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Trento
01 marzo | 21:29

Pubblici esercizi, in Trentino crescono le imprese straniere: a Trento quasi un’attività su tre è gestita da non italiani. "Settore crea inclusione ma meno marginalità"

In Trentino, ma soprattutto nel capoluogo, aumenta la quota delle imprese straniere sia a livello generale che nel settore dei pubblici esercizi: per capirlo basta affidarsi ai dati, che abbiamo analizzato assieme all'Associazione Pubblici Esercizi del Trentino. Roman: "Settore che crea inclusione nei confronti dei cittadini stranieri, che vi si affacciano non per ragioni di opportunità o di sviluppo imprenditoriale ma perché percepiscono e vedono un rifugio occupazionale: si evince che la capacità del settore di creare marginalità può essere in calo e sicuramente su questo si deve intervenire"

TRENTO. In  provincia di Trento, ma soprattutto nel capoluogo, cresce la quota delle imprese straniere: questo sia a livello generale che nel settore dei pubblici esercizi. Il fenomeno si evince dai dati, analizzati da il Dolomiti insieme all'Associazione Pubblici Esercizi del Trentino. Il periodo di riferimento? Quadi quattro anni, dal 2021 al 2025.

 

Al netto di questa analisi, emerge anche un lieve calo del numero totale di imprese attive sul territorio provinciale, questo contestualmente all'aumento delle imprese straniere. Guardando alla città di Trento, a fronte di un numero che rimane pressoché stabile di attività, la percentuale di quelle che risultano intestate a cittadini stranieri è cresciuta considerevolmente, portandosi al 30 per cento del totale, quasi una su tre.

 

LA PROVINCIA DI TRENTO

Partendo dal territorio provinciale, i pubblici esercizi gestiti da imprenditori stranieri sono 517 su un totale di 2736, che in termini percentuali rappresenta quasi il 19 per cento. Per quanto riguarda il dato riferito esclusivamente ai bar, in totale le imprese sono 1217 di cui 195 gestite da stranieri, in percentuale il 16 per cento.

 

Fondamentale, per comprendere l'evoluzione del fenomeno dell'ingresso sempre maggiore di imprenditori stranieri in uno dei settori "cardine" dell'economia provinciale, ma anche nazionale, è prestare attenzione a come sono cambiate le cose negli ultimi anni.

 

Al 31 dicembre 2021, a fronte di 2792 pubblici esercizi attivi 431 erano gestiti da imprenditori stranieri (15 per cento); al 30 settembre 2025, su 2736 imprese la cifra si attestava invece a 517 (19 per cento). Si evince, a fronte di una leggera riduzione del numero delle imprese totali, un aumento di 4 punti percentuali per quanto riguarda le imprese straniere.

 

Per quanto riguarda invece i bar, in quasi 4 anni si è passati da 163 a 195 imprese straniere, con il totale che è calato da 1314 a 1217: la percentuale è aumentata quindi da poco più del 12 al 16 per cento. Anche in questo caso parliamo di una crescita di 4 punti percentuali.

 

IL COMUNE DI TRENTO

Ma se in provincia il quadro è questo, cosa succede in città a Trento? Su un totale di 535 pubblici esercizi attivi, 161 sono gestiti da stranieri: una percentuale del 30 per cento, di gran lunga superiore a quella provinciale. Per quanto riguarda solamente i bar cittadini, questi sono 230 e di questi 59 sono gestiti da stranieri, in poche parole 1 su 4.

 

E anche in città negli ultimi 4 anni la percentuale totale di imprese straniere è cresciuta: al 31 dicembre 2021 le imprese erano 539 (numero rimasto quasi stabile) e 133 erano intestate a stranieri, con la percentuale che è cresciuta quindi di 5 punti percentuali. Parlando dei bar, si è passati da 45 imprese straniere su 248 a 59 su 230, con la percentuale che è salita dal 18 al 25 per cento.

 

 

COME SI DEFINISCE UN'IMPRESA STRANIERA?

Per comprendere meglio i dati torna utile spiegare come avviene l'attribuzione della qualifica di impresa straniera sulla base della nazionalità dell'imprenditore: questa è immediata nel caso delle ditte individuali, mentre per società di persone e società di capitali si fa riferimento a imprese in cui la partecipazione di persone non nate in Italia risulta complessivamente superiore al 50 per cento, mediando le composizioni di quote di partecipazione e cariche attribuite.

 

L’Associazione fornisce un ulteriore dato: è tra le ditte individuali che si registra la più alta incidenza di imprese gestite da titolari di origine straniera.

 

UN SETTORE CHE CREA INCLUSIONE MA SEMPRE MENO MARGINALITÀ: INTERVISTA A FABIA ROMAN, PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE PUBBLICI ESERCIZI DEL TRENTINO

Alla luce di questi dati, che delineano un quadro ben chiaro, a fornire un'analisi di settore è la Presidente dell’Associazione Pubblici Esercizi del Trentino Fabia Roman che si concentra su due letture: una sociale ed una economica.

 

"I dati ci dicono - spiega - che il comparto dei pubblici esercizi è un settore che crea inclusione nei confronti dei cittadini stranieri e questo sicuramente è un aspetto positivo dal punto di vista sociale dal momento che consente alle persone di poter lavorare e di avere un reddito".

 

Al netto di quest'analisi sociale, c'è poi una lettura prettamente economica che fa trasparire alcune criticità, su tutte una: il settore dei pubblici esercizi sta diventando attrattivo per gli stranieri ma in termini di costi/opportunità si sta creando uno squilibrio.

 

Cosa vuol dire?

 

"Significa che i cittadini stranieri aggrediscono il comparto non per ragioni di opportunità o di sviluppo imprenditoriale ma perché percepiscono e vedono in questo settore un rifugio occupazionale accessibile e in grado di offrire maggior sicurezza. Questo è un dato sul quale riflettere perché questo comparto non dovrebbe essere inteso esclusivamente come bacino occupazionale, bensì come una palestra imprenditoriale in grado di offrire visibilità sulle prospettive di carriera".

 

A seguire una riflessione sulla capacità di creare marginalità del settore. "Se osserviamo che i pubblici esercizi stanno divenendo un settore 'rifugio' per persone che hanno aspettative in termini di risultato anche modeste – spiega – e che quindi si accontentano di quel poco che il settore può dare, si evince che la capacità del settore di creare marginalità può essere in calo e sicuramente su questo si deve intervenire".

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