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Trento Rise, prima sentenza: Pilati e Robol patteggiano per i rimborsi spese "fantasma"

Chiuso il primo "filoncino" della maxi inchiesta che riguarda l'ex centro di ricerca. I due erano accusati di truffa e peculato per missioni e pranzi le cui spese erano state liquidate dall'azienda per "rappresentanza". Pilati ha patteggiato a 1 anno e 6 mesi, Robol a 1 anno e 4 mesi 

Pubblicato il - 03 March 2017 - 12:22

TRENTO. Era un filoncino, il più piccolo, ma è il primo ad arrivare a sentenza. Nel grande caos chiamato Trento Rise che ha portato ad aprire svariati filoni d'indagine su presunti appalti pilotati, consulenze legali gonfiate, falsi in atti pubblici e turbative d'asta, è arrivato già a conclusione quello sui rimborsi spese e sulle indennità di missione "fantasma". Sono due sentenze di patteggiamento e una di non luogo a procedere. Gli indagati erano l'ex responsabile dell’ufficio legale di Trento Rise Michele Debiasi, deceduto poco tempo fa e per il quale la sentenza è stata di non luogo a procedere, l'ex responsabile dell’ufficio amministrativo Roberto Robol, di Rovereto e l'ex responsabile dell’area business Ivan Pilati, di Mori. Le accuse contestate per tutti e tre erano quelle di truffa e peculato.

 

Robol ha patteggiato a un anno e sei mesi e dovrà risarcire una somma di 5 mila euro. Pilati ha patteggiato ad un anno e quattro mesi e a 8 mila euro di risarcimento. L'accusa (le indagini sono state condotte dai pm Profiti e Silvi) contestava ai tre pranzi pagati con carta di credito di Trento Rise, con persone che nulla avevano a che fare con il centro di ricerca, trasferte di lavoro "fantasma" e più in generale rimborsi spese che non ci sarebbero dovuti essere. Per l'accusa sarebbero stati 12 mila gli euro sottratti alle casse dell'ex centro di ricerca. Nel dettaglio a Robol venivano contestati 3.800 euro di spese fasulle (per 76 missioni dal novembre 2012 a febbraio 2015) e a Pilati 6.200 (per 75 missioni da giugno 2013 a giugno 2015).

 

A tutti era contestato il peculato (in alcuni casi i pranzi e le cene venivano pagate con la carta di credito di Trento Rise) e la truffa (perché per ottenere il rimborso riportavano il nome dei commensali spiegando che si trattava di cene di rappresentanza ma al controllo della guardia di finanza emergeva che queste cene non erano avvenute con le persone indicate).

 

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