Contenuto sponsorizzato
Belluno
21 marzo | 18:31

"Ho trasformato il fienile di famiglia nel mio laboratorio", storia del 27enne Massimo Campedel, arrotino e coltellinaio in un borgo di 10 abitanti

Dietro a un coltello si cela un mondo intero, fatto di duro lavoro ma anche di storia e tradizione. Quelle che il giovane Massimo ha scelto di portare avanti e di continuare a raccontare, attraverso oggetti realizzati artigianalmente nel vecchio fienile di famiglia, trasformato in uno straordinario laboratorio

GOSALDO. La passione per l'arte, la musica e i coltelli, poi un brutto incidente e la voglia di riscattarsi, imboccando una nuova strada. È la storia di Massimo Campedel, che ha deciso di avviare la propria attività, figlia di un'antica passione, in un borgo di 10 abitanti. Dopo aver ristrutturato il vecchio fienile di famiglia, il giovane coltellinaio e arrotino ha iniziato a lavorci all'interno, proprio come si faceva un tempo, tenendo in vita un mestiere artigiano altrimenti condannato all'estinzione.

 

"La passione per i coltelli e gli strumenti taglienti mi accompagna da tutta la vita - esordisce Massimo a Il Dolomiti -. Insieme, ho coltivato anche l'amore per l'arte e per la musica, studiando al liceo artistico e imparando a suonare differenti strumenti", in 'testa' a tutti il pianoforte. "Mentre spaccavo la legna, qualche anno fa, ho tuttavia avuto un terribile incidente - rivela il 27enne -. Ho perso il mignolo di una mano, fatto che ha inevitabilmente segnato la mia carriera di pianista", tristemente interrotta

 

"Non riuscivo più a suonare come prima - prosegue -. Farlo, era diventato più faticoso e ho scelto quindi di accantonare quella mia passione, continuando a coltivare invece quella per i coltelli, che avevo iniziato a fabbricare da me nel garage di casa ai tempi del liceo, con strumenti rudimentali". Dopo il diploma di maturità, Massimo ha deciso di intraprendere una nuova avventura, approdando a Firenze "per ampliare le mie conoscenze artistiche, diplomandomi, dopo 3 anni di percorso, in restauro di dipinti su tela e tavola".

 

Un mondo nuovo, tanto sbalorditivo quanto affascinante, colmo di preziose nozioni che il 27enne di Lambroi ha infine deciso di applicare, per quanto possibile, al mondo dei coltelli e degli strumenti da taglio: "A Firenze, durante i miei studi, ho scoperto una realtà straordinaria, che permette di prendere in mano quelle opere che fino a poco prima avevo semplicemente osservato nei libri di testo. Finita la triennale parauniversitaria avevo capito però che a livello lavorativo non ci fossero possibilità e ho quindi deciso di reinventarmi, puntando tutto sulla più 'antica' delle mie passioni".

È nata così l'idea di diventare coltellinaio e arrotino, facendolo nel suo paesino natale, in cui vivono appena 10 abitanti: "Ho ristrutturato il fienile di famiglia, trasformandolo in un laboratorio simile a quelli antichi, con forgia, incudine e mola. La mia attività è partita ufficialmente 3 anni fa, quando ho deciso di mettermi in gioco iniziando a vendere coltelli realizzati da me dalla 'A' alla 'Z', puntando non soltanto sulla bellezza del manico ma anche sulla lama". 

 

Cruciale è stato per il giovane il periodo a Firenze "che mi ha insegnato tantissimo: in primis, a contestualizzare sempre tutto e a comprendere che dietro a ogni oggetto si cela un racconto degno d'essere raccontato, cosa che tengo sempre a fare con i miei clienti". Nel laboratorio, fra strumenti antichi, tenacia e tanta forza di volontà, si fanno spazio lame di ogni tipo, da quelle da cucina ai coltelli da 'outdoor', tra le quali anche "la tipica britola, un coltello tradizionale da taschino che si rifà a influenze balcaniche, caratterizzato un tempo da simboli apotropaici molto antichi incisi per allontanare il maligno". 

"Insomma, questo per dire che anche dietro a un semplice coltello si possa celare un universo intero - fa notare -. Quanto studiato mi è servito nel tempo anche a livello pratico, come alcune tecniche pittoriche che, in qualche modo, sono riuscito ad applicare al mondo della coltelleria. In antichità non esisteva la colla 'vinavil': si mescolava la calce idrata con il 'formaggio' (caseina ndr) dando così vita ad una colla fortissima (caseinato di calcio ndr), molto più performante, appunto, della vinavil, nonché prodotto atossico e super ecologico che anche io impiego tutt'oggi nelle mie creazioni". 

Per realizzare un coltello 'base', Massimo impiega almeno una giornata: una fatica ripagata da tante soddisfazioni, date non soltanto da clienti che arrivano da ogni dove a Lambroi per conoscere il coltellinaio e le sue creazioni ma anche da lavori su commissione davvero speciali: "Lo scorso anno sono stato contattato dalla ditta Monetti group che mi ha chiesto di realizzare 3mila chiodi forgiati a mano. Mi ero detto disponibile senza sapere che fine avrebbero fatto le mie creazioni, scoprendo poi che sarebbero stati impiegati nel restauro della cupola della Basilica di san Marco - conclude il 27enne -. Una grande sorpresa e gioia sapere che oggi in quella cupola c'è un qualcosa di 'mio'. Tornassi indietro sceglierei sempre questa strada, fatta anche di difficoltà, ma indubbiamente caratterizzata dalla consapevolezza che sto facendo ciò che davvero amo".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 13 luglio | 16:42
Gian Pietro F., 74enne di Conegliano, è stato rinvenuto senza vita nel primo pomeriggio di oggi - lunedì 13 luglio - vicino al vecchio sentiero [...]
Cronaca
| 13 luglio | 16:21
L'incendio si è sviluppato nel primo pomeriggio di oggi - lunedì 13 luglio - vicino al lago di Toblino, all'interno del territorio comunale di [...]
Montagna
| 13 luglio | 15:33
Dopo il nostro articolo sulla richiesta di abbattimento di due lupi avanzata in Regione dalla cooperativa Fardjma dell’Alpago, il presidente Tona [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato