trentino, le lavorazioni artigiane che lo contornano e le testimonianze dell’arte e della devozione, della musica e del folklore della tradizione trentina.
Ed è proprio per questo che le nuove esposizioni acquistate hanno creato delle discussioni. “Una cosa insana” sono le parole usate da Giovanni Kezich, direttore del museo dal 1991 al 2021, per circa quindi 30 anni, per parlare delle nuove collezioni.
Il consigliere provinciale di Onda, Filippo Degasperi, nei giorni scorsi, ha presentato una dettagliata interrogazione. Nel documento vengono espresse diverse perplessità in merito agli ultimi investimenti ricordando come la gestione delle risorse della Provincia Autonoma di Trento “dovrebbe basarsi su una programmazione rigorosa, trasparente ed equilibrata”. Tutto questo anche in un comparto altrettanto cruciale come la cultura dove servirebbero investimenti strutturali, strategici e “di comprovato valore scientifico e territoriale”.
Questo, purtroppo, non sembra avvenire. “Le risorse pubbliche, anziché sostenere con criterio la crescita reale delle istituzioni culturali trentine, vengono disperse in investimenti dall'utilità quantomeno discutibile”.
Al Mets il primo caso citato da Degasperi è quello che riguarda l’acquisto di una collezione privata di 630 giocattoli in legno per una cifra, secondo quanto riportato dal consigliere nell'interrogazione, pari a 60 mila euro, a cui si sono aggiunti 40 mila euro per i soli costi di allestimento della mostra temporanea correlata ("L’officina dei giocattoli. Storie e sogni di legno dalla montagna"). A queste cifre, peraltro, vanno sommati gli ulteriori incarichi di perizia affidati a tre diversi antiquari esterni, costati altre migliaia di euro, facendo arrivare l’esborso finale ad oltre 100 mila euro.
“La delibera tenta di giustificare questa importante spesa sostenendo che la collezione rappresenterebbe un’acquisizione fondamentale per integrare il patrimonio del museo” ma che servirebbe anche per “incrementare gli accessi e i conseguenti utili, portando un beneficio turistico a tutto il territorio. L'idea che un simile investimento possa essere ammortizzato e giustificato da un aumento esponenziale dei visitatori paganti e dei relativi utili tende, tuttavia, all'inverosimile, ad esempio se confrontata con i dati Ispat dei flussi del museo”.
I dati della Provincia relativi ai musei finanziati delineano, infatti, una situazione chiarissima per il Museo Etnografico Trentino San Michele. Nel corso di oltre vent’anni, infatti, si è assistito al crollo dei visitatori paganti, sia in termini assoluti che in percentuale. Nel 2000 il museo registrare 15.502 paganti (su un totale di 16.504), nel 2024 questi si sono attestati a 5.986 (su 15.868 totali), mentre le stime ufficiali per il 2025 prevedono una flessione a 5.005 paganti (su 12.527 totali).
“L'esame della distinta degli oggetti acquistati rivela – spiega Degasperi - una raccolta frammentaria ed in buona parte estranea alla storia alpina e alle tradizioni delle valli trentine. Si tratta prevalentemente di giocattoli novecenteschi di produzione seriale gardenese o di provenienza spuria, recuperata sui mercatini dell'usato e, soprattutto, priva di quel corredo documentale e d'identità che definisce un vero oggetto di interesse etnografico”.
Ma a creare discussione è stata anche un'altra collezione privata acquisita dal Museo. Stiamo parlando di 600 animali imbalsamati. Si tratterebbe per la maggior parte di fauna locale, ammettendo però la presenza anche di animali esotici, che evidentemente nulla hanno a che fare con il territorio alpino e con un museo etnografico trentino. Ecco allora che spunta un’oca egiziana e una delle Hawaii in un'esposizione sulle tradizioni locali ma ci sarebbero anche diversi animali dello stesso tipo. Il costo, in questo caso, della collezione si aggirerebbe sui 26mila euro compresi i costi per delle perizie che sarebbero state effettuate.
“Perplessità che non riguardano solo la coerenza scientifica del percorso espositivo – spiega Degasperi - ma anche i costi già sostenuti e futuri che la Provincia dovrà sostenere per la conservazione e la catalogazione di una simile mole di materiale. Affinchè dunque un museo di portata storica come il Mets non si trasformi progressivamente in un magazzino di grandi collezioni private di dubbia pertinenza scientifica”.
Dubbi, come già detto, sono stati espressi anche dall'ex direttore. “Tutto questo non dovrebbe centrare nulla con il museo” spiega. “L'ente ha piena facoltà evidentemente di dotarsi di materiale sufficiente per documentare gli usi venatori e tutto quello che riguarda la tradizione popolare di caccia, ma l'acquisto 600 pezzi di animali imbalsamati di cui molti esotici, non fanno parte del contesto della caccia tradizionale e non sta in cielo ne in terra”.
C'è anche il rischio, conferma Giovanni Kezich, che si vada ad annacquare il valore del museo. “Non sappiamo – spiega ancora – dove si troveranno gli spazi per tenere queste collezioni che sono ampie. Ci vorrà un magazzino o una stanza dedicata di almeno 200 metri quadri. E' una cosa completamente insana dal punto di vista della logica della collezione museale”.
LA PROVINCIA
"Il museo ha già una sezione dedicata alla caccia e, tra le varie progettualità, è presente anche quella che mira a potenziarla, visto che è un elemento della cultura alpina. Gli animali a cui viene fatto riferimento appartengono all'area geografica alpina e, grazie a questi, si potrà allargare la sezione raccontando questa tradizione in modo differente rispetto a quanto è stato fatto fino ad oggi”, spiega l'assessora provinciale alla cultura, Francesca Gerosa, che difende l'acquisto della discussa collezione di animali tassidermizzati destinata al Mets.
Un'operazione che è finita al centro delle polemiche, ma che l'assessora, che deve ancora prendere visione dell'interrogazione presentata dal consigliere provinciale Filippo Degasperi, definisce “un investimento”. “Stiamo parlando – spiega – di una collezione di altissima qualità che è stata acquistata a una cifra che si aggira sui 20 mila euro. Prima di procedere all'acquisto, il museo ha fatto periziare la collezione per capirne il valore ed è risultato molto più alto rispetto a quello che si è pagato. Anche per questo possiamo parlare di un ottimo investimento".
Oltre alla collezione di 600 animali, inoltre, sono stati donati anche alcuni plastici di ambientazione e questo permetterà di risparmiare sui costi di allestimento.
La collezione arriva da un proprietario che risiede sul territorio rotaliano. In merito agli animali che non appartengono alla tradizione alpina, Gerosa spiega che “in una collezione di 600 animali può esserci qualche esemplare che non ha alcuna attinenza. Questo non vuol dire che l'investimento non andasse fatto. Gli animali che non c'entrano con la tradizione saranno dati ad altre realtà museali”.
Gerosa conclude complimentandosi "con il museo per essere riuscito a investire risorse pubbliche in modo ottimale e portando una collezione di valore importante”.












