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Coronavirus, un passo indietro di 30 anni per il turismo trentino. Il 2020 quasi un anno zero ma il 2021 è già partito in salita con l'inverno mai avviato

 Un tracollo a 11.701.138 presenze tra alberghiero e extralberghiero; si "sale" a 23.369.994 pernottamenti se si includono le seconde case e gli alloggi privati. La forte connotazione stagionale ha permesso di "limitare" i danni sull'anno scorso ma nel 2021 l'inverno è saltato e l'estate si presenta già complicata 

Di Luca Andreazza - 12 marzo 2021 - 05:01

TRENTO. Un arretramento di 27 anni per il comparto alberghiero e extralberghiero, di 35 anni nel complesso del sistema. Basta questo per raccontare la crisi del comparto turistico in Trentino. Un'epoca, forse qualcosa in più, passata. Un tracollo a 11.701.138 presenze tra alberghiero e extralberghiero; si "sale" a 23.369.994 pernottamenti se si includono le seconde case e gli alloggi privati. Questa una prima fotografia, targata Ispat-servizio statistica della Provincia di Trento, del 2020 per quanto riguarda i flussi turistici provinciali.

Un passo indietro a inizio anni '90 se si parla di alberghiero e esercizi complementari, e poi ancora più indietro a metà anni '80 se si aggiungono alloggi privati e seconde case; evidente il grido d'allarme del comparto e la preoccupazione del settore; ci si riferisce una movimentazione talmente "antica", che non sono stati nemmeno pubblicati gli annuari di settore, si parte dal 1998 e si trova qualche riferimento ai periodi antecedenti a quell'anno. 

Il record dei 32.779.340 pernottamenti globali e oltre 13 milioni solo per l'alberghiero toccati nel 2019 (dopo una costante crescita) sono un lontano ricordo perché intanto il turismo è ancora pressoché bloccato, la stagione invernale è andata completamente in bianco, il periodo resta particolarmente delicato e ancora fortemente caratterizzato dalle limitazioni imposte per fronteggiare l'epidemia Covid-19. 

Difficile, purtroppo, prevedere oggi una netta inversione di tendenza: un settore strategico per il Pil provinciale (pesa per circa il 15% con punte al 20%) che rischia di dover soffrire ancora parecchio: complicato accedere ai mercati esteri, una primavera forse già compromessa con le festività di Pasqua cancellate; l'estate a cercare di limitare i danni e grandi interrogativi che si presentano già sull'organizzazione della prossima stagione invernale.

Il copione del 2021 potrebbe scorrere sulla falsariga dei 12 mesi appena trascorsi con l'aggravante, rispetto all'anno scorso, che gennaio febbraio sono stati spazzati già via. Il mese di marzo può essere già considerato archiviato e aprile intaccato. Sono tante le incertezze, solo un'energica sterzata nella campagna vaccinale potrebbe rasserenare l'orizzonte. Poi si deve fare i conti con la capacità di spesa dei potenziali turisti, la mobilità sbloccata e il quadro del tessuto socio-economico. Accendere il motore può anche essere facile ma ci vuole tempo per alzare i giri, come dimostrato anche nell'ultima estate.

 

Un turismo a livello zero, un 2021 che potrebbe andare anche peggio di quello appena trascorso, e in tutto questo il Trentino inserisce una riforma che alza la tassa di soggiorno, si inseriscono enti intermedi che potrebbero drenare risorse alla macchina, oliare i meccanismi e si prevedono misure che richiedono il legittimo tempo per entrare a regime (l'assessore stesso aveva parlato di un triennio), ma questa è un'altra storia.  

 

Un 2020 che sembrava promettere davvero bene. Tra gennaio e febbraio sono stati registrati incrementi a doppia cifra, rispettivamente +10,7% e +12,2%; poi irrompe sulla scena l'epidemia e il governo decide per il lockdown a primavera. Una caduta giocoforza verticale delle presenze: marzo (-79,2%), aprile (-97,2%) e maggio (-92,8%).

 

La flessione dell'emergenza sanitaria e la curva del contagio a livelli quasi fisiologici, hanno consentito una piccola ripresa. La ripartenza, però, si è rivelata forse più lenta delle aspettative: male giugno a -75,9% e segnali di avvio a luglio (-37,4%). Meglio agosto (-12,8%) e settembre (-13,1%), anche se il segno è irrimediabilmente a saldo negativo. Poi la seconda ondata con (nonostante gli annunci) gli impianti mai attivati, Mercatini saltati ovunque, eventi messi in stand-by e mobilità ferma: ottobre (-43,2%), novembre (-66,2%) e dicembre (-93,2%).

 

Un colpo che può essere stato attutito solo in parte dalla forte connotazione stagionale del turismo sul territorio. L'inverno (dicembre 2019-aprile 2020) per gli alberghi si è chiuso a -18,5% presenze (non sono disponibili i dati per i singoli ambiti), mentre l'estate (giugno-settembre 2020) a -30% nei pernottamenti (Trento, Monte Bondone, valle dei Laghi: -40%; Paganella: -25%; Pinè/Cembra: -33,5%; Fiemme: -25,7%; Fassa: -21,5%, San Martino: -22,7%; Valsugana: -41,8%; Alpe Cimbra: -28,7%; Rovereto: -48,7%; Garda: -38,3; Comano: -33,4%; Campiglio, Pinzolo, val Rendena: -25,6%; val di Sole: -32,7%; val di Non: -23,7%) 

Numeri che si traducono, secondo i dati della Camera di commercio, in drastici cali di fatturato: strutture di ricezione, ristoranti, bar, imprese di sport o intrattenimento e molte attività dell'indotto hanno subito perdite enormi. Il settore ricettivo registra un picco negativo del -74,1%sport e intrattenimento seguono con il -59,9% e la ristorazione scende del -48,1% (Qui articolo).

 

In questo contesto il mese di agosto si conferma il periodo con il più alto numero di pernottamenti e la sua incidenza sull'anno aumenta di 7,6 punti percentuali: passa dal 20,3% al 27,9%, una tendenza dovuta alla straordinarietà della stagione estiva. In via generale, il calo riguarda naturalmente entrambi i settori: gli arrivi diminuiscono del 39% sia nell’alberghiero che nell’extralberghiero; le presenze scendono del 36,3% nell’alberghiero e del 37,1% nell’extralberghiero.

 

Le presenze alberghiere rappresentano il 71,6% del totale dei pernottamenti rilevati nel complesso delle strutture ricettive (escludendo alloggi privati e seconde case). Nel 2020 i pernottamenti sono, quindi, di poco superiori agli 11,7 milioni, con una netta prevalenza di turisti italiani (68,1%). La contrazione maggiore si osserva naturalmente per la componente estera (-51,5%); più contenuto il calo dei connazionali.

Le variazioni maggiori si rilevano negli alberghi a quattro stelle (-39,6%) e in quelli a tre stelle (-36,7%) con le presenze registrate nelle strutture a tre stelle che rappresentano il 46,1% del movimento turistico alberghiero annuo. Il settore extralberghiero, che rappresenta il 28,4% delle presenze complessive, evidenzia un andamento analogo al settore alberghiero e presenta un calo sia negli arrivi (-39%) che nelle presenze (-37,1%).

Le presenze in campeggi, agritur e negli esercizi rurali rappresentano nell’anno il 48% del totale del movimento nel settore extralberghiero. Anche per queste strutture si registra una marcata flessione delle presenze (-32,9%). La crescente domanda di accoglienza informale connessa all’emergenza sanitaria ha probabilmente favorito l’incremento degli affitti turistici, soprattutto durante la stagione estiva, così come un maggior utilizzo delle seconde case.

 

In questo contesto da profondo rosso, le performance dei singoli territori sono purtroppo molto negative: gli ambiti della valle di Fassa (che registra il maggior numero di pernottamenti), dell'Altopiano della Paganella, Cavedago e Spormaggiore, di San Martino di Castrozza, Primiero e Vanoi, dell'Alpe Cimbra e della valle di Ledro hanno registrato flessioni più contenute (un calo compreso tra il 26% e il 30%). La necessità di ripartire è evidente, ma le incertezze caratterizzeranno i prossimi mesi in modo ancora importante.

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