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Festival dell'Economia, Tremonti: ''Il coronavirus ha distrutto l’utopia della globalizzazione senza regole''

L’ex ministro dell’economia e delle finanze, Giulio Tremonti, ha partecipato al Festival dell’Economia con una conferenza online sul tema “Coronavirus e sovranità nazionale”. Ingaggiato dalle domande del direttore scientifico, Tito Boeri, l’uomo forte dei Governi Berlusconi dal 1994 al 1995 e dal 2001 al 2011 si è speso - a dieci anni di distanza - sulle politiche più appropriate per fare ripartire l’Italia e, soprattutto l’Europa, dopo la crisi Covid-19

Pubblicato il - 09 luglio 2020 - 15:58

TRENTO. “La pandemia Covid ha distrutto l’utopia della globalizzazione senza regole, se non quelle incerte della finanza. La politica, soprattutto in Europa, è stata a lungo assente e non ha saputo governare una trasformazione repentina che in soli 30 anni ci ha portati da un mondo internazionale a quello globale. Questa crisi è destinata a cambiare il mondo e per questo serve agire sulle cause e non solo sugli effetti".

 

L’ex ministro dell’economia e delle finanze, Giulio Tremonti, ha partecipato al Festival dell’Economia con una conferenza online sul tema “Coronavirus e sovranità nazionale”. Ingaggiato dalle domande del direttore scientifico, Tito Boeri, l’uomo forte dei Governi Berlusconi dal 1994 al 1995 e dal 2001 al 2011 si è speso - a dieci anni di distanza - sulle politiche più appropriate per fare ripartire l’Italia e, soprattutto l’Europa, dopo la crisi Covid-19.

 

Il suo è un atto di accusa verso un sistema politico che non ha saputo gestire processi epocali. “Credo - ha aggiunto con un pizzico di ottimismo - che la reazione in atto in Europa segni l’uscita dalla fase di torpore, per entrare in una fase di protagonismo consapevole, necessario per affrontare problemi molto complessi”. Quanto al Mes, la sua posizione è netta: “ L’Italia ha già troppo debito e il Mes è debito”.

 

E’ un Giulio Tremonti che non ti aspetti quello che al Festival dell’Economia di Trento spiega le prospettive e le politiche per uscire dalla crisi Covid, traendo ispirazione dal passato, dove risiedono le cause, e non solo agendo sugli effetti che subiremo in futuro.

 

“Siamo davanti - ha più volte sottolineato - ad una crisi che cambierà un modello di globalizzazione sbilanciato. La natura è ricomparsa dopo 30 anni. La deforestazione in atto in America Latina rischia di creare effetti gravissimi in tutto il pianeta. Certo occorre agire sugli effetti ma serve ragionare sulle cause. L’emergenza Covid non la eviti con il vaccino o stampando moneta, come ha fatto l’Europa nel decennio precedente. La struttura del mondo globale - ribadisce l’ex ministro - è cresciuta su un disequilibrio artificiale. Obama disse che ci trovavamo di fronte ‘non è la fine del mondo ma la fine di un mondo’. Ed io ho nostalgia di un mondo internazionale che non c’è più”.

 

L’esposizione di Tremonti ritorna ai primi anni del duemila. “Clinton - ricorda - organizza gli strumenti per finanziare la globalizzazione. Nel 2009, dopo la prima grande crisi e in occasione del G7, G20 e Ocse, la discussione verte sulla necessità di agire sugli effetti o anche sulle cause. La mia posizione era agire sulle cause. La stesura del trattato multilaterale Ocse è un tentativo di agire sulle regole per la produzione, consapevoli che non si può più continuare a fare trade. L’articolo 4 sottolinea l’importanza fondamentale di regole ambientali e igieniche per un ordinato sviluppo della globalizzazione. L’utopia di quella politica mira ad una global legal standar. Ma - ricorda Tremonti - la posizione del Financial Stability Board vince, non servono regole per l’economia, ma regole di prudenza sulla finanza”. Quella scelta, a partire dal 2009, non ha portato tanta “stability” nel mondo finanziario. 

 

“Se è vero - ricorda ancora Tremonti - che nel 2012 l’euro e l’Ue sono stati salvati, sarebbe curioso di sapere da cosa sono stati salvati? Dalla crisi dei debiti sovrani? Esclusa la Grecia, che aveva seguito indirizzo della Troika, esclusa l’Italia, che aveva cambiato il governo, in Spagna e Irlanda non c’erano problemi di debito. In Europa inizia un ciclo di creazione dal nulla della moneta, importante per alcuni mesi, ma inquietante perché continua da 8 anni. E in Europa non si parla di politica economica”. Un esempio su tutti: al cambio di consegne della Bce si riuniscono tutti i capi di Stato europei i quali, al contrario, non hanno mai presieduto al cambio della Commissione europea. 

 

Tremonti cita Greta Thumberg per spiegare l’utopia di un global order in cui tutto è istantaneo e artificiale, e capace di produrre squilibri universali come mai prima d’ora nella storia dell’uomo. “Greta è la giustifica della reverse engineering della globalizzazione, non ha senso spostare la fabbrica in Asia producendo squilibri. Le strutture economiche - insiste - vanno regolate tenendo conto di costi e dei benefici”.

 

La responsabilità va ascritta a classi dirigenti segnate da “forti limiti nella coerenza e nella logica” delle loro azioni: “Google non perdona - ricorda l’ex ministro - ed è interessante vedere quello che dicevano poco tempo fa e ciò che sostengono ora. Siamo passati da liberte egualite, fraternite ad un trentennio dominato dall’utopia della globalizzazione. Molti in buona fede, altri dominati da interessi più pratici”.

 

“La Merkel - accusa Tremonti - ha fatto un salto sulla sua ombra. Ma quante ombre ha la cancelliera tedesca? Tutti ricordiamo la fanatica retorica per l’austerità della Merkel o la richiesta di altri di dare sanzioni alla Germania e alla Francia perché avrebbero violato il trattato”.

Per reagire alla crisi Covid è necessario, secondo Tremonti, un cambio di passo nella politica europea: “E’ rilevante il passaggio a un’azione comune, ma il diavolo sta nei dettagli. Oggi serve meno retorica negli annunci e più attenzione alla carte. Il Recovery Fund è diventato Next Generation".

 

Tremonti si pronuncia a favore di una tassazione europea, una equal tax: “Ma poi bisogna emettere titoli, con una tempistica ragionevole, a partire dall’anno prossimo. Abbiamo bisogno di investimenti e non di maggiore quota di debito”. 

 

Il problema dei differenziali fiscali tra i diversi Stati dell’Unione europea è un nodo che appare senza soluzione. “Nel ‘57 gli Stati europei decisero di devolvere verso l’alto una quota consistente di risorse, in base al principio ‘no taxation without representation’. Le elites e i popoli erano insieme. Oggi - continua - è un problema drammatico perché il sistema europeo è basato sul voto veto. Molta forza di paesi, che presentano da una tassazione favorevole, deriva da concessioni fatte da altri stati. Dietro all’Olanda c’è la Germania e il sistema delle holding si basa sulle direttive europee, vero meccanismo che muove la Comunità. Tutti i trattati prevedono la denuncia del trattato a giugno, ma io non ho visto nessuno che ha denunciato. L’armonizzazione è arrivata a un momento importante. Perché allora le direttive (inventate per le holding) sono ancora in piedi?".

 

“Il nostro debito pubblico - conclude Tremonti - è quotato per il 30% all’estero: escluse ipotesi di patrimoniale, che devasterebbero banche e assicurazione, escluse formule come il prestito, o il irredimibile, non rimangono molte alternative, se non lunghe emissioni, fatte dal Tesoro, con tassi e tempi definiti”. Il precedente, citato da Tremonti, è quello del dopoguerra, quando Einaudi scelse questa strada con una giustificazione semplice: ‘Il prestito salverà l’Italia, gli operai salveranno l’Italia'. 

 

Sul Mes, la posizione di Tremonti è chiara: “L’Italia ha troppo debito pubblico, e il Mes è debito. Prima o poi l’Europa ritornerà al Patto di stabilità e questa scelta può generare dei problemi per noi. L’Italia deve investire in Sanità, costruendo ospedali e non in concorsi per assumere personale medico”.

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