Debutterà alle Olimpiadi (ma gli atleti sono in difficoltà) e le "pelli" sono in ascesa ma in Italia lo scialpinismo sulle piste è vietato: "Pagare uno skipass? Non sarei contrario"
La disciplina dello scialpinismo è complessa e non sono poche le contraddizioni tra filosofie di approccio diverse. E le Olimpiadi, per ora, frenano gli atleti con l'Italia che vanta tra i migliori atleti di skialp. L'intervista al trentino, campione del mondo nel 2017, Federico Nicolini

TRENTO. E' un controsenso praticamente italiano. Lo scialpinismo prepara il debutto alle Olimpiadi 2026, quelle di Milano Cortina (con Trentino e Alto Adige) e l'Italia può giocare un ruolo di primissimo piano perché presenta tra i migliori interpreti della disciplina ma questo sport è sostanzialmente vietato. Guai, infatti, a risalire le piste da sci durante l'apertura delle seggiovie, ancora peggio (e pericoloso) a impianti chiusi. Si deve ricorrere al fuoripista ma questo può ridurre i praticanti, soprattutto in periodi come questo di precipitazioni nevose non abbondanti. E' un'attività comunque in continua espansione ma che soffre in realtà sul fronte agonistico proprio, sembra strano, per l'ingresso nei Giochi a cinque cerchi con il Cio più veloce del governo nazionale. La materia è insomma complessa e non poche sono le contraddizioni.
"Il movimento è in crescita, in particolare come touring ma è un po' in crisi il settore agonistico a causa nell'inserimento della disciplina alle prossime Olimpiadi". A dirlo a il Dolomiti è Federico Nicolini, specialista della vertical race e grande campione di skialp nato a Trento e residente a Molveno (figlio d'arte del grande pioniere dello sci fuoripista, Franco Nicolini, scialpinista pluripremiato e guida alpina). "Un'altra difficoltà è legato alla legge. Sono un atleta di coppa del mondo ma mi è preclusa una preparazione serena. La norma non permetterebbe di praticarlo in pista però con un inverno fino a questo momento poco nevoso diventerebbe quasi una necessità per gli allenamenti. Ma si rischiano le multe e può essere pericoloso in orario serale perché c'è la preparazione dei tracciati".
Reduce dal terzo posto tricolore al vertical in valle Aurina, il campione del mondo espoir della individual race nel 2017 e più volte campione italiano racconta le difficoltà nel praticare questa disciplina, anche ai massimi livelli. Ma anche come l'inserimento nel calendario olimpico, con le discipline speed e staffetta, abbia ripercussioni per certi aspetti negativi sul settore agonistico e della ricerca della performance.
"Il format speed e staffetta è piuttosto recente e il Cio ha scelto queste discipline perché probabilmente è più televisivo e spettacolare. Ma la nostra generazione di atleti ha sempre puntato sul campo aperto, sul tracciato tecnico e sulla salita/discesa", spiega Nicolini. "Con queste novità i campionati italiani, la coppa Italia e la coppa del Mondo si adegua alla nuova programmazione con gare molto brevi. Anche gli amatori faticano a spostarsi tanti chilometri per manifestazioni che durano 3 minuti. Fortunatamente resistono le grandi classiche, come il Sellaronda, e come atleti speriamo che questo sia un momento di difficoltà passeggero e di assestamento o che ci possano essere cambiamenti in vista dell'appuntamento di Milano Cortina".
E' inutile negare che lo skialp sia in forte ascesa ormai da anni e questa è tra le ragioni dell'approdo alle Olimpiadi, che possono essere una vetrina formidabile per trainare il settore. Un segmento uscito ulteriormente rafforzato dalla chiusura degli impianti con la diffusione dell'epidemia Covid e il lockdown degli impianti. Funivie e seggiovie bloccate non avevano però fermato gli amanti della montagna e degli sport invernali, tanto che i negozi avevano registrato incrementi a tripla cifra per determinate categorie merceologiche.
Sport dispendioso e affascinante, lo scialpinismo non è per tutti e molto dipendente anche dal tracciato che viene scelto dallo sportivo. Un fuoripista, quindi privilegiando la neve fresca, riduce il bacino potenziale di fruitori. E' una pratica consentita con l'obbligo di dotarsi di Artva, sonda e pala per agevolare i soccorsi in caso di valanghe. A oggi è spesso praticata ma nei fatti vietata, la risalita delle piste con le pelli dei comprensori, attività leggermente più abbordabile per la battitura delle aree.
Nell'epoca della crisi climatica, se la neve è poca per le piste (e le stazioni sciistiche sfruttano l'innevamento programmato), diventa pochissima fuoripista. "Ci si deve spostare molto in quota, conoscere molto bene i posti, informarsi scrupolosamente e avere ancora più preparazione", evidenzia Nicolini. "Questo può rappresentare un ostacolo e non incentivare questa disciplina veramente affascinante che interessa sempre più amanti della montagna".
E anche il Trentino in questo caso specifico non sembra trovare sbocchi. Attualmente non è stata definita una soluzione per superare gli impedimenti giuridici che impediscono la pratica dello scialpinismo su pista. La legge conferma che la risalita delle piste con gli sci ai piedi è 'normalmente vietata' e che le risalite possono essere ammesse solo previa autorizzazione del gestore dell'area sciabile attrezzata.
Anche se si volesse far leva sull'autonomia e sulla capacità gestionale, effettivamente i margini di manovra per la Provincia appaiono particolarmente ridotti sul punto e ben si può comprendere la prudenza di piazza Dante nel compiere forzature o passi troppo lunghi. In molte zone lo scialpinismo viene praticato, contro la legge, sulle aree del demanio sciabile a piste chiuse e durante il servizio di battitura con il rischio di trovarsi coinvolti in un incidente grave e magari ferire o peggio ancora un'altra persona.
Una soluzione potrebbe arrivare dalle società impianti ma gli spiragli sono pochi. Si potrebbero ritardare le operazioni di battitura ma questo significherebbe rivedere tempi, organizzazioni e anche costi. E' poi soprattutto un discorso di responsabilità. Un esempio della difficoltà (e anche un po' delle contraddizioni) di compiere un passo in avanti sulla "legalizzazione" sullo scialpinismo si può vedere sul Bondone. Il Comune ha investito 30 mila euro per una nuova manifestazione per far "scoprire" la montagna del capoluogo, tante attività ma con fulcro lo scialpinismo sulle piste anche se ci sarebbero già tre tracciati più o meno pronti, proposti ancora da Dario Maestranzi, allora delegato all'Alpe di Trento nella Giunta Andreatta, che faticano a vedere la luce. Si è optato, per il momento, per un altro tracciato ben lavorato ma esterno all'area sciabile.
Ai nastri di partenza sul Bondone c'era pure Nicolini che ha chiuso in seconda posizione. "Sono sufficienti un paio di metri a bordo di una pista in ogni comprensorio per sistemare tutto. La maggior parte delle persone ricorrerebbe, infatti, a tracciati predisposti e segnalati con il rispetto delle regole. Ci potrebbero essere diverse soluzioni da valutare per agevolare gli scialpinisti".
Si entra poi nel campo della filosofia tra i contrari agli impianti per una montagna libera e chi invece non si "scandalizzerebbe" di salire a vista seggiovie ma forse ci potrebbe essere un beneficio economico. "Frequentiamo i rifugi, qualcuno noleggia l'attrezzatura o richiede un maestro per avvicinarsi alla disciplina. E sarei disposto a pagare uno skipass giornaliero, settimanale o stagionale. E sono convinto che quasi tutti i praticanti sarebbero interessanti all'acquisto di un ticket a fronte di un servizio. Solo in Italia c'è questa legge che andrebbe rivista per valorizzare la montagna", conclude Nicolini.












