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| 29 lug 2020 | 18:40

Manodopera in agricoltura, i sindacati: ''Le imprese si attivino subito con una campagna di tamponi a tappeto per tutti i lavoratori stranieri"

I sindacati non sono disposti ad accettare che la pandemia diventi facile pretesto per bypassare il contratto agricolo che prevede già forme di massima flessibilità per assumere anche solo per poche ore. “No ai voucher – viene spiegato - che riducono salari e diritti” spiegano

di Redazione

TRENTO. Nessuna deroga sulla salute e tamponi per chi arriva dall'estero. Questa la linea dei sindacati in merito alle problematiche che in queste settimane si stanno discutendo nel mondo agricolo per la carenza di personale.

I sindacati non sono disposti ad accettare che la pandemia diventi facile pretesto per bypassare il contratto agricolo che prevede già forme di massima flessibilità per assumere anche solo per poche ore. “No ai voucher – viene spiegato - che riducono salari e diritti” hanno ribadito i segretari di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila, Maurizio Zabbeni, Fulvio Bastiani e Fulvio Giaimo.

 

Si fa riferimento anche al fatto che l'Agenzia del lavoro nell'attivare la sezione “Il settore agricolo assume” per favorire l'incontro tra domanda e offerta ha visto solamente la registrazione del 7% delle imprese agricole trentine. I dati sono stati forniti dal consigliere provinciale di Onda Civica, Filippo Degasperi.

 

“Ricordiamo – spiegano i sindacati - che è stata l’assessora Zanotelli un anno fa ad avviare, senza il coinvolgimento dei sindacati, il progetto per le liste dei lavoratori e disoccupati italiani da impiegare in agricoltura, minacciando addirittura di escludere dai benefici tutti quelli che non accettavano le offerte di lavoro. Adesso, mentre l’assessora tace, scopriamo che sono le imprese che non vogliono attingere dalle liste predisposte da Agenzia del Lavoro, che diventa troppo facile capro espiatorio. Sono assurde alcune semplificazioni dei datori di lavoro”.

 

Troppo facile, spiegano sempre i sindacati, affermare come fanno alcuni, che i lavoratori italiani non sarebbero disponibili a cominciare a lavorare all’alba o sotto la pioggia. “C’è un contratto e ci sono delle regole e quelle vanno applicate i datori di lavoro se ne facciano una ragione. Sicuramente ci sono anche delle limitazioni oggettive, come le difficoltà dei trasporti, che potrebbero essere risolte e su cui però oltre le promesse non è stato assunto nessun provvedimento”.

 

Utile sarebbe invece mettere in campo iniziative di formazione in sinergia con l’Ente bilaterale di settore per dare le nozioni di base a chi è privo di esperienze e si è reso disponibile.

 

La questione più importante per le tre sigle sindacali resta però quella delle restrizioni imposte per l’arrivo di manodopera straniera a causa del Covid 19. “Sulla salute e la sicurezza non accettiamo nessuna deroga. Se le imprese affermano di voler ricorrere alla manodopera rumena, perché ha maggiori competenze, si attivino subito con una campagna di tamponi a tappeto per tutti i lavoratori stranieri. Chi risulta negativo potrà, dunque, fare due settimane di quarantena attiva. Già alcuni protocolli provinciali prevedono la gestione di gruppi di lavoratori omogenei. Si può fare anche in agricoltura”. Zabbeni, Bastiani e Giaimo chiamano in causa anche la Provincia. “E’ indispensabile che amministrazione e Azienda sanitaria si attivino immediatamente per organizzare una campagna di test a tappeto. Solo in questo modo si potrà lavorare in sicurezza rispondendo anche ai bisogni delle imprese locali”.

 

I sindacati dunque non ci stanno a banalizzare la questione e rilanciano la necessità di affrontare il problema in modo strutturale, come peraltro già condiviso con le parti datoriali. “Abbiamo sottoscritto insieme i Protocolli sull’incontro domanda e offerta e sulla tutela della legalità anche allo scopo di dare risposte al fabbisogno di manodopera e prevenire e arginare lo sfruttamento di manodopera. Il nuovo Ente bilaterale di settore rappresenta un importante tassello di questa strategia che adesso deve essere concretizzata”.

 

Resta comunque sullo sfondo un problema più ampio, legato al funzionamento spesso distorto della filiera agricola. “Spesso il contadino è l’anello debole della filiera, che subisce le imposizioni dei gruppi della distribuzione. Bisogna riequilibrare in rapporti di forza per arginare i fenomeni di sfruttamento anche del lavoro. Non è però scaricando sui lavoratori che si ottengono soluzioni”, concludono i tre segretari.

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