"Mappati quasi cinquanta itinerari accessibili a disabili e famiglie con bimbi piccoli": ad Auronzo le Dolomiti diventano "più inclusive"
Due giorni dedicati alle Dolomiti, per renderle "più accessibili". Giornate durante le quali sono stati mappati quasi cinquanta itinerari e siti accessibili anche a persone con mobilità ridotta, anziani e famiglie con bambini piccoli

BELLUNO. Due giorni dedicati al tema delle "Dolomiti accessibili", quelli che si sono recentemente conclusi ad Auronzo di Cadore, nella suggestiva foresta di Somadida. Un convegno organizzato dalla Fondazione Dolomiti Unesco, accanto alle associazioni di tutto l'arco dolomitico e ospitato da «La Gregoriana» (struttura gestita da Odar), in località Palus San Marco, che ha messo faccia a faccia differenti realtà, le quali si occupano di disabilità, accessibilità e inclusione.

«L’abbattimento delle barriere tra gli uomini e le nazioni è uno dei pilastri dell’Unesco fin dalla sua nascita – spiega infatti Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco - le barriere di cui parliamo oggi sono di natura diversa ma il significato del nostro impegno è lo stesso. La qualità dell’esperienza che tutti hanno il diritto di vivere sulle Dolomiti dipende dalla capacità di renderle accessibili, senza discriminazioni. Il concetto di accessibilità non si esaurisce tuttavia nella possibilità di fruire del bene ambientale in sé, ma deve includere una rete di servizi che accolga le persone con disabilità e le loro famiglie dall’arrivo nella località di destinazione fino alla loro partenza».
Odar, Assi onlus (Belluno), cooperativa indipendent L. di Merano, associazione Dolomiti Open, Sportfund onlus, SportAbili di Predazzo, Cortina senza confini, Cai Veneto, Comitato d’intesa tra le associazioni volontaristiche della Provincia di Belluno, fino a arrivare alla straordinaria testimonianza di Moreno Pesce, atleta amputato di un arto, che ha raccontato la conquista di diverse cime dolomitiche: queste, le realtà che hanno preso parte al convegno dedicato a delle Dolomiti "più inclusive".
Un evento nato dall'esperienza del progetto "Dolomiti accessibili", grazie al quale la Fondazione ha potuto fare rete con molte associazioni presenti per la mappatura di quasi cinquanta itinerari e siti accessibili anche a persone con mobilità ridotta, non solo disabili ma anche anziani e famiglie con bambini piccoli: "Il turismo accessibile è pronto per uscire dalla sua dimensione di nicchia e consegnare a tutto il territorio l’esigenza di allargare il concetto di offerta turistica in montagna - spiega Paolo Santesso, direttore dell'Odar - l’esigenza non è portare sempre più persone in vetta, ma valorizzare le moltissime esperienze che si possono fare anche a quote meno elevate".
Le innumerevoli esperienze di accessibilità e inclusione fornite dai partecipanti al convegno hanno per l'appunto consentito di mettere a fuoco il tema della mappatura delle barriere architettoniche nelle strutture ricettive e nelle località turistiche, nonché l’inclusione delle persone con disabilità cognitiva, il coinvolgimento delle comunità locali e del mondo imprenditoriale, il valore terapeutico della pratica sportiva e della frequentazione della montagna.
«C’è molto lavoro da fare per rendere le Dolomiti sempre più inclusive - conclude tuttavia Moreno Pesce - non è un percorso facile, come non lo è nessuno dei sentieri che percorrono le nostre montagne, ma non per questo ci scoraggiamo".












