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Coronavirus, imprese a picco: sport intrattenimento e ristorazione perdite per oltre il 30%. Bort: “Situazione preoccupate”

A marzo è andato perso il 25,6% delle ore lavorate, mentre più del 60% degli imprenditori farà ricorso agli ammortizzatori sociali. Difficoltà diffuse che si ripercuotono sull’occupazione e fatturato che fanno segnare rispettivamente -3% e -7,8%, ma in alcuni settori come sport, intrattenimento e ristoranti le entrate calano di oltre il 30%. Bort: “Servono più contributi a fondo perduto”

Di Tiziano Grottolo - 12 maggio 2020 - 14:15

TRENTO. Non è una sorpresa, ma il quadro delineato dall’indagine congiunturale del primo trimestre condotta dalla camera di Commercio, industria artigianato e agricoltura è preoccupante. Situazione confermata dal Presidente Giovanni Bort che ha sottolineato come i dati contenuti nell’indagine siano per certi aspetti migliori di quanto deve ancora arrivare dal momento che, fotografando l’arco di 3 mesi, l’andamento della crisi è solo parziale, mentre il tracollo avvertito per via del lockdown è iniziato in fasi diverse partendo solo dalla seconda settimana di marzo. Tanto però è bastato per colpire duramente tantissime imprese trentine.

 

Per comprendere la dimensione dei problemi basti sapere che nello studio della Camera di commercio sono state prese in considerazione circa il 60% delle imprese trentine, che rappresentano il 79% degli addetti e oltre il 64% del valore aggiunto. Se tra gennaio e febbraio le ore lavorative sono state in linea con lo scorso anno (nel secondo mese dell’anno si è registrato addirittura un +2,2%) a marzo si è registrato un calo repentino del 25,6%. In questo modo il totale del trimestre segna -8,4%. “La crisi per alcuni imprenditori è iniziata intorno all’8-10 marzo, mentre per altri è arrivata il 20, per altri ancora è arrivata più tardi quando avrebbero dovuto aprire” ha osservato Bort. Quindi, come già anticipato, la realtà potrebbe essere ben peggiore di quella fotografata nel primo trimestre dell’anno.

 

Nel dettaglio, per quanto riguarda le ore lavorate, il settore più colpito è quello delle attività estrattive (-46,4%), seguono costruzioni (-43,7%), commercio al dettaglio (-29,1%), manifattura (-27,7%), commercio all’ingrosso (-22,1%). Se la cavano meglio trasporti e servizi alle imprese che registrano un calo contenuto, rispettivamente del 15,7% e 8,2%. “Il settore dei servizi – fa sapere la camera di commercio – ha tenuto anche perché è riuscito prima di altri a riconvertirsi nello smart working”. Non potendo lavorare le imprese trentine sono state ovviamente colpite anche sul fatturato: il settore delle attività sportive e dell’intrattenimento ha registrato perdite che vanno dal 25% al 30%. Non va meglio per ristoranti e bar con un calo del fatturato compreso tra il 24% e 32%. Seguono servizi alla persona (calo tra il 23% e il 27%), ricettivo (calo tra il 21% e il 25%), estrattive (-17,4%) e impianti a fune (calo tra l’8% e il 12%).

 

 

 

 

Hanno passato quasi indenni il trimestre le attività che si occupano di commercio all’ingrosso e servizi alle imprese che hanno perso rispettivamente l’1,8% e lo 0,6% del fatturato. Nel complesso, calcolando tutti i settori presi in considerazione, il calo del fatturato si attesta a -7,8%. Il problema è che il peggio deve ancora arrivare, con il mese di aprile completamente in lockdown, tendo presente che le imprese (anche dello stesso settore) possono essere state colpite in maniera diversa. Da segnalare che paradossalmente, considerando che il trimestre 2019 fu particolarmente avaro di neve, alcune imprese (nonostante la chiusura anticipata) hanno registrato un lieve incremento del fatturato.

 

Il terzo sintomo della crisi è l’occupazione in calo, i settori più colpiti sono quello ricettivo: con un calo dei dipendenti compreso fra il 14% e il 18%, e quello di ristoranti e bar che hanno perso una quota tra il 12% e il 16% dei dipendenti. In aumento invece, commercio al dettaglio e all’ingrosso (rispettivamente +0,5% e +1,3%). L’occupazione complessiva ha segnato -3%. “In vista di aprile – ha aggiunto il presidente – ci aspettiamo le conseguenze peggiori, guardiamo con fiducia al mese di maggio quando finalmente alcune attività potranno riaprire”.

 

Le difficoltà del settore sono messe in evidenza anche dalle innumerevoli richieste di accesso agli ammortizzatori sociali: il 61,9% degli intervistati pensa che già nelle prossime settimane farà richiesta per avere accesso agli strumenti a sostegno dei dipendenti. Oltre il 70% delle imprese come bar, ristoranti, o che operano nel settore delle costruzioni e manifatturiero hanno fatto richiesta per gli ammortizzatori sociali. Un quadro difficile dunque, con il 38,8% degli imprenditori trentini che definisce la sua situazione finanziaria “precaria” o “fortemente negativa”, mentre il 48,4% pensa che sia positiva ma in peggioramento. Pessimismo che colpisce maggiormente le imprese più piccole. “Finora i provvedimenti nazionali e provinciali adottati su bollette e tasse hanno spostato il problema in avanti – ha osservato Bort – sforzi importanti ma adesso, per ristorare le imprese in maniera equa, servono contributi a fondo perduto. Le imprese – ha aggiunto –  hanno bisogno di liquidità e contributi a fondo perduto per compensare i mancati introiti”.

 

Dal canto suo l’assessore al lavoro Achille Spinelli ha fatto sapere: “Il lavoro di rilevazione dello stato di salute dell’economia trentina, curato dalla Camera di Commercio è fondamentale per capire la portata della crisi che ha investito la nostra economia. La Provincia ha recentemente approvato la Legge 3 e ne sta definendo i decreti applicativi per dare un supporto effettivo soprattutto alle piccole e micro imprese, che in Trentino costituiscono oltre il 90% del tessuto economico. È nostra ferma intenzione procedere in base a linee guida che privilegino la ripresa del lavoro in piena sicurezza e garantiscano una protezione sociale, lontana da possibili forme di assistenzialismo”.

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