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Trans, Corte costituzionale su due casi trentini: "Cambio di sesso sui documenti, si valuti l'identità di genere"

Un altro punto segnato dall'avvocato Alexander Schuster, legale delle battaglie Lgbt: "Finalmente la Corte abbraccia un discorso più ampio, capace di restituire alle persone trans una dignità"

Pubblicato il - 14 July 2017 - 18:27

TRENTO. In tema di diritti Lgbt, il Trentino fa scuola un'altra volta, nello specifico fa giurisprudenza. Dopo il caso dei due padri a cui è stata riconosciuta dal tribunale di Trento la paternità di due gemelli indipendentemente dal legame biologico, ora è la volta di due persone transgender su cui lo stesso tribunale trentino aveva sollevato dubbi di costituzionalità sulla richiesta di rettifica del sesso anagrafico.

 

Dubbi fugati dalla sentenza numero 180 che la Corte costituzionale ha depositato il 13 luglio in risposta ai due quesiti posti dal Tribunale di Trento. "La rettificazione di sesso viene finalmente collocata fuori da un discorso 'medicalizzante' ed ancorata saldamente alla tutela dell’identità della persona".

 

A spiegare le importanti novità è l'avvocato Alexander Schuster, lo stesso che patrocinava i due padri e il legale di riferimento a livello nazionale per le questioni relative ai diritti delle persone omosessuali e transgender. 

 

Cita le parole usate dalla Corte:  "Va ancora una volta rilevato come l’aspirazione del singolo alla corrispondenza del sesso attribuitogli nei registri anagrafici, al momento della nascita, con quello soggettivamente percepito e vissuto, costituisca senz'altro espressione del diritto al riconoscimento dell’identità di genere".

 

Questo sta a significare che l’intervento chirurgico per la modificazione del sesso al fine di vedersi cambiati i dati anagrafici non è condizione necessaria, la Corte infatti  esclude che "il solo elemento volontaristico possa rivestire prioritario o esclusivo rilievo ai fini dell’accertamento della transizione".

 

La Corte usa termini rispettosi della dignità della persona quando parla di "accertamento rigoroso non solo della serietà e univocità dell’intento, ma anche dell’intervenuta oggettiva transizione dell’identità di genere, emersa nel percorso seguito dalla persona interessata", precisando che al giudice spetta "il compito di accertare la natura e l’entità delle intervenute modificazioni dei caratteri sessuali, che concorrono a determinare l’identità personale e di genere".

 

L’avvocato Schuster, che difende le due persone nei giudizi tridentini che hanno originato il pronunciamento della Corte costituzionale, osserva che "questa importante sentenza evita di indulgere nella persistente prassi di molti tribunali di considerare l’accertamento come l’accertamento di una patologia".

 

"Finalmente - osserva - la Corte abbraccia un discorso più ampio, capace di restituire alle persone trans una dignità. Ciò che conta per la Corte è il percorso specifico alle “insopprimibili peculiarità di ciascun individuo”i caratteri sessuali rilevanti non sono più solo quelli primari e secondari, ma tutti quelli che “che concorrono a determinare l’identità personale e di genere”, in primis, dunque, anche quelli psicologici e comportamentali".

 

 

 

 

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