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Comuni poco "trasparenti", Gianmoena: "Siamo al limite delle nostre forze". E gli Organi di valutazione? Spesso sembrano non esistere

La nostra inchiesta su come sono applicate le leggi sulla trasparenza in Trentino. Ecco il caso di Caldonazzo dove la sezione dei "controlli" da anni presenta la dicitura "In Allestimento", quello di Trento dove tutto è in regola (ci sono tre figure che vigilano e una percepisce 400 euro a seduta) e quello di Luserna dove i dati mancano e il segretario comunale lo certifica nella sua rilevazione

Di Luca Pianesi - 11 dicembre 2016 - 08:46

TRENTO. "Comuni trentini inadempienti per quanto riguarda le leggi sulla trasparenza? E' vero, ma siamo già al limite delle nostre forze". Sono oltre un centinaio (su 175) i comuni trentini che abbiamo scoperto essere non a norma (leggi la nostra inchiesta sui compensi di tutti i sindaci del Trentino). C'è bastato verificare se fosse rispettato uno dei tanti parametri previsti dalla legge italiana sulla trasparenza, quello sull'obbligo di rendere pubblico il compenso del sindaco, per scoprire che sono davvero in pochi gli enti in ordine. Abbiamo, quindi, provato a chiedere spiegazioni al presidente del Consorzio dei Comuni del Trentino, Paride Gianmoena che, ammettendo l'esistenza del "problema", ci ha spiegato come ciò non sia legato a volontà di nascondere o occultare dati importanti per i cittadini.

 

"E' che non ce la facciamo proprio - dice - perché gli enti sono in mezzo a una serie di cambiamenti che stanno, giocoforza, facendo fatica ad assorbire. Ci sono le fusioni in atto, le gestioni associate, ci sono i cambiamenti tecnologici e le nuove regole di armonizzazione dei sistemi contabili. Per esempio, a livello di bilanci, da nuove normative, gli enti pubblici sono più simili a quelli privati e quindi nei bilanci ci deve essere una rispondenza precisa tra quanto programmato e quanto poi realizzato. Cambiamenti giusti, per carità, ma molto difficili da assorbire, specie con il blocco del turn over dei dipendenti che quindi sono sempre di meno e sempre più oberati". 

 

Tutto giusto, tutto comprensibile. Però, come si dice, Dura Lex Sed Lex: la legge può anche essere dura ma è legge e in quanto tale va rispettata. E allora inserire dei dati di cui l'amministrazione è chiaramente già a conoscenza nella pagina corretta della sezione di sito denominata "Amministrazione trasparente" potrebbe richiedere, certo, un po' di tempo (minuti?ore?) ma dall'altro lato potrebbe anche servire a rassicurare il cittadino e a trasmettergli il fondamentale messaggio che anche se la legge è dura, pure l'amministrazione pubblica si impegna a rispettarla, come tocca fare, d'altronde, allo stesso cittadino per le sue cose. Tanto più se sul filo del non rispetto delle norme corrono sanzioni che vanno dai 500 ai 10.000 euro per "coloro che compiono la violazione". Insomma in questo caso la multa dovrebbe essere pagata dagli stessi inadempienti (gli amministratori?i segretari comunali?) e potrebbero, alla fine, essere multe molto salate se l'Anac di Cantone dovesse metterci il naso.

 

Tanto più che la normativa nazionale prevede, anche, che debbano esistere delle figure ad hoc (potenzialmente retribuite) che all'interno di ogni amministrazione si occupino di verificare che tali obblighi vengano rispettati. Si chiamano Oiv (Organismi indipendenti di valutazione) e spesso e volentieri, per carenza di risorse e di organico, sono gli stessi segretari comunali che ricoprono tale carica. Ovviamente anche i dati che riguardano queste figure dovrebbero essere tutti pubblici e accessibili agli utenti, sui siti delle diverse amministrazioni. Come pubblici dovrebbero essere i risultati della loro analisi annuali. E' l'Oiv, infatti, a prendersi la responsabilità di certificare che le norme sulla trasparenza sono state rispettate. E anche in questo caso a fronte di qualche amministrazione che si mostra essere in regola ce ne sono altre clamorosamente fuori legge.

 

Ci limitiamo, qui, a presentare tre casi: 

 

Il Comune di Trento, per esempio, è in ordine e infatti sul suo sito si può leggere che: "Il Nucleo di valutazione è composto da due componenti interni all'Amministrazione, la dott.ssa Chiara Morandini in qualità di Presidente ed il dott. Silvano Compostella, e da una componente esterna, dott.ssa Elisabetta Cattini. Si precisa che i componenti interni non percepiscono alcun compenso per detta attività mentre la componente esterna percepisce un gettone di presenza pari a € 400,00 per ogni seduta". Tutto chiaro e trasparente, dunque. Sappiamo che sono in tre, che ci sono due figure interne, non pagate, e una esterna che per il suo lavoro riceve un, più che giusto, gettone di presenza. Ed il Comune di Trento, anche nella nostra inchiesta sui compensi sui sindaci, infatti, è risultato tra quelli in regola. Come si dimostra essere in regola per quanto riguarda il report annuale sugli obblighi di pubblicazione e trasparenza

 

Tra quelli completamente fuori legge c'è, invece, il Comune di Caldonazzo. Addirittura nella sezione Oiv (aggiornata l'ultima volta il 2 dicembre 2016 come si vede nell'immagine sotto) appare la frase "Sezione in Allestimento" ferma, evidentemente, così dal 2013. Non sappiamo, quindi, in questo caso, chi è l'organismo di valutazione, non sappiamo se è pagato, non sappiamo cosa ha valutato in questi anni. Sappiamo, paradosso, solo quale sarebbe il contenuto dell'obbligo che dovrebbe rispettare.   

 

 

E infatti, nel caso di Caldonazzo non sappiamo nemmeno quanto percepisca di compenso il sindaco Giorgio Schmidt

 

Caso curioso, infine, quello di Luserna che abbiamo voluto analizzare con maggiore attenzione dopo che un lettore ci ha, giustamente, corretto su Facebook. Nell'articolo "E se l'Anac cercasse i compensi dei sindaci trentini? Scoprirebbe che in pochissimi li dichiarano" avevamo, infatti preso un granchio riportando i dati di Luserna, sì, ma San Giovanni. Il comune in provincia di Torino era perfettamente in regola con tanto di compenso pubblico percepito dal suo sindaco. Grazie al lettore, invece, abbiamo scoperto che la Luserna trentina non rispettava la normativa e che il compenso del sindaco Luca Nicolussi Paolaz non è pubblico. Tra l'altro Nicolussi Paolaz è al suo secondo mandato e anche nei 5 anni precedenti non aveva pubblicato nessun compenso in Amministrazione trasparente. Approfondendo, però, abbiamo anche trovato che la cosa è stata rilevata dal segretario comunale che svolgendo il suo compito di "Attestazioni Oiv o strutture con funzioni analoghe" come da "Delibera Autorità Nazionale Anticorruzione delibera n. 43/2016" ha riportato il numero zero in tutte le voci concernenti curricula, compensi, importi di viaggio, nella griglia di rilevazione. E quello "zero" sta per documenti pubblicati.

 

 

Insomma, quel che sicuramente manca è l'uniformità. I siti dei comuni trentini sono tra loro troppo diversi e disomogenei e invece per andare incontro alle esigenze dei cittadini dovrebbero essere omogenei, chiari, semplici e soprattutto, in regola. "Questa è un'esigenza che avvertiamo anche noi - prosegue Paride Gianmoena - anche noi come Consorzio stiamo cercando di indirizzare le amministrazioni verso una omogeneizzazione che permetta facili confronti e rapidi paragoni. Abbiamo fatto un'assemblea e tutti erano d'accordo per avere uguali sistemi per la gestione dei bilanci, dei tributi, dei profili di trasparenza e di pubblicità. Per questo anche con la Provincia vogliamo vengano sviluppati degli applicativi, dei software, che permettano di fare ciò. Anche per noi amministratori diventa importante sapere, per esempio, come utilizza una voce di spesa un comune simile, per migliorare e prendere spunto. Sono questi obiettivi a lungo termine (serviranno bandi europei etc..) che dovrebbero aiutarci nel governare questa rivoluzione in atto per i Comuni. L'altra strada - conclude il presidente del Consorzio dei Comuni - è quella delle fusioni e delle gestioni associate".

 

Se si ammette, infatti, di essere troppo piccoli e con troppo poco personale per riuscire ad adempiere alle leggi nazionali allora si ammette anche che è giunto il tempo di accorparsi o fondersi con altre realtà. Così da avere meno oneri, meglio distribuiti.

 

Perché, come dicevano i latini, Dura Lex, Sed Lex

 

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