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Via Madruzzo, le luminarie cadono. Gli esercenti "situazione inguardabile", Matteo Boato "Un peccato mortale"

L'opera è stata realizzata alla fine del 2013 e il costo è stato di circa 15 mila euro. Oggi alcune luminarie sono spente altre invece dopo essere cadute sono state legate con del nastro nero

Pubblicato il - 29 agosto 2017 - 19:10

TRENTO. Inizialmente era un suggestivo percorso luminoso fatto apposta per accompagnare i turisti da piazza Fiera giù lungo via Madruzzo, fino ad arrivare al Muse. Luminarie d'autore realizzate dall'artista Matteo Boato e dal “lighting designer” Mariano Detassis che raffiguravano degli animali. Elefanti, giraffe, mammut e tanti altri che illuminati conducevano i visitatori al museo realizzato da Renzo Piano.

 

Il costo dell'opera, pensata alla fine del 2013, si è aggirato sui 15 mila euro. Le luminarie dovevano durare solo per alcuni mesi ed invece nessuno più le ha tolte. Oggi, a causa presumibilmente del caldo e del vento, sono diventate un pericolo per chi decide di passeggiare su via Madruzzo.

 

“Abbiamo chiamato anche i vigili urbani – ci spiegano alcune attività commerciali della via – perché i fili che si illuminavano e che circondavano le forme degli animali per dargli luce sono caduti e penzolando nel vuoto rappresentano un pericolo per chi ci cammina accanto. Vengono a dirci che via Madruzzo è una via importante della città ma da mesi lasciano questa situazione inguardabile”. 

 

Una luminaria è stata completamente tolta, altre rimangono ancora a penzoloni nel vuoto e alcune sono spente. In alcuni casi sono state legate con del nastro nero attorno ai piloni della luce. La luminaria che si trova vicino al Tribunale dei minori è stata addirittura legata al recinto della struttura.


“E' un peccato mortale vederli così, non è bello per nessuno” è il commento dell'artista Matteo Boato che assieme a Martiano Detassis ha proposto l'opera alla fine del 2013.

 

“Avevamo pensato – ci racconta – di sostituire le classiche luminarie, con lo stesso importo di spesa, con altre diverse ed originali che avessero una valenza artistica. Con questa idea abbiamo contatto il Muse e poi il Comune”.

 

In poco tempo è arrivato l'ok e l'opera è stata realizzata. “Il tempo di permanenza di questa installazione – spiega ancora Boato – doveva essere il periodo invernale, magari qualche mese in più ma non 4 anni. Oggi non è bello vedere l'opera in quello stato e forse basterebbe sistemare le fascette che tenevano legati i fili luminosi. Io però non ne ho l'autorizzazione”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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