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Ponale, dopo l'incidente alla bambina di 2 anni. Riccadonna: "Da 22 anni nessuno ha più fatto manutenzione. I paramassi più giovani hanno 40 anni"

Dopo quanto successo venerdì si torna a discutere sulla sicurezza del bellissimo sentiero (negli anni tanti gli incidenti simili e le frane). Parla il presidente dell'associazione che lo gestisce: "I crolli ci saranno sempre ma con la manutenzione si possono ridurre notevolmente. E poi contiamo sull'intelligenza delle persone"

Vespe fotografate il 14 a risalire il sentiero della Ponale. Cosa vietata e pericolosa
Di Luca Pianesi - 21 agosto 2017 - 06:20

RIVA DEL GARDA. "Eliminare il rischio non si potrà mai ma ridurlo e di molto sì. Quella è una strada che dal 1995 non ha mai visto una vera manutenzione e le reti paramassi più giovani hanno 40 anni. Insomma qualcosa si potrebbe davvero fare". A parlare è Donato Riccadonna presidente dell'associazione Giacomo Cis, che si occupa della gestione (più culturale che manutentiva) del sentiero della Ponale. E' lui a spiegare cosa si potrebbe e si dovrebbe fare ("e noi eravamo già pronti quest'inverno, poi l'iter burocratico ha rallentato tutto", aggiunge ancora Riccadonna) per aumentare il grado di sicurezza di quello che è internazionalmente riconosciuto come uno dei sentieri panoramici più belli in assoluto.

 

La questione è riemersa con forza in questi giorni da quando, venerdì scorso, una bambina tedesca di 2 anni è stata colpita da un sasso che si è distaccato dall'alto. La bimba, che si trovava sulle spalle del papà e si stava godendo la passeggiata, ha riportato un forte trauma alla testa ed è stata ricoverata in gravi condizioni all'ospedale Borgo Trento di Verona. Un brutto incidente, una fatalità, ma non nuova sulla Ponale. Esattamente un anno fa un altro incidente molto simile era avvenuto a una bambina di 8 anni anche lei a passeggio, anche lei colpita alla testa da un sasso caduto dall'alto e anche lei ricoverata all'ospedale Borgo Trento. E il 6 settembre 2015 un'altra bambina di 7 anni era scivolata giù da un dirupo per vari metri rischiando di precipitare nel vuoto (era stata poi salvata dal papà).

 

Ma le frane sono frequenti e capita spesso che alcuni sassi si stacchino dall'alto per finire sul sentiero, sfiorando i passanti. D'altronde la strada che collegava il Lago di Ledro a Riva del Garda è stata costruita 170 anni fa e già quando era usata dagli automezzi non erano rari gli smottamenti e le cadute di sassi. Negli anni, poi, era stato allestito un sistema di reti paramassi ma con l'apertura della galleria di collegamento con Riva del Garda si è preferito chiuderla e abbandonarla. "Era il 1995, da quel momento in poi la strada è stata lasciata a se stessa - prosegue ancora Riccadonna - le reti ci sono e fanno ancora il loro lavoro ma andrebbero svuotate, aggiustate, ampliate. Il materiale roccioso annualmente andrebbe ripulito e con la manutenzione della zona si potrebbe ridurre il rischio di crolli e di frane".

 

Nel 2004, infatti, grazie all'impegno di tanti volontari la strada è stata riaperta e "trasformata" in sentiero (con deroga per il passaggio anche per le bici). "E da allora le persone che vi transitano sono tantissime - spiega ancora Riccadonna -. Quest'anno arriveremo ai 400.000 passaggi. Quindi anche la probabilità che un sasso colpisca qualcuno aumenta, per un discorso di mera statistica. L'unica soluzione attuabile per ridurre il rischio è proprio quella di attivare un sistema di manutenzione costante. L'anno scorso sono stati stanziati 528.000 euro e c'era già l'ok di Comuni e Provincia ad impiegarli. Noi già quest'inverno speravamo di poterci mettere a disposizione per cominciare a fare i primi interventi ma poi l'iter burocratico ha rallentato tutto e nulla s'è fatto".

 

"Adesso speriamo che finalmente le cose si sblocchino - aggiunge Riccadonna -. Le zone più a rischio caduta sono 6-7, ben conosciute perché un gruppo di lavoro ha monitorato il sentiero e già stabilito i punti di intervento. Interventi non semplici che necessiteranno di esperti, di personale altamente specializzato. Tra i punti di intervento non rientra quello dove è successo l'incidente venerdì scorso. Questo perché, come detto, il rischio non si potrà azzerare. La Ponale si staglia dentro una parete di roccia calcarea. Le cadute ci saranno sempre ma con la manutenzione si potranno ridurre notevolmente".

 

Infine capitolo educazione. La strada è frequentata da tantissime persone e tantissimi ciclisti ma non è raro veder spuntare motorini e mezzi meccanici (anche qualche segway). "In due occasioni negli anni passati abbiamo aperto la strada a vespe e api - conclude il presidente della Giacomo Cis - per far rivivere per qualche ora la strada con i veicoli di 40 anni fa. Era stati due eventi sporadici e ben definiti. Oggi non si può percorre con veicoli o mezzi meccanici, assolutamente. Poi noi non sanzioniamo nessuno, non possiamo e non vogliamo fare i gendarmi. Contiamo sulla buona educazione delle persone e sulla loro intelligenza".

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