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Cosa accadrebbe alla città di Trento se l'Adige esondasse?

Segatta: "Oggi possiamo prevedere una esondazione 24 ore prima"

Di G.Fin - 16 ottobre 2016 - 11:45

Cosa accadrebbe alla città di Trento se oggi ci fosse una esondazione del fiume Adige? Per rispondere a questa domanda i tecnici del Comune di Trento che stanno elaborando il Piano di protezione civile comunale (PPCC) e la Protezione civile, hanno portato oggi in piazza due possibili modelli di scenari che si potrebbero verificare.

 

Il primo è lo scenario più catastrofico di esondazione del fiume Adige e un evento simile “può avvenire ogni 200 anni”. In questo caso la portata del fiume è di circa 2700 metri cubi al secondo e la sua altezza al ponte di San Lorenzo è di circa 7 metri. Nell'immagine di apertura si possono vedere le zone della città che verrebbero allagate.

 

 

 

Il secondo scenario, meno catastrofico, può avvenire "ogni 30 anni". In questo caso la portata del fiume Adige è di circa 2050 cubi al secondo e la sua altezza al ponte di San Lorenzo è di circa 5,90 metri. Nell'immagine sottostante si possono vedere le zone della città che in questo caso verrebbero allagate.

 

“Da questi modelli – ha spiegato Giovanni Segatta coordinatore del piano di Protezione civile per il Comune di Trento – si possono vedere le parecchie zone che rimarrebbero isolate in caso di una esondazione. Sono solo delle carte che riportato dei possibili scenari e si sta lavorando mettendo in atto delle operazioni che possano, nel caso serva, migliorare la situazione”.

 

In merito al Piano di protezione civile comunale (PPCC) e al piano di emergenze del Fiume Adige che si sta costruendo, non mancano alcune anticipazioni.

 

“Oggi una esondazione del fiume Adige si può prevedere con 24 ore di anticipo – ci ha spiegato Segatta – e in caso di allerta la prima azione è quella di una organizzazione interna del sistema per poi iniziare a prendere le prime decisioni con effetti esterni”. Le scuole nelle zone a rischio sarebbero i primi edifici a chiudere mentre quelle presenti in zone sicure verrebbero usate come centri di accoglienza. Il centro operativo verrebbe predisposto in piazza Fiera.

Anche sotto il profilo informatico si sta lavorando. Le varie banche dati riguardanti i cittadini di Trento sono già state salvate in un “sistema non localizzato”. “I dati – ci spiega ancora Giovanni Segatta – sono stati salvati in una sorta di 'nuvola' in modo tale che in caso di catastrofi e di problemi ai centri operativi, possano essere consultati da qualsiasi luogo”.

 

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