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Il fondo australiano ha il 40% delle quote di Hydro Dolomiti Energia, pronto a venderle? L'ex rettore: ''La Pat si limiterà a guardare senza intervenire?''

Il fondo australiano aveva acquistato le quote da Enel per un valore di 335 milioni e oggi valuterebbe la cessione del proprio pacchetto. Nessun commento da parte del Gruppo Dolomiti Energia

Di Luca Andreazza - 09 gennaio 2023 - 21:21

TRENTO. Comparto energetico in evoluzione e alcuni cambiamenti potrebbero toccare da vicino anche il Trentino. Il fondo australiano Macquarie valuterebbe la cessione delle proprie quote in Hydro Dolomiti Energia, controllata dell'idroelettrico di Dolomiti Energia che detiene il 60% del pacchetto. 

 

"La società non ha commenti o dichiarazioni in merito", le parole a Il Dolomiti del Gruppo Dolomiti Energia. Il fondo Macquarie avrebbe, però, affidato un mandato all'advisor Rothschild, un incarico per predisporre la vendita della quota del 40% detenuta in Hde.

 

La Hydro Dolomiti Energia è stata costituita da Enel Produzione e le aveva conferito il ramo d'azienda di generazione da fonte idroelettrica in Trentino. Oggi l'ente detiene 27 centrali di proprietà e altre in gestione. Gli impianti di grande e piccola derivazione hanno un totale di circa 1,3 GW di potenza efficiente e 3,1 TWh di producibilità annua.

 

Nel luglio 2008 il 51% di Hde era stato ceduto a Dolomiti Energia, mentre nel 2015 Enel aveva venduto la propria quota del 49% a Fedaia Holdings Sarl (società lussemburghese controllata da Macquarie) per un valore di 335 milioni.  

 

Da lì è stato avviato un lungo processo di riorganizzazione che ha portato la Hydro Dolomiti Energia a essere controllata al 100% da una subholding partecipata al 60% da Dolomiti Energia Holding Spa e al 40% da Meif4, fondo infrastrutturale gestito da Macquarie.

 

La transizione attuale riguarderebbe la quota di proprietà di Macquarie e potrebbero entrare in gioco altri fondi di investimento, anche se la stampa specializzata non esclude un'operazione più articolata che possa coinvolgere più player strategici. Complesso inoltre stabilire quanto possa valere il pacchetto con le prime stime di mercato che attestano il valore intorno ai 450 milioni. L'intera società potrebbe valere un miliardo.

 

A intervenire anche Davide Bassi. "Non è ancora chiaro chi potrebbero essere i compratori - dice l'ex rettore dell'Università di Trento - ma è evidente che un cambiamento di tale portata potrà avere un impatto significativo sul futuro energetico del Trentino. I lunghi periodi di siccità associati al riscaldamento globale aprono grosse incognite sul futuro del settore idroelettrico italiano, ma ci sono anche nuove opportunità legate al maggiore utilizzo di energia rinnovabili ad alto tasso di discontinuità produttiva, in particolare eolico e solare. Sarà interessante capire cosa succederà nel prossimo futuro e soprattutto vedere se il Governo provinciale si limiterà ad assistere alla partita con un ruolo da spettatore, magari mugugnando contro i 'poteri forti', oppure se saprà svolgere un ruolo da protagonista. Francamente non mi faccio molte illusioni". 

 

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