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Trento
08 luglio | 18:10

Dormire in strada perché non c'è posto, il volto nascosto dell'emergenza femminile a Trento. Tra strutture piene e continue richieste: “Manca una risposta strutturata”

Solo di recente la Pat ha provato a lanciare il progetto "Dalia" rivolto a donne in stato di grave emarginazione e senza dimora, “richiedenti protezione internazionale” o “titolari di protezione internazionale”, con l'obiettivo principale il raggiungimento di un’autonomia socio-lavorativa nonché abitativa. Le strutture che si stanno occupando di accoglienza femminile, intanto, lavorano a pieno ritmo per cercare di dare risposte alle tante richieste di aiuto

Foto archivio
Foto archivio

TRENTO. In Trentino i posti di accoglienza per le donne senza dimora, italiane e migranti, sono pochi rispetto alle richieste e non bastano. Lo confermano i numeri e le situazioni di criticità che sono state registrate negli ultimi due anni. La chiusura del dormitorio di via della Saluga dopo l'inverno ne ha ulteriormente evidenziato l'emergenza.

 

Ad oggi sulla città di Trento sono poche le strutture che accolgono donne senza dimora e che si trovano in una situazione di marginalità grave. Stiamo parlando della Casa Tridentina della Giovane che mette a disposizione 27 posti a cui se ne aggiungono altre 3 per le emergenze. Accanto a questa abbiamo Casa Paola gestita dall'Associazione Amici dei senza tetto con 20 posti che da novembre scorso sono diventati permanenti rimanendo quindi aperti tutto l’anno.

 

Accanto a questo, l’Aft, l'Associazione famiglie tossicodipendenti, mette a disposizione spazi per ospitare donne in situazioni di emergenza, offrendo anche posti letto per i loro animali domestici.

 

Pochi più di 50 posti che dovrebbero rispondere ad un'emergenza che nel corso del tempo è aumentata e che la Provincia di Trento aveva dichiarato di contrastare con lo slogan “Zero donne in strada” rimasto però solo sulla carta. Purtroppo, invece, non è così e in diversi periodi dell'anno in molte si trovano a dover strada. Una situazione che si ripete da anni.

 

Alla chiusura della struttura invernale di via della Saluga la Provincia, di fronte al rischio concreto che venti donne si trovassero senza un tetto e costrette a dormire per strada, era corsa ai ripari trasferendole temporaneamente in ostelli e altre strutture ricettive con l'impegno del Servizio politiche sociali che le ha contattate una ad una appena si liberava un posto in qualche struttura. Un agire in emergenza che non fa altro che rinviare i problemi.

 

Qui i posti sono spesso sempre pieni” ci spiegano dalla Casa Tridentina della Giovane. La struttura da anni ospita donne sole o con figli. L’Associazione è nata a Trento nel 1940 grazie all’impegno di un gruppo di volontarie che inizialmente accolsero delle giovani donne prevalentemente studentesse e lavoratrici nelle loro famiglie, fra non poche difficoltà, sensibilizzando però anche la Comunità locale sia civile che ecclesiale. Successivamente nel 1956, le volontarie riuscirono ad acquistare un terreno in centro, in via Prepositura dove nel 1960 è stata inaugurata l'attuale sede.

 

La struttura dispone di 27 posti, ai quali si aggiungono, come già indicato, 3 posti riservati alle emergenze. In caso di “emergenza freddo”, la capacità aumenta ulteriormente di 2 posti letto. È inoltre presente una Casa Comunitaria Integrata con 12 posti, destinata a soggiorni di lunga durata, prevalentemente per persone anziane o per donne che hanno avviato un percorso di autonomia.

 

“Le persone entrano nel dormitorio tramite lo sportello che a livello provinciale raccoglie le fragilità presenti sul territorio. I posti sono pressoché sempre tutti occupati, c'è una rotazione ma le richieste sono tante e in aumento. Nel corso dell'inverno – spiega dalla Casa della Giovane – siamo stati affiancati dalla nuova struttura di via della Saluga e poi da Casa Paola i cui posti sono diventati ora permanenti. Ma le donne che hanno trovato posto in questi luoghi poi di giorno arrivano da noi  perché siamo un centro di accoglienza diurno che offre per le donne una colazione, un pranzo, docce e servizi igienici”.

 

C'è chi si occupa da tempo di accoglienza e che parla di richieste da parte delle donne triplicate rispetto al passato. Un fenomeno che avevamo già raccontato lo scorso anno e che veniva testimoniato dai numeri sempre in aumento di donne che si rivolgono allo sportello per l'accoglienza e che spesso non trovano posto costrette poi a dormire all'addiaccio. Numeri che d'estate magari diminuiscono ma che tornano a salire nel periodo invernale.

 

Ci sono donne che arrivano dalla Marocco, dall'Ucraina, dalla Romania, dal Pakistan oltre che dall'Italia e che chiedono aiuto. “Ormai – spiegano dalla Casa della Giovane – sono diverse le fasce d'età coinvolte a partire da chi ha 18 anni alle anziane che si trovano ad affrontare una difficoltà abitativa e attendono magari di avere un posto in una Rsa”. Tra le persone anziane anche alcune badanti che alla morte dell'assistito non possono più vivere nella casa in cui si trovavano per lavoro e non hanno nessuna rete sociale che possa aiutarle. “Se inizialmente le persone che venivano accolte alla Casa della Giovane era la maggioranza italiane oggi la situazione si è capovolta e la maggior parte sono donne straniere”.

 

Dietro ai numeri ci sono donne che soffrono di dipendenze, fragilità emotive, migranti che chiedono aiuto, senza fissa dimora ma anche vittime di violenza o di tratta. L'accoglienza funziona a pieno ritmo ma le richieste in alcuni casi sono davvero tante, forse troppe per riuscire a trovare un'accoglienza adeguata con le forze oggi in campo. Le strutture attive continuano a reggere grazie all’impegno quotidiano degli operatori e delle associazioni, ma lavorano costantemente al limite della capienza. 

 

Di recente la Provincia, assieme ad altri soggetti pubblici e privati, fra cui l'Agenzia del lavoro, ha messo in campo “Dalia” un progetto sperimentale rivolto a donne in stato di grave emarginazione e senza dimora, con status giuridico di “richiedenti protezione internazionale” o “titolari di protezione internazionale” che si pone come obiettivo principale il raggiungimento di un’autonomia socio-lavorativa nonché abitativa, per mezzo di una presa in carico “precoce e integrata e interventi che garantiscono una sistemazione alloggiativa temporanea, sicura e dignitosa”. 

 

Al momento sono una decina le donne coinvolte in questo progetto e nelle prossime settimane dovrebbero arrivare a 23.  Un intervento che rappresenta certamente  un primo tentativo di accompagnare le persone verso una propria autonomia ma, da solo, difficilmente potrà a rispondere alle tante richieste che ci sono. 

 

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