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| 14 giu 2017 | 18:42

Una cooperativa di lavoratori per dare speranza alla Tassullo Materiali. Ma gli stessi lavoratori sono titubanti: "Tra i soci l'ex amministratore delegato"

“Noi siamo per la continuità, contro lo spacchettamento degli asset e per la valorizzazione del know-how. Il nostro progetto – afferma il presidente della neonata cooperativa Calce – guarda al futuro”. E i soldi da mettere sul tavolo? “Ci sono finanziamenti pubblici, autofinanziamenti dei soci”

di Redazione

TRENTO. Le intenzioni sono buone, la volontà tanta ma il percorso è tutto in salita. La cooperativa Calce si presenta con la voglia di rilevare in toto l'attività della Tassullo Materiali, diventando la seconda cordata in pista, affiancando ai blocchi di partenza gli imprenditori locali che già hanno avanzato le loro proposte.

 

L'idea è molto allettante, di per sé quasi 'rivoluzionaria'. Gli stessi lavoratori, costituiti in cooperativa, prendono le redini dell'azienda e la fanno funzionare diventando imprenditori di se stessi. Una bella idea se ci fossero i lavoratori, però.
 

Ad oggi ce n'è solo uno, il presidente Michele Dalpiaz, mentre tutti i restanti nove soci sono ex lavoratori licenziati dalla stessa azienda. Per contro, gli altri 42 dipendenti tuttora in attività si sono mostrati un po' titubanti, piuttosto freddi a questa proposta che nelle ipotesi dovrebbe poggiarsi proprio sulle loro spalle.
 

“I nostri punti di forza – spiega il presidente – sono il sistema cooperativistico che prevede la tutela del lavoro come punto fondamentale. La nostra finalità non è quella speculativa come potrebbe essere quella di un privato che vuole fare soltanto profitto, noi siamo attenti all'occupazione e alla reintegrazione di quelli che sono stati licenziati”.
 

Noi siamo per la continuità, contro lo spacchettamento degli asset e per la valorizzazione del know-how. Il nostro progetto – afferma – guarda al futuro”. E i soldi da mettere sul tavolo? “Ci sono finanziamenti pubblici, autofinanziamenti dei soci”, spiega Dalpiaz.
 

Ma come dicevamo, i lavoratori devono essere convinti e questo sembra la parte più difficile: “Prima di parlare con la stampa dovevano parlare con noi in modo più approfondito”, azzarda qualcuno. Ma qualcuno azzarda ancora di più: “E' inutile che chiedano ai dipendenti di diventare soci se tra quelli fondatori c'è l'amministratore delegato che ha portato a questa situazione”.
 

“Molti dipendenti – spiega uno dei sindacalisti presenti all'incontro - vedono nella Calce un ritorno al passato, una continuità con gli stessi schemi che hanno portato la Tassullo a queste condizioni”. Comprensibile, quindi, la titubanza dimostrata. “Ma ci vorrà tempo per presentare bene la nostra proposta”, si difendono presidente e vicepresidente della neonata cooperativa.
 

Vedremo cosa succederà, anche se l'attenzione è tutta concentrata sulla questione legale che ha investito l'azienda nonesa. “Siamo in un quadro giuridico complicato – affermano i sindacati – si susseguono sentenze che sono uno in contraddizione all'altra. Ora – spiegano – i giudici hanno concesso la possibilità dell'affitto di un ramo aziendale ma in futuro potranno decidere che il fallimento non si concretizza e tutto torna in mano ai vecchi proprietari, oppure mettere tutto all'asta”.
 

Una situazione difficile, “e ancor più difficile è trovare un privato che decida di fare investimenti per un affitto, senza poter guardare al futuro con tranquillità”. Insomma, per molti lavoratori, che sia la nuova coop o la cordata di imprenditori del territorio a farsi avanti poco importa. “Importa la salvaguardia dei posti di lavoro, perché ci sono quaranta famiglie appese a un filo”.

 

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