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Il vallotomo a Mori è stato costruito. Il sindaco: "Ora si procede con quello a Ravazzone". I 5 Stelle: "Tutto si basa su un progetto nato vecchio"

Ora si attende il progetto di demolizione. Emilio Piccoli: "Se vogliono fare un'unica esplosione il rischio è di far crollare altri massi, se usano la demolizione controllata il rischio è che sia dimostrata l'inutilità del vallotomo"

Foto Mauro Bruschetti
Di Donatello Baldo - 06 aprile 2017 - 16:04

MORI. Il muto tanto contestato ha raggiunto la sua altezza, il vallotomo è su, i lavori della costruzione dell'opera di protezione sono stati ormai conclusi. “Rimane però sempre un cantiere, l'area non è stata riconsegnata – spiega il sindaco Stefano Barozzi – perché fino a che non tolgono quel sasso mica possiamo stare tranquilli”.

 

Ma un po' più tranquillo il sindaco si sente. Tecnicamente, sulla carta, la protezione vale e quindi il pericolo è diminuito – afferma – ma rimangono i divieti di percorrenza dei sentieri, rimane il doppio monitoraggio. Il lavoro finito prevede la demolizione del diedro”.

 

E per questo i tempi sono ancora lontani. “Ma non tanto – dice Barozzi – er vorrei ricordare che i tempi li abbiamo sempre rispettati. Quando dicevano a inizio anno che sarebbero passati addirittura sei mesi io dicevo che il vallotomo sarebbe stato costruito prima della Pasqua, e così è stato”. Per la fine dei lavori, per la demolizione, si parla quindi di pochi mesi, “e allora potremmo dire che il pericolo è stato eliminato”.

 

Sarà poi la provincia a illustrare il progetto di demolizione – afferma il sindaco – e penso che questo passaggio potrà essere fatto in Consiglio comunale. Poi ci sarà il progetto di ripristino ambientale, sempre a carico della Provincia”.

 

Ma finito questo vallotomo, altri ne saranno costruiti. “Quello di Ravazzone”, afferma Barozzi. Ci siamo spostati su via Teatro per la somma urgenza, altrimenti saremmo andati avanti in quella zona”. A Ravazzone, però, per quanto afferma il sindaco, opposizione di residenti non ce ne dovrebbe essere: “Abbiamo incontrato la popolazione molte volte, quella della costruzione di un vallotomo a ridosso del bosco o forse anche più a monte è una soluzione già conosciuta”.

 

Ma anche un altro vallotomo sempre nella zona di via Teatro è all'orizzonte. “Ma prima concentriamoci su Ravazzone, non andiamo troppo in là”, mette le mani avanti il sindaco Barozzi. “Su questo manca ancora una valutazione, è solo un'ipotesi, è veramente troppo presto per parlarne”.

 

Di questo però ne parla Emilio Piccoli, attivista del variegato movimento che si è opposto alla costruzione del vallotomo ed esponente dei 5 Stelle moriani: “L'opera di protezione, quella che si riferisce al progetto Belloni – spiega Piccoli – prevede un un totale di circa un chilometro di diga, e ora con il vallotomo appena costruito della lunghezza di circa 200 metri non siamo nemmeno a un terzo”.

 

Il progetto Belloni prevede infatti un vallotomo senza soluzione di continuità che dal sentiero che da Mori Vecchio porta a Montalbano arrivi fino all'attuale vallotomo sopra via Teatro. “Un progetto nato vecchio, perché oggi i criteri di costruzione e di progettazione sono totalmente diversi”, afferma Piccoli. “Ora i progetti devono valutare caso per caso, soluzione per soluzione – afferma – e le nuove strategie non prevedono più le dighe come intervento generale massificato ma prevedono soluzioni mirate”.

 

Anche l'attuale vallotomo rientra quindi, secondo i 5 Stelle, in una soluzione nata vecchia. “Infatti abbiamo chiesto al Comune di ritirare l'incarico della progettazione alla Pat perché sta lavorando su un progetto datato, superato da nuove norme e nuovi criteri. Norme e criteri che forse non avrebbero nemmeno preso in considerazione l'erezione di un vallotomo”.

 

Ma chi lo dice che questi progetti sono ormai datati? “Lo dice Barla – afferma Piccoli – proprio il super esperto della Provincia, il luminare internazionale, non sono cose che si sono inventati quelli del Movimento 5 Stelle”.

 

Il vallotomo comunque è stato fatto, ora si aspetta la demolizione del diedro. “E siamo curiosi di vedere che strategia useranno per abbatterlo. Volevano fare un'unica esplosione – spiega - con il rischio che cada anche il resto dei massi lì vicini. Ma se lo fanno con demolizione controllata, non per forza con l'esplosivo, il rischio per loro è che al vallotomo non arrivi giù nemmeno un sassolino, e allora sì che sarebbe una figura imbarazzante per quelli che hanno sostenuto che il vallotomo serve per contenere la demolizione dell'ammasso roccioso pericolante”.

 

Su Ravazzone? “Vedremo – afferma Piccoli – perché noi non siamo contrari a prescindere al vallotomo in sé. Siamo contrari alla loro costruzione se esistono alternative percorribili, se si può evitare di deturpare il paesaggio, di spendere risorse in opere inutili. Su Ravazzone – ammette – nessuno ha visto un progetto.”

 

Ma quando lo vedremo – sottolinea l'esponente m5s – vogliamo sia lasciata ai cittadini la libertà di di partecipazione, e se non sono d'accordo che possano fare petizioni, indire un referendum. Insomma, noi non vogliamo che sia usata la strategia della somma urgenza che come effetto ha quello di ammazzare proprio la partecipazione dei cittadini alle decisioni che li riguardano”.

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