Da Draghi a Lagarde, tra "stagflazione", rialzo dello spread e caro prezzi: ecco cosa sta succedendo in Europa. E la Giunta Fugatti cosa deciderà di fare?
Sono molte serie le prospettive di "stagnazione", o meglio di "recessione", con rimbalzo dell'inflazione: quindi, in sostanza di "stagflazione", la peggiore malattia che un sistema economico possa contrarre
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TRENTO. Lo scorso 10 marzo (Qui Articolo), il Dolomiti aveva approfondito i rischi e le problematiche che la stagflazione avrebbe portato in Italia (e in Trentino). Una “malattia” del sistema economico, quella della stagflazione, che deriva dall'incrocio di due termini “stagnazione ed inflazione” e che consiste dunque in un aumento dei prezzi accompagnato da un'economia in fase, appunto, di stagnazione.
Pochi giorni prima, il 24 febbraio, la Russia aveva iniziato una criminale invasione dell’Ucraina, che oltre ad essere un atto scellerato sotto ogni punto di vista, aveva in poche ore determinato una impennata ingiustificata (in quel momento) dei prezzi di tutte le principali materie prime, segno evidente che il vecchio detto francese “C’est l’argent qui fait la guerre” (“sono i soldi che fanno la guerra”) era ed è sempre validissimo.
Ma niente di nuovo in definitiva accadeva sotto il sole. Carri armati e veleno per gli oppositori sono sempre stati gli strumenti primari usati dai russi per “difendere” la “loro democrazia”. In poche ore abbiamo poi appreso che l'Ucraina, da dove negli anni sono arrivati moltissimi operatori nel settore dell'assistenza, costretti a vivere lontani da casa per mantenersi lavorando spesso insieme ai nostri anziani, possiede risorse importantissime, dal grano al gas, dal litio all'energia nucleare fino al petrolio. Risorse che, da un certo punto di vista, farebbero dell'Ucraina uno dei paesi “più ricchi” del pianeta, una ricchezza che evidentemente però è detenuta da una sparuta cricca di persone.
Ed abbiamo anche saputo che gli Usa, sempre pronti magnanimamente a difendere le libertà degli altri paesi, ma solo di quelli che hanno materie prime e preferibilmente il petrolio, ci avrebbe venduto il suo gas per compensare la chiusura dei rubinetti da parte della Russia. Ben si intende gas di qualità peggiore ed a prezzi maggiori.
Quindi molto serie sono le prospettive di “stagnazione”, o meglio di “recessione”, con rimbalzo dell’inflazione. Ovvero, come detto, di “stagflazione”, la peggiore malattia che un sistema economico possa contrarre, equiparabile per gravità alla seguente pena spietata praticata nel medioevo: ad un condannato veniva legata una mano ad un cavallo, l’altra ad un altro cavallo. Venivano poi fatti partire i due animali contemporaneamente in direzioni esattamente opposte. Il risultato lo potete immaginare direttamente voi.
Ed eccoci in Italia. Il buon Draghi aveva appena finito di dire: "Questo è un anno in cui non si chiedono soldi, ma si danno" e così vara una manovra da 30 miliardi, oltre ad altri interventi “collaterali” di altre svariate decine di miliardi già deliberati o in corso di delibera. “Spende e spande” quindi, come si dice, e probabilmente ha fatto anche bene in quel momento per sostenere “il fortino”.
Ma, diciamocelo, con questi interventi il rapporto Pil/Debito pubblico italiano è ben superiore a quel 150% che Draghi “spara” per non preoccupare troppo i mercati. Fosse anche al 150% in ogni caso, è ovvio che non saremo mai in grado di rimborsarlo, quel debito, quindi tecnicamente siamo in “default” ed i nostri titoli pubblici sono “trash”, ovvero “spazzatura”.
“Niente paura” dice Draghi con tutti gli analisti: quei “titoli spazzatura” ce li compra la Banca Centrale Europea con il “Quantitative Easing”, varato proprio da lui nel 2015, quando era presidente della BCE.
E ricorderete anche quando, qualche anno prima, durante la crisi del debito sovrano europeo, lo stesso Draghi sottolineò che avrebbe fatto "tutto il necessario", “Whatever it takes”, per salvare l'euro.
La questione piacque molto a noi italiani, che potevamo così continuare a dilapidare soldi pubblici, (che tanto ci copriva la “vituperata” Europa). Piacque però molto meno ai “falchi” del nord Europa, inveleniti del fatto che, secondo il loro punto di vista, a loro toccava fare le “formichine” e “tirare la carretta”, mentre noi facevamo gli “scialacquoni”.
Ma, come si sa, i tempi cambiano e così dal 2.7.2019 presidente della BCE al posto di Draghi è stata nominata l’avvocata e banchiera Christine Lagarde (ex-direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale), con il massiccio appoggio proprio di quei “falchi” del nord.
Christine Lagarde che, come ha sentito “odore di bruciato”, con un’inflazione del 7% circa in Europa (con “outlook”, ovvero “previsione”, in aumento) e dell’8,9% negli Usa (la più alta dal 1891), ha subito alzato i tassi di interesse dello 0,25% ed i “rumors” dicono che farà un ulteriore rialzo dello 0,50% a settembre.
Aumento dei tassi che ovviamente incide fortemente sulle famiglie, già penalizzate dagli aumenti folli dei prezzi (in pratica di tutto) e soprattutto su quelle che hanno un mutuo a tasso variabile (la stragrande maggioranza).
Ma se non bastasse, l’ineffabile Christine Lagarde ha decretato anche che dal 1° luglio prossimo la Banca Centrale Europea non acquisterà più i nostri titoli di Stato, così come quelli degli altri paesi (meno indebitati di noi).
Titoli che ad oggi non si comprende chi li acquisterà, come non si capisce che tassi dovremo offrire per evitare il “crac” del nostro Paese, circostanza che ha già prodotto in poche ore perdite colossali in borsa ed un rialzo dello “spread”, ovvero del costo del nostro debito pubblico (a 234 punti base)
Si è creata così una grande agitazione e confusione nella classe politica italiana (già molto confusa di suo).
Ma veniamo ora al Trentino. La domanda è questa: la Giunta Fugatti, di fronte a quanto sta accadendo, cosa deciderà di fare?
Lo verificheremo insieme già nelle prossime ore.












