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| 25 lug 2022 | 06:01

Crisi del lavoro, in val di Fassa manca personale e gli alberghi chiudono alcune stanze. Prandi: "Un'emergenza risolvibile solo facendo squadra"

Negli alberghi della val di Fassa non ci sono abbastanza dipendenti e le cause sono molte: chi possiede strutture a conduzione familiare si è rimboccato le maniche e cerca di fare da sé, mentre nei maxi hotel si chiudono quelle stanze delle quali il poco personale a disposizione non riesce a occuparsi

PASSO SAN PELLEGRINO. Manca forza lavoro, e a lanciare l’allarme sono le numerose strutture ricettive trentine (in particolare quelle della val di Fassa) che, in piena stagione estiva, si ritrovano ora a fare i conti con un numero di dipendenti non sufficiente per garantire tutti i servizi dedicati ai clienti.

 

Se da un lato ci sono infatti albergatori che con qualche accortezza (ma non senza fatica) sono riusciti quest’estate a aprire i propri alberghi a conduzione familiare contando sulle proprie forze, c’è chi invece, trovandosi a gestire strutture di dimensioni importanti, ha dovuto optare per la chiusura di alcune stanze o di interi piani del proprio hotel in risposta alla ormai dilagante carenza di personale: problema, quest’ultimo, che da qualche tempo costituisce una delle maggiori preoccupazioni dei professionisti del settore.

 

Un disagio che prepotentemente si sta facendo sentire anche nelle strutture ricettive della val di Fassa, zona popolata d’innumerevoli turisti e nondimeno di "alberghi, che attualmente lamentano la mancanza delle più svariate figure professionali", racconta a Il Dolomiti Patrizio Prandi, presidente dell’associazione albergatori di Moena e del Passo san Pellegrino e direttore dell’hotel Costabella: “Chi come noi possiede una struttura piccola a conduzione familiare lavora 28 ore al giorno, si sacrifica e cerca di tamponare le mancanze – dichiara riferendosi a un numero di dipendenti da qualche tempo insufficiente - cosa che invece nei maxi hotel non si può fare. È per questo che molti alberghi grandi quest’anno, pur di tenere aperto, hanno deciso di rinunciare a alcune camere lasciandole chiuse”. 

 

“Partiamo dal Covid - uno dei numerosi fattori che, secondo Prandi, hanno condotto all'emergenza attuale - che ha certamente cambiato tutto, comprese le prospettive lavorative: molti hanno infatti scelto di cercare un impiego continuativo con uno stipendio sicuro, abbandonando l’idea di contratti stagionali come quelli che offriamo in val di Fassa”. 

 

A sommarsi alla volontà di alcuni di cambiare mestiere, anche il comportamento “poco corretto di certe strutture che gestiscono gli alloggi per il personale in maniera poco professionale o che offrono stipendi non conformi alla mansione proposta”, aggiunge il direttore del Costabella. 

Motivo, quest’ultimo, che ha spinto probabilmente altri invece (ma non solo) a scegliere interessanti occasioni come il reddito di cittadinanza, allettante alternativa a lavori che, come quelli che abbracciano i settori della ristorazione e dell’hotellerie, “sono invece sacrificanti”. 

 

Prezzi sempre più elevati e tasse alle stelle, sono infine le ennesime ragioni di scoraggiamento per i gestori di alberghi e ristoranti i quali, se da un lato faticano a trovare dipendenti o professionisti, dall'altro devono rinunciarvi a priori per via degli insostenibili costi imposti dalla burocrazia. 

 

Per cambiare una situazione che ormai riguarda tutti gli alberghi, nessuno escluso, (o quantomeno quelli di competenza dell'associazione di Moena e del Passo San Pellegrino), è necessario secondo Prandi agire facendo squadra con le istituzioni: "La colpa non è dello Stato. I titolari delle attività, in primis, e lo dico in generale, devono capire che il personale è una risorsa e garantire ai dipendenti un trattamento degno su tutti i fronti. Dall’altra parte poi però non si può negare che se vogliamo risolvere il problema anche le istituzioni dovranno fare la loro, rivedendo le tassazioni (diminuendole) e introducendo magari agevolazioni per le assunzioni a lungo termine, oppure aiutando gli albergatori nella ricerca del personale attraverso uffici di collocamento specializzati".

 

L'attuale mancanza di forza lavoro (insieme alla chiusura di alcune stanze di alberghi) secondo il direttore del Costabella sarà un problema protagonista anche degli anni a venire, ma "non condurrà a un decremento del turismo. Il movimento c’è e le presenze anche – dichiara per l'appunto - non credo che l’affluenza di turisti verrà in qualche modo ostacolata da questi disagi. È anche vero però che i conti vanno fatti alla fine”, conclude. 

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