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Vallotomo, un giorno intero asserragliati dentro il Comune. Poi la decisione di uscire: "Dal sindaco nessuna risposta, ormai non conta nulla"

"Rivedremo i nostri obiettivi e le nostre azioni". Ma la parola d'ordine dei manifestanti contro il vallotomo è la stessa: "Mettere subito in sicurezza il diedro, poi valutare le alternative"

Di Donatello Baldo - 01 febbraio 2017 - 08:02

MORI. “L'iniziativa che abbiamo messo in atto ci è servita per capire una volta per tutte che il sindaco Stefano Barozzi non conta niente”. Questa la considerazione finale di Emilio Piccoli, che arriva dopo una lunga riunione che segue una lunga giornata passata sui corridoi del palazzo del municipio.

 

L'iniziativa di cui parla è l'occupazione dell'ufficio del primo cittadino: ieri mattina diciassette manifestanti sono entrati nella sala-giunta asserragliandosi all'interno, chiudendo la porta a chiave. Una protesta forte quella messa in atto da chi si oppone alla costruzione del vallotomo, una forzatura che ha spiazzato tutti.

 

“Volevamo dare al sindaco l'ultima possibilità per rinsavire, per prendere in considerazione le nostre istanze – afferma Piccoli – chiedevamo due cose semplici: la sospensione dei lavori del vallotomo e l'immediata messa in sicurezza del diedro attraverso interventi di fissaggio”.

 

Richieste rigettate dal sindaco in modo risoluto:“Questo è un ricatto – ha affermato – e oltretutto illegale”. Nessun cedimento, nessun dialogo.

 

In Comune un andirivieni di uomini della Digos. Ad un certo punto del pomeriggio alla riunione del sindaco con gli assessori (che si è tenuta nell'ufficio Attività produttive) hanno partecipato il comandante della Stazione dei carabinieri di Mori e quello della Compagnia di Rovereto. Sul tavolo le strategie per risolvere la situazione.

 

Ma la scelta dell'intervento di forza sarebbe spettato a Barozzi, Ufficiale di Pubblica sicurezza, che l'ha subito scartato dal novero delle ipotesi: “Nessun atto di forza – ha detto – non sarò io a far sgomberare l'ufficio. E non voglio dar loro la soddisfazione di essere portati fuori di peso”.

 

Lo stallo è durato una giornata intera. Gli occupanti fuori e dentro dal balcone per rivolgersi ai manifestanti in strada, per fumare una sigaretta, per issare con una corda i viveri, pizze, acqua.

All'interno dell'edificio comunale una situazione strana: "Sembra di essere all'autogestione delle superiori", ha osservato qualcuno: manifestanti che entrano nell'atrio per scaldarsi le mani sui termosifoni, una signora seduta per terra davanti alla porta del sindaco, giornalisti quasi accampati, esponenti del movimento che si oppone al vallotomo che "fraternizzano" con gli agenti della questura nel tentativo di convincerli delle loro ragioni: "Le alternative al vallotomo ci sono!".

 

Qualche tono si è alzato, un battibecco tra un consigliere di maggiornaza e gli esponenti dei 5 Stelle: "Vergognatevi - ha detto Cristian Bertolini a Renzo Colpo - quella zent l'avete portata voi a Mori, e quella zent con Mori non c'entra niente. Sono qui solo per fare casino". Il riferimento è ovviamente agli esponenti del movimento anarchico e No Tav, presente ieri all'iniziativa.

 

Le ore sono passate nell'attesa: “Cosa faranno? Quanto rimarranno lì dentro? Li prendiamo per sfinimento? Dovranno anche andare in bagno”, osserva qualcuno. Poi si scopre che si sono organizzati anche per questa evenienza: un secchio sul balcone, un pitale nascosto dallo striscione steso davanti: “Fissare il diedro subito, Resistere all'arroganza".

 

A metà pomeriggio tutti credevano che la notte sarebbe stata lunga: i manifestanti, quelli dentro e quelli fuori, in strada e sui corridoi. Gli agenti della questura, che per tutta la giornata hanno stazionato davanti alla porta del Sindaco senza mai muoversi. Anche i giornalisti presenti cercavano di capire come sarebbe andata a finire.

 

La soluzione è arrivata verso le sei di sera, inaspettata. “I manifestanti presenti in strada – annuncia Piccoli – saliranno e poi scenderanno con gli occupanti”. E così è stato: sono saliti, si sono ammassati davanti alla porta del sindaco che è stata aperta, hanno letteralmente inglobato e protetto gli occupanti fino a scortarli in strada, da dove è partito un corteo improvvisato fino alla sede del sindacato di base Usb in via Modena.

 

É finita così l'occupazione del municipio da parte della Tribù delle Fratte. Come una resa. Senza l'intervento della Forza pubblica, senza nessuna vittoria perché il sindaco non ha ceduto né alla decisione di sgomberare ma nemmeno alla richiesta di sospendere i lavori del vallotomo.

 

“Rielaboreremo la nostra strategia – spiega Piccoli – e capiremo come muoverci. Questa iniziativa ci è servita per capire che sono altri quelli che contano – afferma – che Barozzi non conta nulla. Due sono i nostri futuri obiettivi: la dimensione provinciale, ovvero Mellarini, e la ditta costruttrice, la Misconel. Ci concentreremo su questo”.

 

“Quello di oggi – continua – era l'ultimo appello per il sindaco, ma Barozzi non ha saputo rispondere. Siamo andati via spontaneamente perché abbiamo riconosciuto e certificato il suo fallimento. Cercavamo risposte da chi non avrebbe saputo dire nulla. Rivolgeremo la nostra attenzione altrove”.

 

Stefano Barozzi, dopo aver assistito all'uscita dei manifestanti dal suo ufficio, ha tirato un sospiro di sollievo. Circondato dai suoi assessori ha detto questo: “Oggi mi è arrivata la solidarietà da tutto il mondo politico e istituzionale. Oggi erano concentrati su quanto stava accadendo il presidente Rossi che ho sentito più volte, l'assessore Mellarini, il questore, il commissario del Governo”.

 

Le denunce? Vedremo – afferma – c'è tempo. Ma l'azione messa in atto da queste persone – sottolinea – non era contro Stefano Barozzi ma contro il sindaco di un Comune, contro un'istituzione intera. Un comportamento illegale che tutti i residenti di Mori dovrebbero condannare”.

 

 

 

 

 

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