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Piazza Dante e Santa Maria, il sindacato di polizia: "Mancano agenti e ci servono le pistole taser". Intanto in Comune si invoca l'esercito

Mentre in Comune Salvatore Panetta si allinea a Devid Moranduzzo e chiede l'intervento dell'esercito, il sindacato di polizia lamenta la carenza di unità e equipaggiamento. Sergio Sontacchi: "Il cancello? Una sconfitta e il problema si sposta. La situazione è frutto delle decisioni del 'comitato di ordine pubblico e sicurezza' che gestisce e condivide tutte le disposizioni"

Di Luca Andreazza - 17 July 2017 - 19:27

TRENTO. "L'ipotesi di posizionare una recinzione in piazza Dante non può essere una soluzione per diverse ragioni. La prima è d'immagine perché si ammette una sconfitta e la seconda è di ordine operativo in quanto i criminali il modo di entrare lo trovano e le forze dell'ordine invece vengono limitate nella velocità di azione perché quando arrivano devono anche aprire il cancello", queste le parole di Sergio Sontacchi, segretario provinciale del sindacato di polizia.

 

E mentre in consiglio comunale prima si decide di non decidere in materia Daspo (Qui articolo) e poi si approfondiscono le contromisure per la sicurezza, nelle quali Salvatore Panetta invoca l'intervento dell'esercito (ipotesi già lanciata da Devid Moranduzzo a suo tempo), il sindacato ha già scritto alla Segreteria nazionale per trovare qualche soluzione che possa tutelare gli uomini sul campo e quindi anche i cittadini. 

 

"Il Daspo - prosegue il segretario - non fa altro che spostare il problema e non esistono cittadini o zone di serie A e B, il raggio d'azione in questo modo si allarga ancora di più. Le forze dell’ordine a Trento soffrono la mancanza di uomini: negli ultimi anni la questura è stata 'scarnificata' di personale che non è più stato rimpiazzato. Questo mette in difficoltà gli uffici dediti al controllo del territorio. Il rimanente personale, seppur con un’avanzata età (si parla di un'età media di 47/48 anni), cerca, spinto da spirito di sacrificio, di operare in condizioni che sono assolutamente critiche".

 

Dopo gli eventi nell'ultimo mese in supporto alle forze locali si sono aggiunti i reparti di Milano e Padova: "Non è una delegittimazione dei nostri uomini - aggiunge Sontacchi - ma le unità operative qui non sono molte e il territorio da controllare in sinergia con i carabinieri è molto vasto. E' evidente che siamo in un momento emergenza: la soluzione più idonea sarebbe quella di invertire questa tendenza, le unità dovrebbero in numero maggiore e soprattutto trentine perché questo permette di conoscere le dinamiche e il contesto nel quale si opera quotidianamente".

 

Una carenza di uomini che non sarà risolta però nel breve periodo: "Anzi - sottolinea - le linee ministeriali prediligono questa via di spostare i reparti in base alle necessità del momento, senza dimenticare che in tutta Italia sono previste appena mille assunzioni, una goccia nel mare". 

 

Ritornando all'attualità, anche i recenti scontri in piazza Dante non sembrano un fulmine a ciel sereno: "La situazione - prosegue il presidente - che riguarda in particolare piazza Danta e Santa Maria è sicuramente peggiorata negli ultimi mesi, ma è almeno un anno che gli agenti segnalano come l'aria nella zona interessata stesse cambiando tra i gruppi stranieri dediti al piccolo spaccio e alla criminalità. A questo si aggiungono le leggi che in questo momento non permettono grandi manovre".

 

Il sindacato interviene anche nella querelle che si è innescata dopo gli episodi di Santa Maria e il contestato ritardo nell'intervento delle forze dell'ordine (Qui articolo): "La volante - spiega - arrivata sul posto aveva solamente due operatori e non c'erano le condizioni numeriche per fronteggiare in sicurezza il gruppo di stranieri che stavano litigando e danneggiando strutture e negozi. Non essendoci pericoli imminenti per i cittadini, gli agenti hanno dovuto attendere che altre forze convergessero in zona. La settimana scorsa una volante intenta ad un controllo in piazza Santa Maria è stata aggredita e un poliziotto è stato ferito alla testa da un bolognino".

 

Oltre ai numeri risicati in termini di forze, un altro faro viene accesso sull'equipaggiamento in dotazione: "La scorsa settimana - spiega - è stata fornita parte della nuova divisa, ma questo è un problema decennale: non è raro che gli agenti stessi si trovino a dover comprare parte dell'equipaggiamento, dal giubbotto anti-proiettile alla cintura. Le risorse sono sempre meno e il governo taglia soprattutto in materia di sicurezza".

 

Soluzioni? "Sicuramente - commenta il presidente - non è il sindacato che deve dare le soluzioni operative per risolvere la questione. Qui si parla ormai di un problema di ordine pubblico e non di semplice controllo del territorio e come tale deve essere trattato. In altri Paesi usano la pistola taser e i risultati sono molto buoni in quanto permette di fronteggiare il criminale senza arrivare al contatto diretto: una colluttazione infatti è sempre rischiosa".

 

Il boccino comunque "è in mano al 'comitato di ordine pubblico e sicurezza'. La gestione di questi problemi - conclude Sontacchi - è frutto delle riunioni di questo gruppo di lavoro presieduto normalmente da commissario del governo, questore, comandante dei carabinieri, comandante della guardia di finanza, sindaco del comune interessato e presidente della provincia: riunioni dove tutti hanno partecipato e evidentemente condiviso le decisioni. Per quanto riguarda il sindacato non possiamo che sottolineare come non sia accettabile intervenire troppo spesso per far fronte ai noti problemi semplicemente inviando una volante".

 

 

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