Addio a Giova Benedetti
Imprenditore e appassionato di calcio, si è arreso alla malattia dopo una lunga battaglia. Lascia la moglie Antonella e i piccoli Giulia e Alessio. Mercoledì 4 i funerali a Gardolo

TRENTO. Il Giova non c'è più. Ci sono i leader che alzano la voce e quelli che, invece, non hanno bisogno di parlare perché sanno trascinare con i fatti. In campo Giovanni Benedetti era uno di quelli che faceva la differenza senza bisogno di lasciarsi andare ad esultanze smodate dopo un gol (e ne ha segnati parecchi) o una vittoria.
Prima sui campi in erba con le maglie di Virtus (allora Nordauto) e Mezzocorona, poi sui parquet della regione con la casacca del glorioso Green Tower (di cui è stato anche vicepresidente, dopo aver segnato valanghe con la casacca oronera) si era fatto apprezzare per il suo sinistro al fulmicotone, la grande intelligenza tattica e lo spirito da lottatore.
Lo stesso che ha messo nella lotta contro un male orribile che, nella notte di Capodanno, se l'è portato via a soli 37 anni. Giovanni Benedetti non era, ovviamente, solo un calciatore, ma prima di tutto un marito e un padre amorevole e un imprenditore apprezzato e stimato dalle tantissime persone che hanno avuto a che fare con lui.
Dopo gli inizi come posatore a fianco del padre Mario, scomparso lo scorso anno, aveva rilevato la "Educa e Ambiente", società che si occupa delle forniture sportive e dei materiali per palestre, impianti e strutture educative. E, successivamente, assieme a diversi soci, aveva ingrandito il proprio raggio operativo, fondando la "Mondo Sport", anch'essa attiva nel campo delle forniture sportive.
La malattia era arrivata improvvisa e brutale nel 2005, ma il Giova non si è mai perso d'animo. Ha lottato con le unghie e con i denti, non ha perso il suo coinvolgente sorriso, comportandosi esattamente come se quel male orribile non ci fosse e non facendo mai pesare, dicasi mai, agli altri il proprio stato di salute.
Nell'ultimo anno la situazione si è complicata e lui, che da tempo aveva lasciato anche il lavoro, ha dovuto arrendersi ad un destino vigliacco che lo ha strappato troppo presto all'amore della moglie Antonella, dei piccoli Giulia e Alessio e dei tantissimi amici.
Chi scrive ha avuto la fortuna e il privilegio di condividere spogliatoio, allenamenti (in quattro anni quanti ne ha saltati? Forse un paio) e gioie sportive con il Giova, uno che parlava poco ma quando lo faceva lasciava il segno e a vent'anni aveva già la testa di un uomo maturo e responsabile. Mercoledì a Gardolo saranno in tanti a salutarlo.
Ciao Giova, ti sia lieve la terra.













