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Contributo Covid, Olivi si dimette dalla vicepresidenza in consiglio e il Pd fa come l'Svp

Meglio tardi che mai direbbe qualcuno, anche in casa Partito democratico il contributo chiesto dal consigliere provinciale scuote gli animi e provoca conseguenze. A questo punto solo il Patt resta col cerino in mano (con un Ossanna che dovrà semplicemente restituire quanto ricevuto), dopo le prese di posizione di Lega e Svp

Di Carmine Ragozzino - 20 agosto 2020 - 22:57

TRENTO. Se ci fosse un’unità di misura dei respiri di sollievo quelli che tireranno molti militanti del Pd - in piena campagna elettorale per il rinnovo delle amministrazioni comunali - potrebbero essere catalogati alla voce tornado. Alessandro Olivi ha preso atto dell’insostenibilità della sua posizione dopo la “grana” del contributo Covid chiesto ed ottenuto per il suo studio di avvocato.

 

Il consigliere Pd si è dimesso dalla carica di vicepresidente del consiglio provinciale. Lo ha fatto in tempo utile ad evitare al suo partito il trauma di un confronto tra rabbia, accuse reciproche, truppe più o meno pronte alla pugna, delusione e soprattutto imbarazzi tali da colorare di rosso fuoco parecchi volti. Ci saranno forse restati male gli anacronistici pasdaran della difesa ad oltranza di Olivi, compreso il suo collega di gruppo in Provincia, quel Giorgio Tonini che ieri si era lanciato in una perorazione di Olivi all’insegna di un’onestà che nessuno aveva mai messo in discussione.

 

A costo della pedanteria va ricordato infatti che la “colpa” di Olivi non rientra nel campo giuridico, (nessuno ha mai parlato di reato per una richiesta improvvida ma legittima) ma è un macigno nel campo di una politica che gli ingenui, (ma sono la maggioranza) vorrebbero impostata al massimo dell’etica. E perché no, anche ad un “chi sbaglia paga” senza se e senza ma. Chiedere ed ottenere un contributo pubblico per difficoltà di fatturato del suo studio di avvocato, 3600 euro, è inaccettabile per chi presenta a fine anno dichiarazioni dei redditi a molti zeri. E’ inaccettabile per chi durante il Covid – a differenza di chi ha il conto in banca prosciugato – ha ricevuto regolarmente il lauto stipendio da consigliere provinciale.

 

Non è dato sapere se per rinsavimento, per obtorto collo o per una lettura attenta della mole di commenti tra lo sgomento e la repulsione che hanno ingorgato in questi giorni social e intrecci di cellulari, fatto sta a ridosso della riunione del Coordinamento Provinciale del Pd che doveva tenersi in streaming questa sera, Olivi ha comunicato alla segretaria Maestri la sua decisione. Dalla Sicilia, dove sta in vacanza, la segretaria che deve avere una certa allergia alla tempestività visto il suo silente tergiversare in questi intensi giorni, ha giudicato positivo il passo indietro di Olivi. Lo considera un “gesto nobile”.

 

L’onore delle armi al consigliere che anche in un’intervista pubblicata oggi ribadiva la correttezza del suo operato e della sua storia politica e amministrativa verrà esplicitato in un comunicato del Pd che a tarda sera era in lavorazione. Concordandolo ovviamente con lo stesso Olivi. Senza processi, senza arringhe accusatorie e senza alcuna “sentenza” il caso Olivi si chiude. Si chiude in ritardo rispetto ai “cugini” della Svp che ci hanno messo un niente a mettere fuori gioco politico e amministrativo i loro fallaci consiglieri. Si chiude in ritardo anche rispetto alla Lega che con l’automatismo dei furbi che non vogliono rogne in campagna elettorale ha sospeso subito il consigliere provinciale Job. Si chiude, almeno quello, in anticipo su un Patt che al consigliere Ossanna dà un rimbrotto. E morta lì.

 

Per Il Pd era dietro l’angolo una campagna elettorale sotto la spada di Damocle di chissà quante manine amiche – l’area di chi vota a sinistra – pronte ad alzarsi nei dibattiti pubblici per chiedere lumi sulla strampalata idea di etica che sembrava imporsi nei silenzi di chi gestisce il partito. O peggio nel minimizzare con indifferenza e perfino fastidio per le critiche amplificate – come è logico e sacrosanto – dall’informazione “brutta e cattiva”.

 

Tutto questo – per fortuna non accadrà. Ed è un bene per tutti. Un bene per chi può ritrovare un po’ di quella fiducia che l’”avvocato” Tonini aveva minato con quel suo ridicolo “Olivi non si tocca”. Un bene anche per la coalizione di centro-sinistra, che può tagliare il fiato a chi era attrezzato a strumentalizzare nella competizione interna i “guai” del Pd. Tutto è bene quel che finisce bene? Anche sì, purché nel Pd non esagerino adesso con gli applausi a sé stessi. Sarebbero fuori luogo per via del tentennamento prolungato che ha accompagnato una vicenda che al contrario appariva di semplice soluzione. Se è vero che a sinistra l’etica è sempre stata declamata come un mantra, c’era davvero poco da tergiversare. C’era da correre a “dare l’esempio”. Senza arrivare terzi con pubblico che continuava a chiedere “Ma ci arrivate o no?”.

 

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