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Il 2022 del turismo trentino è ancora da segno ''meno'' (rispetto al 2019), soffrono gli hotel per il terzo anno consecutivo e preoccupa un dicembre non brillante

Performance difficile per il settore alberghiero negli ultimi 12 mesi, mancano soprattutto i mercati esteri a inizio anno. Il dicembre scorso in flessione e questo potrebbe preoccupare, anche per le scarse precipitazioni nevose, sull'andamento di questa stagione invernale

Di Luca Andreazza - 16 marzo 2023 - 20:10

TRENTO. Una sostanziale ripresa per il settore turistico rispetti ai 24 mesi precedenti, fortemente caratterizzati dalle limitazioni per fronteggiare l'epidemia Covid. Meglio dell'anno scorso ma il saldo è ancora negativo rispetto al 2019 da record, si salva solo il Garda che fa registrare segni più per arrivi e per presenze. Il comparto è tornato abbastanza in linea, soprattutto sul 2018 e antecedenti, però accusa un calo per la terza annata consecutiva, un meno che si inserisce in un contesto complesso, anche per i rincari dei prezzi e dell'inflazione. A pagare sono, soprattutto, gli hotel mentre l'extralberghiere tiene e si è mostrato più brillante, forse sintomo di una nuova sensibilità del turista. Questo emerge dai dati rilasciati e certificati da Ispat-Istituto di statistica della Provincia di Trento.

 

Certo, i primi mesi dell’inverno 2022 sono stati ancora parzialmente influenzati da restrizioni causa Covid e poi dalle tensioni geopolitiche; aspetti che hanno influito, in particolar modo, sul ridimensionamento delle provenienze dall’estero. Statisticamente, poi, il confronto con le dinamiche del 2021 evidenzia valori in forte crescita per gli arrivi (49,9%) e per le presenze (48,7%), ma risulta poco significativo. Il 2020 è stato quasi da anno zero con un arretramento di 30 anni sul fronte dei flussi e il 2021 non è andato tanto meglio con l'industria della neve ferma ai box e la stagione andata completamente in bianco (Qui articolo).

 

La flessione emerge, così, dal confronto con il 2019, -1% negli arrivi e -3,6% nelle presenze. Risultati diversificati si osservano per i due comparti del settore: l’alberghiero registra una diminuzione del -2,6% negli arrivi e del -5,9% nelle presenze; gli incrementi si riscontrano invece per l’extralberghiero con un aumento del +3,8% negli arrivi e del +2,2% nelle presenze.

L’andamento mensile per provenienza delle presenze turistiche del settore alberghiero ed extralberghiero degli ultimi 4 anni mostra in che modo i periodi di lockdown e le restrizioni abbiano condizionato la dinamica del movimento turistico (da marzo 2020 a giugno 2020, da ottobre 2020 a giugno 2021 e i primi 4 mesi del 2022). Le presenze italiane nel 2022, se si esclude il primo periodo invernale dove risultano solo leggermente inferiori, seguono un andamento quasi in sovrapposizione con quelle del 2019. Le presenze straniere, molto contenute da gennaio a aprile, mostrano una marcata ripresa a partire dal mese di maggio 2022.

 

I pernottamenti registrati nel corso del 2022 sono di poco superiori ai 17 milioni e 700mila, con una prevalenza di turisti italiani (60,6%). Sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente in entrambi i settori le presenze degli italiani (+0,3%); il buon andamento degli stranieri nell’extralberghiero non riesce però a compensare la notevole flessione registrata negli alberghi e nel complesso i pernottamenti esteri segnano un calo del 9%. In termini strutturali, le presenze alberghiere rappresentano il 69,7% del totale dei pernottamenti rilevati nelle strutture turistiche.

L'estate è andata generalmente bene con conferme e crescite interessanti, soprattutto sulle "code di stagione" (Qui articolo), con una remuneratività dell'offerta che è aumentata (da 118 euro del 2019 a 130 euro del 2021 e 142 euro del 2022 con picchi fino a 180 euro in agosto); il calo è riconducibile ai mesi di gennaio, febbraio, marzo e aprile; ancora influenzati dalle limitazioni per contrastare l'epidemia Covid, poi è scoppiata la guerra in Ucraina. 

 

E' da maggio che si osserva una ripresa, un trend rafforzato a giugno e luglio, sostanzialmente stabile invece agosto (-0,3%), mese che si conferma top per numero di pernottamenti; ecco poi settembre ottobre che evidenziano variazioni molto positive. Un'altra contrazione invece a novembre e dicembre, quest'ultimo un mese forte e legato alla neve. 

A mancare sono le presenze straniere (-9%) a parità di dati sul mercato italiano (+0,3%). Le principali Regioni di provenienza si confermano la Lombardia, il Veneto, l'Emilia-Romagna, la Lazio e la Toscana per l'Italia; Germania, Polonia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Austria per i mercati esteri.

 

La performance dei singoli territori è generalmente negativa; solo la zona del Garda trentino, le cui presenze rappresentano il 22,3% delle presenze totali provinciali, mostra incrementi lato arrivi (+2,2%) e lato presenze (+4,9%). Andamento positivo per la sola componente degli arrivi si registra per gli ambiti dell’Altopiano della Paganella, Piana della Rotaliana e San Lorenzo Dorsino, della Valle di Fassa e di Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena, Giudicarie Centrali e Valle del Chiese. Tutto gli altri invece giù nell'arco dei 12 mesi.

 

Nel comparto alberghiero si hanno variazioni negative delle presenze per tutte le categorie, escluso i 4 stelle superior e 5 stelle. Le presenze registrate nelle strutture a tre stelle rappresentano il 44,1% di questo movimento nell’anno.

 

I risultati per il settore extralberghiero, che rappresenta il 30,3% delle presenze complessive, sono positivi: gli arrivi segnano infatti un aumento del 3,8% e le presenze del 2,2%. In particolare nelle tipologie campeggi, agritur e gli esercizi rurali, che rappresentano il 50% del movimento, i pernottamenti crescono del 13,6%. Insomma, c'è ancora da aspettare per far segnare il punto della ripartenza, ma restano le incertezze: dicembre non è stato forse ai livelli che si sarebbe aspettati e pesano le scarse precipitazioni nella stagione fredda. La speranza è che un settore strategico per il Pil del territorio possa riprendersi nel 2023 e uscire dalle secche di un periodo molto complesso. 

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