In arrivo gli aumenti della benzina, anche in Trentino automobilisti in coda ai distributori
Aumenti in vista per il nuovo anno e il primo è quello del prezzo dei carburanti che da nove mesi a questa parte gode della riduzione delle accise decisa dal governo Draghi. Ora, però, questa riduzione terminerà

TRENTO. Non sarà certamente un buon inizio d'anno per gli automobilisti. Il prezzo dei carburanti, che da nove mesi a questa parte gode della riduzione delle accise decisa dal governo Draghi, a partire dal primo gennaio tonerà a salire.
Sia per la benzina che per il diesel la riduzione, in questo periodo, è stata complessivamente di 30,5 centesimi, almeno fino a dicembre, quando con il dl Aiuti quater il taglio è stato prorogato fino al 31 del mese ma ridotto a 18,3 centesimi.
Nelle prossime ore, però, i prezzi torneranno a salire. Al momento dal governo Meloni non sono arrivati segnali di volontà di prorogare le riduzioni. Ecco allora che assisteremo ad un aumento automatico dei listini che potrà arrivare in alcuni casi ad un rialzo di circa 18 centesimi.
Per questo motivo anche in Trentino in queste ore sono molte le persone che hanno deciso di raggiungere i distributori di benzina per acquistare carburante ad un prezzo più basso.
“Il governo deve intervenire con urgenza per bloccare l'aumento del costo del carburante che scatterà dal 1 gennaio. E' doveroso scongiurare l'aumento del prezzo di benzina e diesel – ha spiegato il segretario nazionale della Confederazione Selp, Giovanni Centrella - per evitare rincari a pioggia su tutti i settori produttivi e dei trasporti. La condizione economica e sociale del Paese e' alquanto complicata, ed un aumento del prezzo degli idrocarburi finirebbe per appesantire ulteriormente le difficoltà di imprese e famiglie"
Altra questione riguarda i rincari nei pedaggi autostradali. All'inizio di ogni anno le tariffe vengono tradizionalmente aggiornate, ma da quattro anni a questa parte, dopo il crollo del Ponte Morandi, sono rimaste congelate. Il 2023 potrebbe registrare il ritorno agli aumenti, per la prima volta dal 2018.












