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Produzione di mele in calo in Trentino (-1%) e in Alto Adige (-3%): il Piemonte invece continua a espandere la superficie coltivata e fa segnare un nuovo record

Assomela ha stimato costi aggiuntivi per i produttori di circa dieci centesimi al chilogrammo ma destano qualche preoccupazione anche le condizioni climatiche: “Le ondate di calore che ripetutamente colpiscono l’Italia e l’Europa e, in alcune aree, una pesante crisi idrica, potrebbero intaccare la qualità dei frutti”

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 07 agosto 2022 - 20:43

TRENTO. Per la produzione di mele nazionale si prospetta un’ottima annata con un aumento stimato del 5% rispetto a quella dello scorso anno. Questo quanto emerge dal report di Assomela, il consorzio delle organizzazioni di produttori di mele italiani che rappresenta l’80% della produzione melicola nazionale. Per la cronaca ad Assomela fanno riferimento colossi come Marlene, il Consorzio From e Vog Products della Provincia di Bolzano, Melinda, La Trentina e Mezzacorona per il Trentino.

 

In particolare per l’Italia si stima una produzione totale di 2.150.221 tonnellate. Per quanto riguarda le singole regioni, scendono leggermente Alto Adige (-3%) e Trentino (-1%), mentre crescono tutte le altre, tornando a livelli paragonabili a quelli degli anni passati. Segna un nuovo record il Piemonte, che continua a espandere la superficie a melo. Bene anche la produzione biologica che in Italia fa segnare un nuovo record, sfiorando le 200.000 (+4% rispetto al 2021), pari a un incremento del 9% dell’offerta totale.

 

Ovviamente la classifica della produzione totale continua a vedere in testa l’Alto Adige con una previsione per il 2022 di 912.803 tonnellate e il Trentino con 507.306 tonnellate. Seguono Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. “L’instabilità geopolitica – spiegano da Assomela – ha favorito un aumento generalizzato e incontrollato dei costi, questa, unita alle difficoltà di reperimento della manodopera e al calo generalizzato dei consumi restituisce uno scenario preoccupante”.

 

Assieme alle principali realtà nazionali Assomela ha stimato costi aggiuntivi per i produttori di circa dieci centesimi al chilogrammo. Questi costi, in assenza di strumenti di mitigazione, andranno a incidere sull’intera campagna commerciale 2022/2023 e non solo sulla seconda parte, come accaduto nel 2021/2022. Destano qualche preoccupazione anche le condizioni climatiche: “Le ondate di calore che ripetutamente colpiscono l’Italia e l’Europa e, in alcune aree, una pesante crisi idrica, potrebbero intaccare la qualità dei frutti”.

 

Le stime sulla raccolta sono molto buone per la Polonia, Paese fondamentale nel determinare l’equilibrio del mercato europeo, ma anche per Germania, principale paese importatore per l’Italia, e Francia, che negli ultimi due anni con livelli produttivi non eccezionali aveva alleggerito la pressione su alcuni mercati all’export. Al contempo la minore produzione in Spagna potrebbe rappresentare per l’Italia un’opportunità per continuare a consolidare la sua posizione sul mercato.

 

Nel più lungo periodo però ci sarà da fare i conti con la concorrenza che arriverà dai paesi limitrofi. “Negli ultimi anni Serbia e Turchia non solo ha aumentato la propria capacità produttiva ma producono mele di qualità a costi certamente inferiori a quelli del vecchio continente. La concorrenza di questi paesi ‘emergenti’ sarà certamente più forte nel prossimo futuro”, concludono da Assomela.

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