Storia di un agriturismo con 3 tavoli in un borgo di 5 abitanti: "Ci si siede tutti insieme, si chiacchiera e si assaggiano piatti fatti in casa"
Matteo Monestier sta portando avanti l'attività di famiglia in un borgo 'dolomitico' di appena cinque anime, riscuotendo enorme successo: "Passo dalla cucina alla sala per servire e mi accomodo infine accanto ai commensali per raccontare i miei piatti"

GOSALDO. Mettersi in gioco, anche e soprattutto quando la sfida si fa dura, con la volontà non soltanto di provarci ma anche di permettere a una realtà di famiglia di continuare a vivere. È la storia di Matteo Monestier e del suo agriturismo "La Busca", che affonda ormai profonde radici a Lambroi, una frazione di appena cinque abitanti nel Comune di Gosaldo, nel Bellunese.
Tutto è nato da mamma Daniela e papà Florestano, "che avevano avviato l'attività nel 1997", esordisce Matteo a Il Dolomiti. Dopo varie esperienze nell'ambito della ristorazione, come cuoco, Monestier ha deciso nel 2004 di tornare a casa "dopo che mio padre mi aveva confessato che per lui era giunta l'ora della pensione - ricorda -. Mi aveva chiesto se fossi stato interessato a portare avanti l'azienda agricola. Altrimenti, avrebbero chiuso i battenti".
Una realtà che sorge in un 'borgo' di montagna "a 700 metri di altitudine, al confine con il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi - prosegue il cuoco -. Una zona in cui fino a qualche anno fa non c'era turismo: allora, la valle era praticamente disabitata e ciò rendeva quindi più difficoltoso portare avanti un'attività come un ristorante. Ciononostante, ho deciso di mettermi in gioco: mi sembrava brutto, avendone la possibilità, non provarci".
Stringendo a sé le conoscenze collezionate durante le varie esperienze lavorative, Matteo ha così preso in mano "La Busca", i suoi animali da cortile e l'orto: "Abbiamo galli e galline, oche, faraone e conigli, che vengono poi macellati e proposti nel menù del ristorante - spiega -. Nonché 4 asini e un cavallo che sono invece parte della famiglia. Oltre agli animali abbiamo anche un orticello con zucchine, zucche, biete da taglio, rucola, erbe aromatiche, cipolle, patate, fagiolini e rape rosse: le uniche verdure che possiamo coltivare con successo, giacché ci troviamo in una zona montana".
"Tutto ciò che non riesco a produrre da me, lo acquisto da aziende agricole locali - specifica Monestier -. L'agriturismo non propone un menù alla carta, proprio perché basato su prodotti di stagione e, oltretutto, perché in cucina sono da solo (mentre in sala c'è una cameriera ndr), anche se una mano dai miei genitori o mio fratello non è mai mancata". "La Busca" propone quindi un menù degustazione già pronto "così chi arriva qui non deve preoccuparsi di scegliere cosa mangiare e può assaggiare un po' tutto".
Si parte dagli antipasti e si passa a primi e secondi, arrivando al dolce e "alle grappe che aromatizzo io stesso con salvia, genziana, cumino, primule o frutti di bosco. I posti a sedere sono 20 in tutto per un totale di tre tavoli: questo per dire che, se si viene qui in due, sicuramente ci si ritroverà seduti accanto a qualcun altro, ottima occasione per conoscersi e scambiare due chiacchiere".
I pranzi e le cene nell'agriturismo di Monestier "vengono proposti in un turno unico: si arriva tutti più o meno alla stessa ora, ci si siede insieme e si parte con il menù", con Matteo che passa dalla cucina alla sala per servire (con l'aiuto di una dipendente, che in alta stagione diventano due ndr) e che infine si accomoda accanto ai commensali per raccontare i suoi piatti.
"D'estate, aggiungendo i tavoli fuori i posti a sedere diventano 30 - conclude il titolare dell'attività -. Un'atmosfera amichevole e familiare, la nostra, così come l'avevano 'pensata' i miei genitori. Alla gente, tutto questo, pare piacere, tanto che non ho mai dovuto fare pubblicità al locale, conosciuto dai più semplicemente grazie al passaparola". Una sfida, che pare essersi tramutata in grandissimo successo.












